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MUSE: l'archiscienza a Trento

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Non è necessario essere appassionati di scienza per visitare il nuovo Museo delle Scienze di Trento. Potreste voler constatare come Renzo Piano ha trasformato a livello urbanistico l'area ex-Michelin, con la realizzazione non solo del museo ma anche di un grande parco urbano, di un centro residenziale e di uno commerciale.

 

 

 

 

 

Potreste voler accertare come l'ardito design si coniughi con il risparmio energetico, grazie ad un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici. Potreste essere appassionati di montagna e voler fare per una volta un'ascensione indoor, in questo edificio che ricorda la verticalità delle montagne, e soffermarvi sulla composizione di una roccia, guardare negli occhi un rapace, calarvi nei panni di uno scalatore sul Nanga Parbat.

Ma anche se non vi interessa la scienza, è difficile non lasciarsi coinvolgere. L'entusiasmo dei bambini presenti fa da traino. E allora anche i genitori e i nonni provano a sdraiarsi su un letto di chiodi, a cavalcare un giroscopio, a dare comandi ad un computer usando gli occhi, a costruire fiocchi di neve. Dopo l'esperienza si cerca di capire perché succede, secondo quel principio del learning by doing spesso bistrattato nella scuola italiana. In un giusto equilibrio tra guardare e toccare, il MuSe propone – nei suoi 12.000 mq – anche esposizioni più classiche, ripercorrendo una storia lunga 5 miliardi di anni, tra orme fossili e ricostruzioni di dinosauri.

In questo viaggio nel tempo che ci fa incontrare i nostri antenati, realisticamente ricostruiti mentre sono intenti alle loro attività quotidiane, non manca una riflessione sul presente e sull'impatto delle nostre abitudini sul Pianeta azzurro (che, appeso al soffitto, sovrasta il visitatore come un monito). Quanta acqua ci vuole per fabbricare un paio di jeans? Qual è l'impatto dell'allevamento delle capre da cachemire sull'ambiente? Quanta spazzatura tecnologica produciamo e che fine fa? I visitatori si soffermano e commentano stupefatti. La conoscenza vera è sempre propedeutica ad un'azione più consapevole. Si spera anche più responsabile.

Il sito del museo: http://www.muse.it/





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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.