fbpx Una galassia modello | Page 3 | Scienza in rete

Una galassia modello

Primary tabs

Read time: 1 min

L'analisi di un campione di quasi 30 mila galassie conferma che i sistemi stellari come la nostra Via Lattea sono quelli che si sono formati più facilmente e per quasi 4 miliardi di anni sono stati i sovrani incontrastati dell'universo.
Dagli anni Settanta gli astronomi sanno che la luminosità superficiale delle regioni che costituiscono il disco delle galassie è pressoché costante e in linea con quella misurabile per la Via Lattea. Questa caratteristica è nota come legge di Freeman e prende il nome dal primo che la descrisse, l'astronomo australiano Ken Freeman.
Finora il campione su cui verificare la legge era stato sempre limitato a poche decine di esemplari, ma nello studio compiuto da Kambiz Fathi (Università di Stoccolma) e pubblicato su Astrophysical Journal Letters sono state prese in considerazione quasi 30 mila galassie contenute nella Sloan Digital Sky Survey. Sfruttando le potenzialità dell'European Virtual Observatory, Fathi ha esaminato accuratamente le immagini di queste galassie stimando il numero di stelle presenti nelle regioni in cui si dipartono i bracci a spirale e ottenendo una piena conferma della legge di Freeman.
Poiché l'osservazione delle galassie più distanti ci dà informazioni sul passato dell'universo, dalle analisi è stato possibile ottenere una conferma del ruolo chiave delle galassie a spirale come la nostra, formatesi più facilmente delle altre e per lungo tempo dominatrici dell'universo.

Stockholm University - INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Il telescopio nato per spiare la Terra che ora guarderà l'universo

Lanciato il 30 agosto e in viaggio verso il punto L2, il Roman Space Telescope osserverà con un campo di vista cento volte più ampio di Hubble per mappare la materia oscura, misurare l'espansione dell'universo e scovare fino a 100.000 esopianeti. Ma il suo specchio non era nato per il cielo: era un telescopio spia costruito per l'intelligence militare statunitense e donato alla NASA nel 2011, che ha così salvato una missione a corto di fondi. Oggi porta il nome di Nancy Grace Roman, prima astronoma capo della NASA. (Immagine: “Nancy Grace Roman Space Telescope Primary Mirror” di NASA's Nancy Grace Roman Space TelescopeCC BY-NC-ND 2.0)

Il Roman Space Telescope, lanciato il 30 agosto ed ora in viaggio verso il punto Lagrangiano L2 a 1,5 milioni di km dalla Terra, aprirà nuovi orizzonti allo studio della materia oscura, dell'espansione dell'universo e dei pianeti extrasolari.