fbpx La musica che ci distrae | Page 2 | Scienza in rete

La musica che ci distrae

Read time: 1 min

Chi l'avrebbe mai detto che la musica è fonte di distrazione? Ad affermarlo sono i ricercatori della University of Wales - Institute of Cardiff, in uno studio pubblicato dalla rivista Applied Cognitive Psychology.

In passato abbiamo sentito spesso parlare di ricerche che sostenevano il beneficio della musica nell'attività cerebrale. Queste però potrebbero essere smentite dal nuovo studio dei ricercatori gallesi. Essi infatti sostengono che l'ascolto di qualsiasi genere di musica causi una riduzione della concentrazione e quindi del rendimento lavorativo.

A questa conclusione si è giunti dopo diversi esperimenti in cui alcuni volontari sono stati sottoposti a test cognitivi in differenti ambienti. Un ambiente era totalmente silenzioso, uno con la musica preferita dalla persona sottoposta al test, uno con musica non gradita e infine uno con sottofondo non musicale come per esempio il traffico stradale. Secondo gli autori dello studio, l'ascolto della musica ha ridotto le performance cognitive rispetto a quelle ottenute in ambiente silenzioso. 

Applied Cognitive Psychology, 2010; DOI: 10.1002/acp.1731

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Psicologia

prossimo articolo

Chi controlla gli oceani? La battaglia per le boe del clima

foto dell oceano pacifico

Mentre un nuovo episodio di El Niño prende forma nel Pacifico tropicale, negli Stati Uniti si è consumato uno scontro politico attorno alla rete di boe oceanografiche che monitora correnti, temperature e salinità degli oceani. I dati raccolti sono fondamentali per studiare fenomeni come l'AMOC, prevedere eventi estremi e valutare gli effetti del riscaldamento globale. Il Senato ha fermato in extremis lo smantellamento voluto dall'amministrazione Trump.

Mentre un nuovo ciclo di El Niño sta iniziando, la comunità scientifica si chiede quale sarà la sua intensità in un mondo con gli oceani sempre più caldi. 


Anomalie delle temperature del Pacifico nella zona equatoriale collegate al fenomeno El Niño, l'8 giugno 2026. Crediti: NASA Earth Observatory/Lauren Dauphin