Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia - Intervento di Alberto Mantovani
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Intervento di Alberto Mantovani, in occasione del “Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Intervento di Alberto Mantovani
in occasione del
“Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Milano, 10 settembre 2010 Corriere della Sera – Aula Montanelli
L’AGENZIA ITALIANA PER LA RICERCA SCIENTIFICA
Ricerca e innovazione, nonché il trasferimento dei loro risultati all’industria, sono in Italia drammaticamente insufficienti. La gravità della situazione di questo settore chiave per il presente e il futuro del nostro Paese richiama l’attenzione sul momento indubbiamente critico che stiamo vivendo. Un momento in cui, tuttavia, non mancano le opportunità di cambiamento. Sta a noi saperle cogliere, ed è proprio questo l’obiettivo dell’incontro di oggi, che vede riuniti alcuni dei principali attori del settore della ricerca, dell’innovazione e della formazione superiore del Paese, per uno scambio di idee aperto e animato da spirito costruttivo. Non possiamo negare che il nostro sistema ricerca sia poco attrattivo nei confronti dei finanziamenti esteri e degli scienziati: secondo i dati - non ancora ufficiali - dell’ultimo ERC (European Research Council) e in particolare del programma Ideas per i giovani, siamo il Paese meno attrattivo dell’intera Europa sviluppata. Certo, con differenze importanti nelle diverse aree di ricerca. Si tratta dell’ennesimo grido d’allarme, ancora più grave perché Ideas molto verosimilmente fotografa il patrimonio di leaders nei vari settori di ricerca dei prossimi 10 anni. Prenderne coscienza è fondamentale, è il primo passo per prendere provvedimenti affinché la situazione possa cambiare. In questa direzione, ultimamente, qualcosa si è mosso. Il PNR (Programma Nazionale della Ricerca) 2010-2012, pur soffrendo di limiti a livello di meccanismi di scelta di priorità, apre 1
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spazi importanti e ha costituito tavoli qualificati. Fondamentale dunque, in questo delicato momento, cogliere le opportunità di cambiamento che abbiamo a portata di mano. Prima fra tutte, la riforma dell’Università in corso. Dimentichiamoci, per una volta, dell’età pensionabile dei professori e delle sanatorie ope legis per i ricercatori (che ci auguriamo non avvenga in qualunque forma mascherata) , per focalizzarci invece sul cuore della riforma, che non deve essere snaturato: distribuzione delle risorse in senso meritocratico, quindi più finanziamenti a chi fa bene, meno a chi fa poco e male. Ancora la possibilità per gli atenei che se la sentono di camminare con governance diversa La seconda opportunità da cogliere è la valutazione. Dallo scorso anno, una quota piccola significativa dei fondi che lo Stato distribuisce alle Università viene assegnata sulla base dell’esercizio di valutazione effettuato dal CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca). Precedentemente, la valutazione del CIVR era rimasta un puro esercizio senza
conseguenze. Ora il CIVR (o VQR) riparte, e non rimane isolato: sta infatti nascendo anche l’ANVUR, un’agenzia indipendente il cui compito è valutare gli Atenei e lo Stato della ricerca, che funzionerà nel medio-lungo termine. Dunque la riforma universitaria, che si pone l’obiettivo di favorire la cultura della meritocrazia, e la messa in atto di meccanismi di valutazione che pesano sulla distribuzione delle risorse sono due importanti gambe di un sistema ricerca “sano”, in grado di innescare un circuito virtuoso di crescita quantitativa e qualitativa della ricerca del nostro Paese, fin da subito. Certo è necessario che, alla valutazione e alla meritocrazia, corrispondano poi anche adeguati strumenti finanziari: perché se il Paese non decide di investire in ricerca il risultato non sarà solo, per utilizzare una metafora, “bastonare i cavalli che non corrono e dare la biada ai cavalli che corrono”, ma far morire di stenti tutti i cavalli. Indispensabile, poi, istituire una cabina di regia (che in tutto il mondo costituisce la base del sistema di ricerca) coordinata a livello centrale e locale, in grado di definire priorità e distribuire finanziamenti agli scienziati in modo trasparente, meritocratico e affidabile. Si tratta di un tema da tempo proposto dal Gruppo 2003. In questo contesto di migliore coordinamento è essenziale
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aprire sempre più la ricerca universitaria e accademica verso l esterno favorendo un continuo scambio di progetti e persone tra pubblico e privato e identificando meccanismi premianti per le ricadute applicative/brevettuali della ricerca(l'Italia ha un numero di brevetti
drammaticamente basso). Da questi punti di vista le regioni del Nord, in particolare la Lombardia, hanno davvero la potenzialità di fare da battistrada. Non arrendiamoci, quindi. Siamo in crisi ed in ritardo su molte cose, ma abbiamo ancora la possibilità, il patrimonio di entusiasmo e di inventiva per riprenderci e tornare al pari dei Paesi scientificamente più all’avanguardia.
Alberto Mantovani
Prorettore alla ricerca Università Statale Milano Direttore Scientifico Istituto Clinico Humanitas Vice-Presidente Gruppo 2003
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“Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
Milano, 10 settembre 2010 Corriere della Sera – Aula Montanelli
L’AGENZIA ITALIANA PER LA RICERCA SCIENTIFICA
Ricerca e innovazione, nonché il trasferimento dei loro risultati all’industria, sono in Italia drammaticamente insufficienti. La gravità della situazione di questo settore chiave per il presente e il futuro del nostro Paese richiama l’attenzione sul momento indubbiamente critico che stiamo vivendo. Un momento in cui, tuttavia, non mancano le opportunità di cambiamento. Sta a noi saperle cogliere, ed è proprio questo l’obiettivo dell’incontro di oggi, che vede riuniti alcuni dei principali attori del settore della ricerca, dell’innovazione e della formazione superiore del Paese, per uno scambio di idee aperto e animato da spirito costruttivo. Non possiamo negare che il nostro sistema ricerca sia poco attrattivo nei confronti dei finanziamenti esteri e degli scienziati: secondo i dati - non ancora ufficiali - dell’ultimo ERC (European Research Council) e in particolare del programma Ideas per i giovani, siamo il Paese meno attrattivo dell’intera Europa sviluppata. Certo, con differenze importanti nelle diverse aree di ricerca. Si tratta dell’ennesimo grido d’allarme, ancora più grave perché Ideas molto verosimilmente fotografa il patrimonio di leaders nei vari settori di ricerca dei prossimi 10 anni. Prenderne coscienza è fondamentale, è il primo passo per prendere provvedimenti affinché la situazione possa cambiare. In questa direzione, ultimamente, qualcosa si è mosso. Il PNR (Programma Nazionale della Ricerca) 2010-2012, pur soffrendo di limiti a livello di meccanismi di scelta di priorità, apre 1
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spazi importanti e ha costituito tavoli qualificati. Fondamentale dunque, in questo delicato momento, cogliere le opportunità di cambiamento che abbiamo a portata di mano. Prima fra tutte, la riforma dell’Università in corso. Dimentichiamoci, per una volta, dell’età pensionabile dei professori e delle sanatorie ope legis per i ricercatori (che ci auguriamo non avvenga in qualunque forma mascherata) , per focalizzarci invece sul cuore della riforma, che non deve essere snaturato: distribuzione delle risorse in senso meritocratico, quindi più finanziamenti a chi fa bene, meno a chi fa poco e male. Ancora la possibilità per gli atenei che se la sentono di camminare con governance diversa La seconda opportunità da cogliere è la valutazione. Dallo scorso anno, una quota piccola significativa dei fondi che lo Stato distribuisce alle Università viene assegnata sulla base dell’esercizio di valutazione effettuato dal CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca). Precedentemente, la valutazione del CIVR era rimasta un puro esercizio senza
conseguenze. Ora il CIVR (o VQR) riparte, e non rimane isolato: sta infatti nascendo anche l’ANVUR, un’agenzia indipendente il cui compito è valutare gli Atenei e lo Stato della ricerca, che funzionerà nel medio-lungo termine. Dunque la riforma universitaria, che si pone l’obiettivo di favorire la cultura della meritocrazia, e la messa in atto di meccanismi di valutazione che pesano sulla distribuzione delle risorse sono due importanti gambe di un sistema ricerca “sano”, in grado di innescare un circuito virtuoso di crescita quantitativa e qualitativa della ricerca del nostro Paese, fin da subito. Certo è necessario che, alla valutazione e alla meritocrazia, corrispondano poi anche adeguati strumenti finanziari: perché se il Paese non decide di investire in ricerca il risultato non sarà solo, per utilizzare una metafora, “bastonare i cavalli che non corrono e dare la biada ai cavalli che corrono”, ma far morire di stenti tutti i cavalli. Indispensabile, poi, istituire una cabina di regia (che in tutto il mondo costituisce la base del sistema di ricerca) coordinata a livello centrale e locale, in grado di definire priorità e distribuire finanziamenti agli scienziati in modo trasparente, meritocratico e affidabile. Si tratta di un tema da tempo proposto dal Gruppo 2003. In questo contesto di migliore coordinamento è essenziale
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Intervento di Alberto Mantovani, in occasione del “Brain-storming sui meccanismi di governance della Ricerca in Italia”
aprire sempre più la ricerca universitaria e accademica verso l esterno favorendo un continuo scambio di progetti e persone tra pubblico e privato e identificando meccanismi premianti per le ricadute applicative/brevettuali della ricerca(l'Italia ha un numero di brevetti
drammaticamente basso). Da questi punti di vista le regioni del Nord, in particolare la Lombardia, hanno davvero la potenzialità di fare da battistrada. Non arrendiamoci, quindi. Siamo in crisi ed in ritardo su molte cose, ma abbiamo ancora la possibilità, il patrimonio di entusiasmo e di inventiva per riprenderci e tornare al pari dei Paesi scientificamente più all’avanguardia.
Alberto Mantovani
Prorettore alla ricerca Università Statale Milano Direttore Scientifico Istituto Clinico Humanitas Vice-Presidente Gruppo 2003
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Gruppo 2003
Autore:
Alberto Mantovani | Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Intervento_Mantovani__final_.pdf | 108.57 KB |
17 settembre, 2010



















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