fbpx L'ingrediente inatteso | Page 4 | Scienza in rete

L'ingrediente inatteso

Primary tabs

Read time: 2 mins

In un recente studio, due ricercatori suggeriscono che la presenza di una fascia di asteroidi alla giusta distanza sarebbe un elemento chiave affinché su pianeti simili alla Terra possa evolvere la vita.

A sostenerlo sono Rebecca Martin (University of Colorado) e Mario Livio (Space Telescope Science Institute), che hanno pubblicato la loro analisi su MNRAS Letters. L'idea di partenza è stata che, guardando a quanto è successo nel nostro sistema planetario, i preziosi materiali indispensabili alla vita - per esempio il ghiaccio d'acqua - sono stati portati sul nostro pianeta dalla drammatica pioggia di asteroidi che ha caratterizzato le fasi iniziali dell'evoluzione del Sistema solare. Nel nostro sistema planetario il ruolo della fascia degli asteroidi si è dunque dimostrato cruciale. Ma sono state rispettate ben precise condizioni.

Perché il meccanismo possa andare a buon fine anche presso altri sistemi planetari è anzitutto necessario che la fascia di asteroidi sia collocata in prossimità della cosiddetta snow line (letteralmente, la linea della neve), il confine che demarca l'inizio della regione spaziale in cui quei preziosi elementi possano conservarsi al riparo dal calore solare. Questo elemento, però, da solo non basta. Bisogna infatti che gli eventuali pianeti giganti del sistema planetario non finiscano col disperdere, nel corso della loro migrazione orbitale, la fascia degli asteroidi. Per il nostro sistema planetario, per esempio, è vero che Giove ha pesantemente modellato la fascia asteroidale, ma non l'ha affatto dispersa.

I dati osservativi hanno confermato che per 90 stelle che presentano strutture di polveri riconducibili a possibili fasce asteroidali le temperature sono proprio consistenti con quelle della snow line. Inoltre, l'esame di oltre 500 pianeti giganti noti ha permesso a Martin e Livio di notare come solamente 19 di essi orbitino all'esterno della fascia asteroidale. Questo comporta che in tutti gli altri casi la migrazione verso l'interno di quei pianeti giganti ha praticamente disperso la fascia di asteroidi impedendo dunque il possibile prezioso apporto dei materiali necessari alla vita.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Esopianeti

prossimo articolo

La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.