fbpx Messaggi di testo, un'abitudine che dà dipendenza | Page 2 | Scienza in rete

Messaggi di testo, un'abitudine che dà dipendenza

Primary tabs

Read time: 2 mins

Meglio fare attenzione al tempo speso a maneggiare applicazioni per dispositivi mobili, soprattutto se si hanno problemi di ansia sociale. Il rischio, infatti, è quello di cadere in una effettiva dipendenza, sia pratica che psicologica, compromettendo la capacità di strutturare relazioni sociali al di fuori delle interazioni online, in modo più costruttivo.
A confermare un sospetto legato alla diffusione di strumenti come WhatsApp è uno studio pubblicato su The Social Science Journal, frutto dela lavoro del team di ricerca guidato da Abdullah Sultan, esperto di comportamento e dinamiche dei consumatori presso l’università del Kuwait. Esaminando 552 soggetti fruitori di popolari e diffuse app per la messaggistica, su più del 30% del campione è stato rilevato un dato preoccupante: in solo un'ora l'uso di programmi per produrre e inviare messaggi di testo è stato registrato in 12 (o anche più) momenti. Un comportamento, questo, che può riferirsi a un bisogno di socializzazione, oltre che alla sola utilità pratica di comunicare in tempo reale o cercare svago e informazioni attraverso i canali multimediali. Inoltre, più della metà degli intervistati si dichiara già apertamente 'dipendente' dalle app, o non esclude a priori l'ipotesi di avere questa forma di dipendenza.

Sono due i tratti comportamentali analizzati dai ricercatori, estroversione ed ansia sociale, misurati attraverso un test sottoposto agli studenti universitari che hanno partecipato all'indagine. A queste si aggiungono le informazioni inerenti l'utilizzo degli strumenti e la personale percezione dei propri comportamenti in merito. I due comportamenti risultano essere complementari, facilitando così questa forma di dipendenza: comportamenti estroversi favoriscono l'uso delle applicazioni per comunicare online, mentre le forme di ansia sociale, laddove presenti, mediano e veicolano la scelta di specifiche tecnologie come 'scorciatoia' per rafforzare i rapporti sociali.

Autori: 
Sezioni: 
Scienza e società

prossimo articolo

Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.