fbpx Dinosauro dalle corna giganti | Page 27 | Scienza in rete

Dinosauro dalle corna giganti

Read time: 1 min

Coahuilaceratops magnacuerna è il curioso nome del dinosauro da poco scoperto in Messico. La caratteristica dell’insolito animale è la presenza di una grande coppia di corna della lunghezza di circa 2 metri. I dettagli del ritrovamento, ad opera di un gruppo di paleontologi statunitensi, verranno pubblicati nel volume intitolato “New perspectives on Horned Dinosaurs”, edito dalla Indiana University (Stati Uniti).

Il dinosauro, della lunghezza di circa sei metri e mezzo e alto ben due metri, rappresenta uno dei più massicci erbivori appartenenti al suo ecosistema. I resti, databili a circa 72 milioni di anni fa, sembrerebbero quelli di un individuo adulto al momento della morte. Le grosse corna, secondo gli studiosi, servivano al Coahuilaceratops come richiamo per la riproduzione e per combattere contro animali della stessa specie.

Sino ad oggi la storia dei dinosauri nell’area dell’attuale Messico è sempre stata povera di reperti e informazioni. Attraverso la scoperta del Coahuilaceratops magnacuerna i paleontologi sono riusciti a colmare quel vuoto di conoscenza dell’era del Tardo Cretaceo. Una scoperta che a detta degli esperti potrebbe anche riscrivere la storia dei dinosauri nell'America nord occidentale.

 http://www.unews.utah.edu/p/?r=052510-1

Autori: 
Sezioni: 
PALEONTOLOGIA

prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.