fbpx Le nanotecnologie contro il tumore al colon retto | Page 11 | Scienza in rete

Le nanotecnologie contro il tumore al colon retto

Read time: 3 mins

Una nuova terapia per il tumore al colon-retto sarà sperimentata nell'arco dei prossimi 3 - 5 anni grazie all'accordo firmato da IIT-Istituto Italiano di Tecnologia e Ospedale Galliera di Genova, che prevede vari progetti, fra cui lo sviluppo di un programma di medicina personalizzata, che coniuga nanotecnologie, genetica e scienza dei farmaci

Nei Paesi occidentali il tumore del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza e mortalità , dopo quello della mammella nella donna e il terzo dopo quello del polmone e della prostata nell'uomo. Il 55% dei casi si ha nei paesi industrializzati. Lo sviluppo di nuove terapie efficaci è il focus su cui l’attuale oncologia medica si sta concentrando, mettendo in campo la ricerca d’avanguardia nel campo delle nanotecnologie e del rilascio intelligente di farmaci (drug delivery).
L’accordo tra i due Istituti genovesi prevede l’identificazione di terapie personalizzate, dove il rilascio del farmaco direttamente sul tessuto tumorale è definito nei tempi, quantità e tipologia in base al profilo genetico del paziente.

Nel laboratorio di Paolo Decuzzi all’IIT si costruiscono nanoparticelle di materiale polimerico biodegradabile che avranno il compito di agire da navicelle su cui caricare più molecole di farmaco antitumorale e rilasciarle direttamente sul tessuto malato. La collaborazione con il Galliera permetterà di perfezionare tali nanoparticelle, in modo che siano “personalizzate” sul profilo del paziente.
Il tumore, infatti, differisce da paziente a paziente sia per le differenze genetiche degli individui, sia per le caratteristiche specifiche del singolo tratto intestinale, cioè architettura vascolare e tissutale. I ricercatori, quindi, svilupperanno modelli pre-clinici che replicano le caratteristiche specifiche di ciascun malato e vi testeranno l’efficacia dei vettori nanotecnologici.

“Questo approccio è molto potente perchè permetterà di identificare per ogni singolo paziente la tipologia di particella e la combinazione farmacologica che con più alta probabilità porterà alla remissione della malattia” spiega il prof. Paolo Decuzzi dell’Istituto Italiano di Tecnologia. “A regime, saremo in grado di realizzare il modello pre-clinico paziente specifico in qualche settimana, testare le varie combinazioni sul modello pre-clinico, ed infine somministrare al paziente solo la soluzione più efficacie”.

Inoltre, grazie all’esperienza maturata nella S. C. Oncologia medica del Galliera di Andrea De Censi, la terapia farmacologica per il tumore colon-retto sarà per la prima volta di tipo combinatoriale, ovvero saranno due i farmaci rilasciati dalle nanoparticelle: uno che blocca il tumore e l’altro che allieva gli stati infiammatori corresponsabili della proliferazione tumorale.

”Un nuovo esempio di medicina di precisione dove, ai classici farmaci fino ad ora utilizzati, si associa l'uso di integratori di origine vegetale che, attraverso le nanoparticelle possono essere somministrati in dosi altissime sfruttandone l'effetto sinergico” sottolinea il prof Andrea De Censi dell’Ospedale Galliera. “Alcuni esempi possono essere portati da composti quali aspirina, curcumina e mirtillo che esercitano una potente azione antinfiammatoria e che a dosi elevate possono dare una risposta anti-tumorale. In questo modo inoltre, abbiamo la possibilità di aumentare l'attività della terapia tradizionale, la chemioterapia, riducendone gli effetti collaterali”.

Il progetto ha l’obiettivo di arrivare nel breve termine all’identificazione di terapie anti-tumorali personalizzate, specifiche per le neoplasie al colon-retto, e inserirle nella sperimentazione clinica, osservandone l’efficacia.

Sezioni: 
IIT- Ospedale Galliera

prossimo articolo

Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

virus Nipah al microscopio

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.

In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.