fbpx Componenti 'spaziali': il punto in ASI | Page 23 | Scienza in rete

Componenti 'spaziali': il punto in ASI

Primary tabs

Read time: 3 mins

Duecento ottanta iscritti, 42 presentazioni articolate in sei diverse sessioni tematiche, 22 espositori di hardware in una apposita area allestita: sono solo alcuni dei numeri del primo Workshop sulla componentistica nazionale per lo Spazio organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana alla sede di Roma dal 18 al 20 gennaio.
Per tre giorni, l’intero settore italiano dei componenti EEE (elettrici ed elettronici), cui fa capo un ampio e variegato (per dimensioni e fatturato) ventaglio di aziende produttrici di beni e servizi ad alto valore aggiunto - non solo in ambito aerospaziale - ha avuto modo di confrontarsi anche con i principali interlocutori istituzionali e con il mondo della ricerca.
“Giornate come queste – ha detto nel fare ‘gli onori di casa’ il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – sono fondamentali per poter affrontare una competizione internazionale sempre più difficile: abbiamo bisogno di confrontarci, di sapere su quali e quante risorse, competenze ed eccellenze possiamo contare”.
“Questi – ha aggiunto Battiston – sono gli ‘Stati Generali’ di un percorso che tra di noi è già cominciato: la sfida non è solo riuscire ad arrivare all’autonomia, ma all’eccellenza nei componenti. Ed è una sfida possibile solo se diventa una sfida di filiera”. 

Il workshop di Roma è di fatto stato il punto di arrivo, e di ripartenza, di un lungo lavoro di preparazione, seguito da vari settori dell’Agenzia e coordinato in particolare dall’Unità Tecnologie e Ingegneria, guidata da Roberto Formaro.
L’assunto di base è che, per mantenere la leadership che l’Italia ha – con Francia e Germania - nelle attività spaziali europee, fondato su capacità a larghissimo spettro che vanno dai sistemi di terra, ai sistemi di accesso allo spazio, alle infrastrutture satellitari, robotiche e di volo umano, siano indispensabilicontinui ed ingenti investimenti sia governativi che privati negli sviluppi tecnologici (con logiche di technology push e  mission pull). Allo stesso tempo, per fronteggiare i sempre più ridotti budget, è necessaria una leadership decisionale e di indirizzounita a un coordinamento sistemico in grado di elaborare 'road map' per orientare gli investimenti secondo linee di sviluppo sostenibili che permettano di cogliere anche le opportunità offerte dai players istituzionali europei (ESA, EDA, EC et cetera).
“La componentistica – spiega Formaro – è una parte essenziale, talora maggioritaria, di tutti i sistemi spaziali, ed anche in termini economici ha un peso ed una importanza assolutamente strategici”.
“L’impegno di ASI – prosegue – è particolarmente rivolto al dialogo tra l’industria e la ricerca, con il coinvolgimento anche di prestigiosi istituti come l’ENEA o l’INFN, incentrato sugli effetti delle radiazioni cosmiche sia sulla componentistica che sul corpo umano”.
“Per questo – conclude Formaro – ASI avvierà una programmazione nazionale per lo sviluppo di una piattaforma satellitare ad alta tecnologia e, allo stesso tempo, un Bando per lo sviluppo di componentistica a basso TLR (bassa ‘maturità teconolgica’, ndr)”.

Questo Primo Bando sarà rivolto all’intera filiera (mondo della ricerca, istituzioni, piccole, medie e grandi imprese) e sarà finalizzato alla individuazione di tecnologie-chiave per le grandi missioni del futuro.

Autori: 
Sezioni: 
Spazio

prossimo articolo

Un batterio che sopravvive all'impatto su Marte può viaggiare nello spazio?

Un nuovo studio della Johns Hopkins mostra che il batterio Deinococcus radiodurans sopravvive a pressioni paragonabili a quelle di un'espulsione di corpi rocciosi dalla superficie marziana. Questo risultato può avere implicazioni per le politiche di protezione planetaria, ma rappresenta solo una tappa verso la comprensione di se e come la vita microbica potrebbe sopravvivere a un viaggio interplanetario.

Nell'immagine di copertina: elaborazione della fotografia al microscopio elettronico di di D. radiodurans (da Wikimedia Commons, pubblico dominio)

Gli impatti di corpi celesti come asteroidi o comete evocano l’idea di forze dalla potenza capace di modellare superfici di pianeti o provocare estinzioni di specie. Collegarli alla vita può essere meno intuitivo, eppure questi eventi possono generare ambienti potenzialmente abitabili nei crateri che lasciano, o trasportare molecole organiche da un corpo celeste all’altro. Chiedersi se la vita stessa possa sopravvivere a un impatto è un passo ulteriore, con conseguenze dirette per le politiche di protezione planetaria che regolano le attività umane nello spazio.