fbpx Un lampo dall'universo | Page 2 | Scienza in rete

Un lampo dall'universo

Primary tabs

Read time: 1 min

Annunciata la scoperta dell'oggetto celeste più lontano mai osservato finora: dista oltre 13 miliardi di anni luce, il che significa che la sua luce è partita quando l'universo aveva soltanto 600 milioni di anni o poco più. C'è una bella fetta di ricerca italiana in questa scoperta. Tanto per cominciare la sua individuazione è opera del satellite Swift, l'osservatorio orbitante realizzato per catturare quelle potentissime esplosioni di energia provenienti dalle profondità dello spazio che gli addetti ai lavori chiamano GRB (Gamma-ray burst). E Swift è un progetto internazionale al quale la ricerca italiana ha dato - e continua a dare - un apporto fondamentale.

Ma c'è di più. La prima conferma della distanza record di quel lampo acchiappato da Swift lo scorso 23 aprile (il cui nome in codice è GRB 090423) è venuta dalle osservazioni effettuate con il Telescopio Nazionale Galileo. E' grazie ai dati spettrali raccolti dal TNG e prontamente elaborati nel cuore della notte da uno staff italiano, infatti, che si è avuta la prima conferma dell'eccezionalità del lampo gamma.

Festeggiamo dunque per il record, ma non dimentichiamo che quel flash incredibilmente potente ci ha comunque portato la notizia di una immane catastrofe, la violenta esplosione che ha disintegrato una delle prime gigantesche stelle che si sono accese nell'universo.

Fonti: INAF, ESO

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La scuola non si misura con le percentuali: servono insegnanti, strumenti e sostegno

Classe mista

La quota del 30 per cento può essere uno strumento di programmazione, ma non può diventare la risposta politica ai problemi della scuola. Prima dei numeri vengono le persone, le risorse, la sicurezza degli edifici e il riconoscimento del lavoro di chi ogni giorno tiene aperte le aule.

Foto di Mario Heller su Unsplash
 

Il 24 settembre il governo Meloni ha approvato un decreto che fissa al 30 per cento il limite per alcune categorie di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime, a partire dall’anno scolastico 2027/28. Evitare che le difficoltà linguistiche si concentrino tutte nella stessa aula è un obiettivo serio. Fare di una percentuale il centro della risposta all’integrazione, però, è una priorità sbagliata e una scelta politica comoda.