fbpx Vent'anni della rete GARR | Page 9 | Scienza in rete

Vent'anni della rete GARR

Primary tabs

Read time: 3 mins

Si è svolto stamattina presso il MIUR l’evento celebrativo dei primi venti anni della rete italiana dell’università e della ricerca GARR: tra i partecipanti alcune personalità di spicco  del MIUR, del MiBAC, del Ministero della Salute e degli Enti Soci del Consortium GARR: CNR, ENEA, INFN e Fondazione CRUI. L’evento ha costituito un’importante occasione per riflettere su come le reti della ricerca e i loro utilizzatori abbiano cambiato il modo di fare scienza negli ultimi venti anni, nonché per illustrare i benefici e le opportunità che le infrastrutture di ricerca di interesse paneuropeo offrono alla comunità scientifica e accademica italiana contribuendo alla costruzione dello Spazio Europeo della Ricerca voluto dalla Commissione Europea.

GARR-X, il progetto oggi in fase di attuazione che porterà alla realizzazione di una Next Generation Network nazionale per l’Università e la Ricerca, è infatti presente nella Roadmap Italiana delle Infrastrutture di Ricerca di Interesse Paneuropeo, si inserisce pienamente nella progettazione dello Spazio Europeo della Ricerca.

Nel corso dell’evento si è svolta la cerimonia di consegna di due Premi che il GARR ha istituito quest’anno, destinati a proposte o lavori originali formulati da giovani ricercatori. I premi sono intitolati a due personalità di spicco che si sono spese nella costruzione della Rete della ricerca italiana: Orio Carlini, che è stato uno dei padri fondatori della rete GARR e Antonio Ruberti, uno dei più grandi fautori della rete GARR, che è stato Rettore e Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.

La prima Rete GARR venne inaugurata nel 1991, grazie al contributo del MURST e di tutti i principali attori della Ricerca e dell’Innovazione italiana di quegli anni: CNR, INFN, ENEA e i Consorzi di Calcolo CINECA, CILEA e CSATA in rappresentanza delle Università. La nascita del GARR fu fortemente voluta dal MURST, che riteneva di fondamentale importanza la realizzazione di un’unica Rete Nazionale per l’Università e la Ricerca. In conseguenza di questo preciso disegno strategico, alla fine degli anni ’80, nasceva il gruppo di lavoro GARR (Gruppo per l'Armonizzazione delle Reti della Ricerca), con lo scopo di rappresentare organicamente la comunità scientifica delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca italiani nelle attività di realizzazione, gestione e ricerca delle reti informatiche, istituzionalizzato e coordinato dalla  Commissione ministeriale (Commissione Calcolo Scientifico, poi Commissione Reti e Calcolo Scientifico).

 “Nato dalla comunità dell’università e della ricerca come gruppo composto da esperti appartenenti a istituzioni diverse, GARR si identifica pienamente con la comunità dell’università e della ricerca. Se il GARR negli anni ha portato avanti importanti attività di ricerca e sviluppo di nuove idee, nuovi protocolli, nuove tecnologie, nuovi servizi lo deve infatti all’attitudine all’ascolto dei requisiti della comunità e al dialogo continuo con i suoi utilizzatori” - ha evidenziato nel suo intervento il presidente del GARR, Marco Pacetti.

Ma cosa ci riservano i prossimi 20 anni della rete? "La rete sarà sempre meno connettività pura e sempre più infrastruttura integrata capace di offrire servizi e applicazioni innumerevoli ai suoi utenti,” – ha spiegato il direttore del GARR, Enzo Valente – “una infrastruttura capace di evolvere e di adattarsi alle esigenze degli utenti e di trasformarsi in molte infrastrutture dedicate che rispecchino le esigenze delle varie comunità, diventando strumento per realizzare collaborazioni diffuse e interdisciplinari, accedere a risorse, dati e strumentazioni”.

Maggiori informazioni: www.garr.it 

Autori: 
Sezioni: 
Ricerca

prossimo articolo

Una laurea honoris causa molto sensata, per una volta

un momento del conferimento della laurea honoris causa a parisi

Dall’acqua che bolle all’intelligenza artificiale, passando per il funzionamento del cervello: la fisica dei sistemi complessi studia fenomeni in cui il tutto è molto più della somma delle parti. Ed è proprio in questo campo che Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021, ha dato alcuni dei suoi contributi più importanti. Il 14 ottobre, a Torino, le Università di Torino e del Piemonte Orientale gli hanno conferito una laurea honoris causa. Durante la sua lectio magistralis, Parisi ha ripercorso le sfide della complessità, soffermandosi sulle opportunità dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di regolamentarla.

Nell'immagine di copertina: Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021, alla proclamazione della sua laurea honoris causa in Fisica dei sistemi complessi. A sinistra il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi, a destra la Rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi. Foto di Lorenzo Manunza.

Quando viene data una laurea honoris causa, c’è sempre chi polemizza sulle ragioni del conferimento, attribuendole più a un’astuta scelta pubblicitaria che all’effettivo merito del laureato.