fbpx MUSE: l'archiscienza a Trento | Page 31 | Scienza in rete

MUSE: l'archiscienza a Trento

Primary tabs

Read time: 2 mins

Non è necessario essere appassionati di scienza per visitare il nuovo Museo delle Scienze di Trento. Potreste voler constatare come Renzo Piano ha trasformato a livello urbanistico l'area ex-Michelin, con la realizzazione non solo del museo ma anche di un grande parco urbano, di un centro residenziale e di uno commerciale.

 

 

 

 

 

Potreste voler accertare come l'ardito design si coniughi con il risparmio energetico, grazie ad un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici. Potreste essere appassionati di montagna e voler fare per una volta un'ascensione indoor, in questo edificio che ricorda la verticalità delle montagne, e soffermarvi sulla composizione di una roccia, guardare negli occhi un rapace, calarvi nei panni di uno scalatore sul Nanga Parbat.

Ma anche se non vi interessa la scienza, è difficile non lasciarsi coinvolgere. L'entusiasmo dei bambini presenti fa da traino. E allora anche i genitori e i nonni provano a sdraiarsi su un letto di chiodi, a cavalcare un giroscopio, a dare comandi ad un computer usando gli occhi, a costruire fiocchi di neve. Dopo l'esperienza si cerca di capire perché succede, secondo quel principio del learning by doing spesso bistrattato nella scuola italiana. In un giusto equilibrio tra guardare e toccare, il MuSe propone – nei suoi 12.000 mq – anche esposizioni più classiche, ripercorrendo una storia lunga 5 miliardi di anni, tra orme fossili e ricostruzioni di dinosauri.

In questo viaggio nel tempo che ci fa incontrare i nostri antenati, realisticamente ricostruiti mentre sono intenti alle loro attività quotidiane, non manca una riflessione sul presente e sull'impatto delle nostre abitudini sul Pianeta azzurro (che, appeso al soffitto, sovrasta il visitatore come un monito). Quanta acqua ci vuole per fabbricare un paio di jeans? Qual è l'impatto dell'allevamento delle capre da cachemire sull'ambiente? Quanta spazzatura tecnologica produciamo e che fine fa? I visitatori si soffermano e commentano stupefatti. La conoscenza vera è sempre propedeutica ad un'azione più consapevole. Si spera anche più responsabile.

Il sito del museo: http://www.muse.it/





Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Musei

prossimo articolo

Malvaldi e la statistica del ragionevole dubbio

dadi e lente di ingrandimento

Che cosa hanno in comune Edgar Allan Poe, O.J. Simpson e gli errori giudiziari? La risposta passa per la statistica, ma soprattutto per il modo in cui ragioniamo. In “Se fossi stato al vostro posto” (Raffaello Cortina Editore, 2025) Marco Malvaldi parte da un celebre caso di cronaca ottocentesca e dalla sua trasfigurazione letteraria per mostrare come, quando siamo chiamati a interpretare i fatti, numeri, probabilità, narrazione e fallacie cognitive si intreccino. Un saggio e insieme un manuale, ricco di casi (reali o inventati) ma anche di ironia, che infine diventa un appello a chi, di fronte all’incertezza delle prove, ha la responsabilità di decidere della colpevolezza o dell’innocenza di qualcuno

Questa è una recensione che esce con colpevolissimo ritardo. In effetti, appena in anticipo sul primo compleanno del libro. Per fortuna, i libri non hanno una data di scadenza (almeno nella maggior parte dei casi). Di certo non ce l’ha Se fossi stato al vostro posto (Raffaello Cortina Editore, 2025), in cui Marco Malvaldi parla di qualcosa decisamente a lunga conservazione: la statistica e la narrazione.