La luna emana atomi di idrogeno ad altissima velocità. Alla vigilia del 40° anniversario del primo sbarco sulla luna, il satellite terrestre sorprende gli scienziati con una scoperta fatta per caso da una navicella spaziale lanciata dalla NASA per tutt'altro scopo: studiare i confini del sistema solare. Ma quando i ricercatori del Southwest Research Institute di San Antonio, in Texas, hanno attivato un rilevatore di particelle ad alta velocità a bordo dell'Interstellar Boundary Explorer, la luna si trovava nel suo raggio d'azione e l'apparecchiatura ha così messo in evidenza la pioggia di idrogeno proveniente dal satellite terrestre. Anch'esso, come tutti gli altri corpi celesti, viene colpito dalle radiazioni costituite da protoni provenienti dal vento solare, che si irradiano dal sole in tutte le direzioni alla velocità di 1,6 milioni di chilometri all'ora. Si sospettava già che una piccola parte di queste potesse raccogliere un elettrone e rimbalzare dalla superficie lunare sotto forma di idrogeno ad alta velocità, ma è la prima volta che il fenomeno viene dimostrato, visualizzato e quantificato: gli studiosi texani hanno calcolato che riguarda il 10 per cento circa dei protoni di origine solare che colpiscono la luna. Gli esperti pensano che la scoperta sarà molto utile per studiare meglio la superficie lunare.
Dalla luna piove idrogeno
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Il telescopio nato per spiare la Terra che ora guarderà l'universo

Lanciato il 30 agosto e in viaggio verso il punto L2, il Roman Space Telescope osserverà con un campo di vista cento volte più ampio di Hubble per mappare la materia oscura, misurare l'espansione dell'universo e scovare fino a 100.000 esopianeti. Ma il suo specchio non era nato per il cielo: era un telescopio spia costruito per l'intelligence militare statunitense e donato alla NASA nel 2011, che ha così salvato una missione a corto di fondi. Oggi porta il nome di Nancy Grace Roman, prima astronoma capo della NASA. (Immagine: “Nancy Grace Roman Space Telescope Primary Mirror” di NASA's Nancy Grace Roman Space Telescope, CC BY-NC-ND 2.0)
Il Roman Space Telescope, lanciato il 30 agosto ed ora in viaggio verso il punto Lagrangiano L2 a 1,5 milioni di km dalla Terra, aprirà nuovi orizzonti allo studio della materia oscura, dell'espansione dell'universo e dei pianeti extrasolari.