fbpx Tracce di materia mancante | Page 5 | Scienza in rete

Tracce di materia mancante

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'analisi dei dati raccolti nel dominio X da due osservatori orbitanti ha fornito agli astronomi le prove che a 400 milioni di anni luce dalla Terra vi è un gigantesco serbatoio di gas intergalattico.

Da tempo gli astronomi stanno cercando depositi di materia ordinaria che potrebbero far tornare i loro conti, riuscendo così finalmente a venire a capo della mancanza di materia che emerge dallo studio delle galassie distanti. Non si tratta dell'elusiva materia oscura, ma di normalissima materia barionica, composta cioè da quegli stessi protoni ed elettroni che compongono le stelle, la Terra e noi stessi. L'ipotesi è che sia distribuita in una sorta di ragnatela gassosa conosciuta come WHIM (Warm-Hot Intergalactic Medium), residuo dei processi che hanno portato alla formazione delle galassie e successivamente arricchita dal materiale espulso dalle galassie.

I dati degli osservatori Chandra e XMM-Newton hanno permesso di scoprire che il cosiddetto Sculptor Wall, una struttura cosmica che si estende per decine di milioni di anni luce e comprende migliaia di galassie, potrebbe nascondere un significativo serbatoio del WHIM. Taotao Fang (University of California) e i suoi collaboratori, infatti, hanno rilevato che la radiazione X proveniente da galassie attive molto più distanti viene in parte assorbita da qualcosa che risiede nello Sculptor Wall. Poiché la distanza di tale struttura è ben nota, è stato possibile effettuare significative valutazioni quantitative: secondo i ricercatori il WHIM avrebbe una densità di solamente 6 protoni per metro cubo. Giusto per fare un paragone, il mezzo interstellare ha una densità di circa un milione di atomi di idrogeno per metro cubo, valore che è comunque sempre milioni di volte inferiore al vuoto più spinto ottenibile nei nostri laboratori.

Chandra Observatory - Astrophysical Journal

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La COP17 di Yerevan sulla biodiversità alla prova dei risultati

Panoramica della città di Yerevan con montagne sullo sfondo

La COP17 della Convenzione ONU sulla diversità biologica si svolge a Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026. La riunione sarà la prima revisione globale dei progressi collettivi nell’attuazione del Quadro di Kunming-Montreal, adottato nel 2022 con 23 obiettivi di conservazione della biodiversità al 2030. Il confronto decisivo sarà su come accelerare l’attuazione e garantire risorse adeguate, sulla qualità della protezione e sulla destinazione dei benefici economici dell’uso delle risorse genetiche. La cerimonia di apertura è prevista il 18 ottobre: ecco i dossier più importanti che saranno discussi nelle prossime due settimane. Crediti immagine: Serouj Ourishian / Wikimedia Commons, CC BY

Il 19 dicembre 2022, a Montreal, i governi di 196 Paesi hanno concordato 23 obiettivi per arrestare e invertire la perdita di biodiversità globale entro il 2030. A quattro anni dalla scadenza, il rapporto di monitoraggio dei primi 8 obiettivi della Convenzione per la Diversità Biologica offre un quadro netto: i Paesi hanno intrapreso azioni su tutti i 23 obiettivi, ma meno della metà dei target nazionali risulta in traiettoria.