fbpx UE: il pubblico ha diritto di conoscere l'impatto ambientale | Page 8 | Scienza in rete

UE: il pubblico ha diritto di conoscere l'impatto ambientale

Read time: 2 mins

La corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito, con la sentenza del 15 gennaio 2013 nella Causa C-416/10, che deve essere garantito al pubblico un accesso e un aprtecipazione nelle decisioni sui temi di urbanistica ed edilizia in merito agli insediamenti di impianti con alti livelli di impatto ambientale.

La decisione arriva dopo aver valutato il ricorso con il quale i cittadini di Bratislava hanno chiesto ai giudici slovacchi e alla Corte suprema di cassazione della Repubblica slovacca di definire la portata del diritto del pubblico nella partecipazione alle procedure di autorizzazione di simili progetti. Secondo gli interessati, infatti, nella decisione di assenso urbanistico-edilizio per l’insidiamento di una discarica di rifiuti in una cava di terra nel 2006, è stata autorizzata la costruzione e gestione di questa discarica senza prima interrogare i cittadini sulla possibilità di pubblicare le informazioni necessarie.
Secondo la convenzione di Aarhus del 1998 e la direttiva 96/61/Ce sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (articolo 15) a cui la Corte ha fatto riferimento, durante le procedure per il rilascio delle autorizzazioni per una discarica, il pubblico interessato può prendere visione dei documenti disponibili fino a quando è possibile discutere di tutte le opzioni praticabili e le autorità nazionali competenti non hanno facoltà di impedire l'accesso a una decisione rilevante ai fini del rilascio dell'autorizzazione "adducendo la tutela della riservatezza delle informazioni commerciali o industriali prevista dal diritto nazionale o dell’Unione al fine di proteggere un legittimo interesse economico”.

Secondo la sentenza, inoltre, il pubblico di cittadini può fare richiesta al giudice competente o all'organo imparziale istitutito per legge di adottare misure provvisorie per sospendere, in modo temporaneo, l’applicazione di un’autorizzazione (ai sensi dell’articolo 4 della direttiva 96/61/Ce) in attesa di futura decisione definitiva.

 

Autori: 
Sezioni: 
Rifiuti

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.