fbpx Muscoli come fonte di calore | Page 2 | Scienza in rete

Muscoli come fonte di calore

Read time: 2 mins

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine, i muscoli potrebbero svolgere  un ruolo chiave nella regolazione della termogenesi a lungo termine. I mammiferi utilizzano i muscoli per generare calore se esposti al freddo, ma questa tipo di risposta può avvenire solo su brevi periodi. 

Per stress termogenici di lunga durata fanno affidamento sul tessuto adiposo bruno (BAT), che utilizza gli acidi grassi per la produzione di calore. Recenti studi inoltre hanno messo in evidenza che la stimolazione dell’attività termogenetica dell’organismo attraverso la manipolazione della funzionalità del BAT, potrebbe portare a un aumento della spesa energetica e quindi a una riduzione di peso. Muthu Periasamy dell’ Ohio State University  ha dimostrato invece che anche i muscoli svolgono un ruolo determinante nella termogenesi a lungo termine.                      

Per arrivare a questa scoperta, gli scienziati hanno studiato la sarcolipina, una piccola proteina muscolare di membrana che modula la funzione della pompa del calcio Ca-ATPasi anche quando i livelli di calcio intracellulare risultano elevati.

La regolazione continua provoca un conseguente uso di ATP, questo  processo porta alla produzione di calore da parte del muscolo.

Quando a topi privi di sarcolipina viene rimosso chirurgicamente  il tessuto adiposo bruno, muoiono per ipotermia se esposti lungamente a basse temperature. Al contrario, topi con livelli normali di questa proteina ma privi di BAT, riescono a sopravvivere riuscendo a mantenere ottimale la propria temperatura corporea.
Anche se lo studio è stato effettuato solo nei topi e BAT non era stato inibito geneticamente, gli autori suggeriscono che il muscolo è importante quanto  BAT nella regolazione della termogenesi. Questi risultati potrebbero essere utilizzati per altri tipi di ricerche, come ad esempio gli studi di targeting dell’ obesità.

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.