fbpx Alcol e tumore alla mammella | Page 17 | Scienza in rete

Alcol e tumore alla mammella

Primary tabs

Read time: 2 mins

Una nuova revisione su alcool e il tumore della mammella è stata pubblicata su Alcohol and Alcholism. Le analisi hanno mostrato che anche bassi consumi di bevande alcoliche - un bicchiere al giorno - possono aumentare  del 5% il rischio di tumore della mammella. Un consumo elevato di alcool, definito come 3 bicchieri al giorno o più, aumenta il rischio del 40/50%. L’alcool è responsabile di circa il 5% di tutti i tumori della mammella in Nord Europa e Nord America, e fino al 10% in Paesi come l’Italia e la Francia, dove il consumo di alcool è diffuso tra le donne. La revisione è stata condotta dal gruppo di Carlo La Vecchia, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e dell’Università di Milano, di Vincenzo Bagnardi dell’Università Milano Bicocca e di Helmut K. Seitz dell’Università di Heidelberg, e considera sia i dati epidemiologici che i meccanismi della carcinogenesi mammaria da alcool. “Abbiamo rivisto e incluso nelle nostre analisi - spiega Claudio Pelucchi dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” - 113 articoli che hanno fornito dati sul tumore della mammella nelle bevitrici moderate, per un totale di 44.552 casi in non bevitrici  e 77.539 in bevitrici moderate”. 

Su questi dati - aggiunge Pelucchi - abbiamo stimato un aumento del 5% di rischio di tumore della mammella nelle bevitrici moderate, e ulteriori aumenti di rischio con l’aumentare della dose di alcool, con un trend altamente significativo”.  “Il tumore della mammella è diverso dagli altri tumori associati all’alcool perché anche piccole dosi possono aumentare il  rischio - commenta Carlo La Vecchia. Il rischio è più forte nei tumori positivi per i recettori agli estrogeni (aumento del 27%) rispetto a quelli negativi (aumento del 14%). Questa osservazione sottolinea il ruolo patogenetico degli estrogeni nel tumore alla mammella associato all’alcool”.

Autori: 
Sezioni: 
Tumori

prossimo articolo

La riforma spezzatino del Sistema Sanitario Nazionale

stetoscopio con medico in secondo piano

Approvato dal Consiglio dei ministri come risposta alla crisi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il disegno di legge delega sul riordino del SSN affida al Governo una riforma ampia e complessa. Cui però mancano una reale analisi delle criticità e un adeguato quadro di risorse. Così, il rischio è una riforma frammentata che elude i nodi strutturali della sanità pubblica e apre spazi a interessi di parte.

Partiamo dalla notizia così come è stata riportata in un comunicato stampa del ministero della Salute: «Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del