Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia - Intervento di Tommaso Maccacaro
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Intervento di Tommaso Maccacaro, in occasione del “Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Intervento di Tommaso Maccacaro
in occasione del
“Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Milano, 10 settembre 2010 Corriere della Sera – Aula Montanelli
L’AGENZIA ITALIANA PER LA RICERCA SCIENTIFICA
Credo sia ampiamente condiviso che da anni perdura un drammatico stato di crisi di Università e ricerca e che vadano colte tutte le occasioni idonee a stimolare quel cambiamento che si fa sempre più urgente. E questa di oggi è – ci auguriamo tutti – una di queste occasioni, visti i ruoli e le responsabilità ricoperte dalle persone che siedono intorno al tavolo. I vari indicatori europei, che si tratti dei dati dello European Research Council o altro, mostrano che il nostro sistema è attualmente perdente e che solo in alcune aree mantiene ancora, pur con crescenti difficoltà, competitività scientifica ed eccellenza internazionale. Il grimaldello con cui scardinare il sistema perverso che si è andato consolidando è indubbiamente l’adozione di un sistema di valutazione meritocratica serio e trasparente e il suo utilizzo per qualsiasi forma di distribuzione delle risorse, umane e materiali. Ben venga una riforma universitaria che favorisca la cultura della meritocrazia, ben venga una cabina di regia coordinata che sia in grado di definire priorità e distribuire finanziamenti in maniera trasparente e affidabile e che consenta ai ricercatori di programmare il loro lavoro su base pluriennale. Ben vengano l’ANVUR (che è stata istituita) e l’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, che dovrebbe diventare la nostra prossima priorità e che è illustrata nel documento preparato da Garattini. Ma forse anche queste Agenzie da sole non bastano. Serve anche sburocratizzare gli Enti di Ricerca e renderli
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strumenti agili ed efficienti per lo sviluppo del Paese, liberandoli da lacci e lacciuoli che ne limitano e mortificano l’operato. Penso in particolare agli Enti di Ricerca vigilati del MIUR, parlo del CNR, dell’INFN, dell’INAF, dell’INGV, etc.; parlo di oltre 10.000 addetti e di un budget complessivo che per il solo fondo di funzionamento ordinario ammonta a quasi due miliardi di euro. Questi Enti sono quelli per cui si è appena conclusa la prima fase di riordino, quella dell’autonomia statutaria. Lodevole nelle intenzioni, è stata purtroppo un’occasione forzatamente mancata per dare agli enti di ricerca uno strumento che li rendesse più agili, più efficienti, più competitivi. Il contesto normativo entro il quale essi sono costretti a muoversi rimane infatti quello del pubblico impiego e il modello di governance cui sono vincolati è quello che prevede, indistintamente, un Presidente e un Consiglio di Amministrazione (con poteri di indirizzo), un Direttore Generale (cui è affidata tutta la gestione), con poi organi di consulenza e di controllo. Struttura più adatta ad un fornitore di servizi che ad un istituto di ricerca. Difficilmente un’unica ricetta applicata automaticamente a situazioni diverse sortirà gli effetti benefici che potrebbero invece derivare da un modello di governance più elastico che tenesse conto e permettesse di valorizzare le diverse situazioni in cui è articolata la ricerca. Si discosta da questo schema il solo INFN che tenacemente e con sempre maggiori difficoltà difende l’unicità del suo sistema di governance e che non a caso è spesso indicato come modello più funzionale per un istituto di ricerca. Un modello che non contempla direttori generali e nemmeno un consiglio di amministrazione ma che vede gli scienziati interessati e coinvolti nei programmi di ricerca gestirli direttamente attraverso opportuni comitati e commissioni. Diventa inoltre sempre più evidente che l’efficienza di funzionamento della ricerca è incompatibile con il fatto che gli Enti siano regolati dal contratto del pubblico impiego. Tra i molti esempi, uno è dato dal recente intervento del Ministro Gelmini che per modernizzare le procedure di reclutamento universitario ha abolito le anacronistiche prove scritte e introdotto una valutazione oggettiva e trasparente dei titoli (tenendo in considerazione impact factor, citazioni, etc.). Avremmo voluto che questo intervento fosse immediatamente esteso agli Enti di ricerca ma è proprio l’appartenenza al comparto del pubblico impiego ad impedirlo, essendo
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gli enti regolati da un CCNL che regola persino quanti punti assegnare alle varie prove concorsuali. Si tratta dunque di riconoscere alla ricerca una sua criticità, una sua particolarità e dotarla di mezzi normativi che pur mantenendo i legittimi controlli ne renda l’operato agile ed efficiente, in grado di rispondere in tempi brevi alle sollecitazioni e alla competizione internazionale. Occorre quindi creare uno spazio per la ricerca esterno al pubblico impiego e ridefinire lo stato giuridico dei ricercatori. Questo eviterebbe anche di non essere soggetti ai tagli periodici e indiscriminati del pubblico impiego (finanziarie, etc.) Questi tagli, pensati per ridurre le spese del “pubblico”, applicati con ciechi automatismi alla ricerca, vanificano (impediscono) la programmazione o producono situazioni di crisi, certamente non volute, ma conseguenti al considerare la ricerca omogenea a servizi di carattere generale. Non basta la meritocrazia, la valutazione e la peer review per la distribuzione delle risorse. Serve anche un radicale cambiamento del sistema ricerca. Altrimenti, usciti dalla crisi e risolti gli altri problemi, arriveremmo al paradosso di disporre di risorse adeguate ma di non avere più i soggetti e gli strumenti per sfruttarle al meglio.
Tommaso Maccacaro
Presidente Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Presidente Gruppo 2003
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in occasione del
“Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Milano, 10 settembre 2010 Corriere della Sera – Aula Montanelli
L’AGENZIA ITALIANA PER LA RICERCA SCIENTIFICA
Credo sia ampiamente condiviso che da anni perdura un drammatico stato di crisi di Università e ricerca e che vadano colte tutte le occasioni idonee a stimolare quel cambiamento che si fa sempre più urgente. E questa di oggi è – ci auguriamo tutti – una di queste occasioni, visti i ruoli e le responsabilità ricoperte dalle persone che siedono intorno al tavolo. I vari indicatori europei, che si tratti dei dati dello European Research Council o altro, mostrano che il nostro sistema è attualmente perdente e che solo in alcune aree mantiene ancora, pur con crescenti difficoltà, competitività scientifica ed eccellenza internazionale. Il grimaldello con cui scardinare il sistema perverso che si è andato consolidando è indubbiamente l’adozione di un sistema di valutazione meritocratica serio e trasparente e il suo utilizzo per qualsiasi forma di distribuzione delle risorse, umane e materiali. Ben venga una riforma universitaria che favorisca la cultura della meritocrazia, ben venga una cabina di regia coordinata che sia in grado di definire priorità e distribuire finanziamenti in maniera trasparente e affidabile e che consenta ai ricercatori di programmare il loro lavoro su base pluriennale. Ben vengano l’ANVUR (che è stata istituita) e l’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, che dovrebbe diventare la nostra prossima priorità e che è illustrata nel documento preparato da Garattini. Ma forse anche queste Agenzie da sole non bastano. Serve anche sburocratizzare gli Enti di Ricerca e renderli
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Intervento di Tommaso Maccacaro, in occasione del “Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
strumenti agili ed efficienti per lo sviluppo del Paese, liberandoli da lacci e lacciuoli che ne limitano e mortificano l’operato. Penso in particolare agli Enti di Ricerca vigilati del MIUR, parlo del CNR, dell’INFN, dell’INAF, dell’INGV, etc.; parlo di oltre 10.000 addetti e di un budget complessivo che per il solo fondo di funzionamento ordinario ammonta a quasi due miliardi di euro. Questi Enti sono quelli per cui si è appena conclusa la prima fase di riordino, quella dell’autonomia statutaria. Lodevole nelle intenzioni, è stata purtroppo un’occasione forzatamente mancata per dare agli enti di ricerca uno strumento che li rendesse più agili, più efficienti, più competitivi. Il contesto normativo entro il quale essi sono costretti a muoversi rimane infatti quello del pubblico impiego e il modello di governance cui sono vincolati è quello che prevede, indistintamente, un Presidente e un Consiglio di Amministrazione (con poteri di indirizzo), un Direttore Generale (cui è affidata tutta la gestione), con poi organi di consulenza e di controllo. Struttura più adatta ad un fornitore di servizi che ad un istituto di ricerca. Difficilmente un’unica ricetta applicata automaticamente a situazioni diverse sortirà gli effetti benefici che potrebbero invece derivare da un modello di governance più elastico che tenesse conto e permettesse di valorizzare le diverse situazioni in cui è articolata la ricerca. Si discosta da questo schema il solo INFN che tenacemente e con sempre maggiori difficoltà difende l’unicità del suo sistema di governance e che non a caso è spesso indicato come modello più funzionale per un istituto di ricerca. Un modello che non contempla direttori generali e nemmeno un consiglio di amministrazione ma che vede gli scienziati interessati e coinvolti nei programmi di ricerca gestirli direttamente attraverso opportuni comitati e commissioni. Diventa inoltre sempre più evidente che l’efficienza di funzionamento della ricerca è incompatibile con il fatto che gli Enti siano regolati dal contratto del pubblico impiego. Tra i molti esempi, uno è dato dal recente intervento del Ministro Gelmini che per modernizzare le procedure di reclutamento universitario ha abolito le anacronistiche prove scritte e introdotto una valutazione oggettiva e trasparente dei titoli (tenendo in considerazione impact factor, citazioni, etc.). Avremmo voluto che questo intervento fosse immediatamente esteso agli Enti di ricerca ma è proprio l’appartenenza al comparto del pubblico impiego ad impedirlo, essendo
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Intervento di Tommaso Maccacaro, in occasione del “Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
gli enti regolati da un CCNL che regola persino quanti punti assegnare alle varie prove concorsuali. Si tratta dunque di riconoscere alla ricerca una sua criticità, una sua particolarità e dotarla di mezzi normativi che pur mantenendo i legittimi controlli ne renda l’operato agile ed efficiente, in grado di rispondere in tempi brevi alle sollecitazioni e alla competizione internazionale. Occorre quindi creare uno spazio per la ricerca esterno al pubblico impiego e ridefinire lo stato giuridico dei ricercatori. Questo eviterebbe anche di non essere soggetti ai tagli periodici e indiscriminati del pubblico impiego (finanziarie, etc.) Questi tagli, pensati per ridurre le spese del “pubblico”, applicati con ciechi automatismi alla ricerca, vanificano (impediscono) la programmazione o producono situazioni di crisi, certamente non volute, ma conseguenti al considerare la ricerca omogenea a servizi di carattere generale. Non basta la meritocrazia, la valutazione e la peer review per la distribuzione delle risorse. Serve anche un radicale cambiamento del sistema ricerca. Altrimenti, usciti dalla crisi e risolti gli altri problemi, arriveremmo al paradosso di disporre di risorse adeguate ma di non avere più i soggetti e gli strumenti per sfruttarle al meglio.
Tommaso Maccacaro
Presidente Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Presidente Gruppo 2003
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Gruppo 2003
Autore:
Tommaso Maccacaro | Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Intervento_Maccacaro__final_.pdf | 109.61 KB |
17 settembre, 2010



















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