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Il cittadino contadino e gli orti urbani

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Gli orti prendono sempre più quota, come mostrano gli indicatori ISTAT del verde urbano [1]. Nella relazione dell’istituto pubblicata a luglio del 2014 e relativa al 2013 [2] si legge che gli orti urbani “pesano mediamente per lo 0,6% sul verde urbano” – equivalente a circa 3,3 milioni di m2 – “e trovano la più ampia estensione a Torino (quasi 2 milioni di m2 complessivamente destinati)”. Nel triennio 2011-2013 le amministrazioni comunali che li hanno attivati sono passate da 44 a 57 [1]. Non mancano “forti polarizzazioni regionali: quasi l’81% delle città del Nord (oltre che a Torino, superfici consistenti sono dedicate a Bologna e Parma, entrambe intorno ai 155 mila m2), meno di due città su tre al Centro, mentre nel Mezzogiorno sono presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro” [3].

La procedura di affidamento dell’ orto al cittadino è piuttosto semplice: il bando per l’assegnazione è spesso pubblicato online; si fa domanda e se si è fortunati, si ottengono i propri metri quadrati. "La formulazione delle concessioni come anche la gestione degli orti è piuttosto variegata» spiega Sabrina Diamanti, forestale, attualmente consigliere nazionale e coordinatrice del Dipartimento del Consiglio Nazionale di Paesaggio, Pianificazione dei sistemi del verde. «L’associazione Italia Nostra ha provato a uniformare il panorama italiano stilando delle linee guida, ma solo alcuni Comuni», nel sito dell'associazione se ne contano 24, «per ora hanno aderito» aggiunge Diamanti. 

Questi orti, seppure di dimensione quasi irrilevante rispetto alla totalità del verde, costituiscono uno strumento di sviluppo sociale locale e di riqualificazione territoriale. Come scrive l’ISTAT nella sua relazione [3], «oltre al valore ambientale, sociale e didattico, la loro promozione contribuisce a preservare dall’abbandono e dal degrado le aree verdi interstiziali rispetto alle superfici edificate».

Perché gli orti continuino a essere di beneficio per il singolo e per l’intera collettività, prosegue l’esperta forestale, «sarebbe necessario che i Comuni svolgessero un’attività formativa per gli utenti su come si gestisce un orto, senza nuocere alla propria salute e a quella dei vicini». Infatti, non esistendo forme di controllo, è fondamentale che il cittadino capisca, ad esempio, l’importanza di non usare sostanze potenzialmente dannose, quali i pesticidi, e impari ad avvalersi di metodi alternativi. 

Bibliografia e approfondimenti 

[1] ISTAT, Anno 2011 – Verde urbano, Report statistiche, 4 aprile 2013
[2] ISTAT, Anno 2013 – Qualità dell’ambiente urbano, Report statistiche, 22 luglio 2014
[3] ISTAT, Anno 2013 – Ambiente urbano: gestione eco compatibile e smartness, 5 dicembre 2014
[4] Italia Nostra, Orti Urbani, progetto nazionale
[5] M. Baldo, Cos’è un orto, sul blog miraorti.com, luglio 2012
[6] Agricoltura urbana, Atlante, Internazionale 1073, 17 ottobre 2014


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virus Nipah al microscopio

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