fbpx Buco nero spaccastelle | Scienza in rete

Buco nero spaccastelle

Read time: 2 mins

Gli astronomi indicano con il termine ULX (Ultraluminous X-ray source) quelle sorgenti di radiazione X la cui luminosità è a metà strada tra quella delle tipiche sorgenti stellari e quella molto più intensa emessa dai nuclei delle galassie attive. L'origine della luminosità delle ULX è ancora un mistero, ma uno studio presentato nei giorni scorsi al Meeting dell'American Astronomical Society tenutosi a Washington sembra suggerire uno scenario più che plausibile.

Un team di astronomi coordinati da Jimmy Irwin (University of Alabama) ha studiato accuratamente gli spettri di un ammasso globulare di NGC 1399, una galassia ellittica posta a 65 milioni di anni luce dalla Terra. Le osservazioni con il telescopio orbitante Chandra, infatti, avevano indicato che in quel vecchio ammasso globulare è ospitata una sorgente di radiazione X insolitamente luminosa.

Dagli spettri, raccolti con i telescopi Magellan dell'osservatorio cileno di Las Campanas, Irwin ha potuto appurare che l'emissione è dovuta a gas molto ricchi di ossigeno e azoto, ma senza la minima traccia di idrogeno. Una strana composizione, spiegabile solamente con la presenza di una nana bianca ridotta in frantumi e risucchiata da un buco nero. Stando alle condizioni fisiche dedotte dagli spettri, si tratterebbe di un buco nero di 1000 masse solari, cioè uno degli elusivi buchi neri di massa intermedia tanto ricercati dagli astronomi.

La nana bianca ha avuto la cattiva idea di transitare troppo vicino al buco nero e quello, dopo aver letteralmente ridotto in frantumi la stella, sta ora risucchiando ciò che ne resta.

Fonti: NASA; University of Alabama

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Il futuro è per tutti? Le nostre considerazioni sul manifesto di Zuckerberg

marck zuckerberg e il suo manifesto

Nel suo nuovo manifesto sull’intelligenza artificiale, Mark Zuckerberg promette un futuro di superintelligenza personale, agenti sempre presenti, tutor su misura e nuove opportunità per tutti. Ma dietro la visione ottimistica emergono interrogativi che non possono essere affidati soltanto alle Big Tech. Soprattutto, prima di costruire macchine “oltre l’umano”, non dovremmo chiederci quale progresso umano vogliamo davvero?

In copertina: elaborazione grafica da Jeff Sainlar/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Come gruppo indipendente di monitoraggio e ricerca sull’intelligenza artificiale, sentiamo il dovere di commentare il recente manifesto di Mark Zuckerberg, The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future, perché tocca direttamente molte delle tematiche che hanno portato alla nostra stessa nascita.