Cari Amici, sin dal primo annuncio
della mia nomina a Presidente del CNR ho iniziato a ricevere messaggi
di auguri e attestati di stima. Mi hanno particolarmente
colpito quelli provenienti dalla comunità scientifica e dai giovani
ricercatori precari. Il livello di aspettativa
e di attenzione è decisamente alto, forse anche troppo, rispetto
alle reali possibilità del ruolo oltre che personali. Dal canto mio, sono ben
consapevole delle difficoltà del mandato e dei suoi limiti, così
come dei problemi del CNR e più in generale della ricerca nel nostro
Paese. Ma sono ottimista e
fiducioso. La mobilitazione di
entusiasmi e credito espressi può diventare patrimonio comune con il
quale costruire una più solidale e presente comunità scientifica
sui territori e nelle istituzioni. I laboratori vanno
aperti, liberati dai vincoli di burocrazie miopi e mortificanti.
Va riscoperto il piacere
di fare e far fare ricerca, di condividerla, confutarla, migliorarla.
Ma soprattutto di sceglierla come attività lavorativa, possibile e
qualificante, perché socialmente riconosciuta e apprezzata, e non
mortificata dalle precarietà, dai tempi dilatati per le
stabilizzazioni, da contratti risicati e risibili per importo
economico, da fondi insufficienti e apparecchiature obsolete.
Creatività e vocazione
da sole non possono più bastare, occorre altro. E di questo altro deve
farsi carico l’intera collettività comprendendo che la Scienza è
una delle forme più inclusive di solidarietà che l’umanità possa
esprimere. Per questo sarà
necessario fare rete e usare tutte le nuove e possibili forme di
comunicazione per rendere sempre più familiare e prossima la
Scienza, soprattutto ai non addetti ai lavori. Riducendo le distanze
impareremo a conoscerci e farci conoscere, e questo potrà aiutarci
anche a cambiare in meglio. Ma occorre sapersi
incontrare e comprendersi.
Purtroppo, proprio in
questo campo, registriamo luoghi comuni e ritardi sanati in parte
solo grazie alle capacità comunicative e creative di singoli
ricercatori. Ma se davvero si vuole
essere incisivi occorrerà agire come sistema e saper valorizzare e
capitalizzare tutte le migliori esperienze. Confido nel prezioso
aiuto di Scienza in rete che nel corso di questi anni è
diventata una vetrina e un riferimento importante, non solo per il
Gruppo 2003 e il suo numeroso seguito, ma anche per tanti cittadini.
CNR: riscopriamo il piacere di fare ricerca
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Biliardini nella Striscia di Gaza

Durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Campos Ramírez, combattente per la Repubblica, pensò che il biliardino avrebbe potuto aiutare i tanti bambini che avevano perso le gambe a continuare a giocare a calcio. L’impatto delle amputazioni causate dai conflitti è drammatico e richiede risorse tecnologiche e disponibilità di personale difficili da trovare. La Striscia di Gaza è il territorio con il più alto numero di bambini e bambine amputati. Ma nessuno pensa ai biliardini.
L'assistenza specialistica in contesti di crisi umanitaria è difficile da garantire e molto impegnativa. Ostacoli nell'accesso alle cure possono persistere per molto tempo. La situazione nella Striscia di Gaza è esemplare a tale proposito: dal 2006, il blocco israeliano limita gli spostamenti all’interno e attraverso i punti di ingresso, spingendo il sistema sanitario locale al collasso per la carenza di farmaci essenziali, di attrezzature e di personale sanitario, negando spesso ai pazienti i permessi necessari per cercare cure salvavita all'estero.