fbpx A "Voci su Ebola", il premio Romeo Bassoli | Page 10 | Scienza in rete

A "Voci su Ebola", il premio Romeo Bassoli

Primary tabs

Read time: 2 mins

E’ stato annunciato, durante il Welcome Day della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste il vincitore della seconda edizione del premio Romeo Bassoli, per il miglior progetto di testimonianze orali del mondo della ricerca scientifica.

Il premio della seconda edizione, dedicata al tema delle mattie infettive, è stato assegnato a Paola Vaccaro, con il progetto Voci su Ebola. Il progetto esplorerà l’idea della malattia così come è stata costruita da una pluralità di attori sociali, attraverso le testimonianze di medici, ricercatori, volontari di Emergency, ma anche personale non sanitario e familiari e amici delle persone coinvolte nella gestione dell’emergenza sanitaria in Italia e in Sierra Leone. “Evidenziando la clamorosa distanza tra il rischio reale del contagio e quello percepito nei paesi occidentali, - si legge nelle motivazioni del premio - Voci su Ebola coglie in pieno il senso del tema proposto quest’anno.”
La seconda edizione del premio Bassoli ha visto una crescita importante sia nel numero dei progetti inviati, sia nella qualità delle proposte. Il premio istituito dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dalla SISSA di Trieste intende valorizzare progetti e ricerche sulle testimonianze orali della scienza, puntando alla costruzione di un archivio di racconti audio e video sui contenuti, le persone e gli aspetti sociali e umani legati alla ricerca scientifica. L’iniziativa si inserisce nell'ambito del progetto 'Memorie di scienza'  promosso  dall’agenzia di comunicazione Zadig e dal circolo Gianni Bosio.
Il premio è  dedicato alla memoria di Romeo Bassoli, giornalista scientifico di grande levatura, per molti anni capo dell’Ufficio Comunicazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e docente del Master in Comunicazione Scientifica della SISSA.

Autori: 
Sezioni: 
Comunicazione della scienza

prossimo articolo

La Valle dei dinosauri ritrovata nel Parco dello Stelvio

parete di roccia

Nel cuore delle Alpi, a 2500 metri di quota, si conserva la memoria di un mondo perduto. Pareti quasi verticali di Dolomia Principale, un tipo di roccia sedimentaria, custodiscono migliaia di impronte lasciate 210 milioni di anni fa da dinosauri erbivori che camminavano lungo le rive di un mare tropicale ormai scomparso. Una scoperta eccezionale, avvenuta nel Parco Nazionale dello Stelvio, che apre una finestra senza precedenti sul Triassico europeo e sulla vita sociale dei primi grandi dinosauri.

Prima della formazione delle Alpi, qui esisteva un paesaggio incredibilmente differente. Immaginate una distesa tropicale pianeggiante, lambita dalle acque di un oceano poco profondo e ormai scomparso che oggi chiamiamo Tetide, con un clima che non aveva nulla a che vedere con le vette gelide di oggi. Proprio in questo luogo tanto diverso dall’attualità, 210 milioni di anni fa, il fango soffice ha registrato il passaggio di svariati giganti: si trattava di prosauropodi, dinosauri erbivori dal collo lungo, che si muovevano in branchi lungo le rive di un'antica piattaforma carbonatica.