fbpx La supernova più lontana | Page 3 | Scienza in rete

La supernova più lontana

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il record della supernova più distante deve essere aggiornato. Finora lo deteneva un'esplosione stellare avvenuta nove miliardi di anni fa, ma adesso sul gradino più alto del podio è salita una supernova il cui bagliore ha impiegato 11 miliardi di anni per giungere fino a noi. La scoperta è frutto di una nuova tecnica introdotta dal team di Jeff Cooke (University of California, Irvine) per ricercare queste esplosioni stellari nelle profondità più remote dello spazio ed è stata pubblicata sull'ultimo numero di Nature.

I ricercatori hanno accuratamente sovrapposto e trasformato in un'unica immagine le riprese della stessa regione di cielo acquisite nel corso di un anno dal CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope). Questo ha permesso di poter evidenziare anche le galassie che nelle singole riprese apparivano più fioche (è un po' come aumentare il tempo di ripresa in fotografia), spingendo in tal modo l'osservazione fin nel cosmo più profondo. Ripetendo l'identico procedimento con i dati di quattro anni e valutando le variazioni di luminosità delle singole galassie, i ricercatori sono stati in grado di poter individuare dove poteva essersi accesa una supernova. A dare la conferma definitiva sulla natura dell'oggetto e sulla sua distanza ci hanno poi pensato gli spettrografi dei telescopi hawaiiani Keck.

Nature: http://www.nature.com/nature/journal/v460/n7252/abs/nature08082.html
University of California: http://www.uci.edu/uci/features/feature_supernova_090709.php
Keck Observatory: http://keckobservatory.org/index.php/news/new_method_finds_most_distant_...

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Campo coltivato di cereali al tramonto

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash

L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.