Tornano le illusioni della memoria dell'acqua

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Sir John Maddox (è stato direttore di Nature per 22 anni) di scienza ne capiva e sapeva divulgare le cose della scienza come nessun altro. Capita - era il 1988 - che Nature pubblichi un lavoro di scienziati francesi sulla memoria dell’acqua. I revisori ne sono affascinati, Maddox no. “La memoria dell’acqua, troppo bello per essere vero” pensa Sir John. Ma non vuole perdere l’occasione di essere al centro del dibattito che quegli esperimenti avrebbero generato. Sullo stesso numero di Nature esce un editoriale non firmato in cui si legge:

«L’articolo di questa settimana dimostra che è possibile diluire una soluzione acquosa che contiene un anticorpo indefinitamente, senza che la soluzione perda le proprietà biologiche di quell’anticorpo.
Tengano presente i lettori che questa osservazione non ha nessun riscontro nelle leggi della fisica. Certamente nessuno dovrà usare i dati di questo lavoro per “malign purposes”, a scopi maligni. Quelli che credono nell’omeopatia potrebbero essere portati a usare questi dati a supporto delle loro tesi. Non sarebbe giustificato e sarebbe probabilmente uno sbaglio».

Quasi 25 anni dopo la storia si ripete. L’occasione è il report di una conferenza tenuta da Montagnier nel dicembre 2010 e pubblicato su Journal of Physics. La stessa cosa Montagnier l’aveva pubblicata su un nuovo giornale Interdisciplinary Sciences – Computational Life Sciences (né l’uno né l’altro rispondono ai criteri dei lavori scientifici, di fatto finora queste pubblicazioni non hanno avuto l’approvazione della comunità scientifica). Emergerebbe che particelle di DNA batterico, non più integre, possano ricreare il batterio originale in colture di linfociti umani privi del batterio da cui si era partiti. L’idea è che certe sequenze di DNA siano capaci di trasmettere all’acqua onde elettromagnetiche che poi saprebbero ricostruire il batterio. Le implicazioni finali di questi studi - che assomigliano moltissimo a quelli di Benveniste - andrebbero, secondo gli autori, molto al di là delle malattie infettive perché dicono «segnali elettromagnetici sono stati trovati in Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, neuropatie, malattia di Lyme e artrite reumatoide».

Tutto molto vago però, almeno a giudicare con i criteri della scienza. Questi scritti non parlano di omeopatia. Ma se le onde elettromagnetiche catturate dall’acqua ricreano nanostrutture che assomigliano al DNA originale perché non pensare che qualcosa del genere potrebbe spiegare gli effetti dell’omeopatia? La tentazione è forte. Ma c’è una regola nella scienza e nella medicina che non andrebbe mai disattesa. Quando sembra di avere in mano qualcosa che va contro l’opinione comune – insomma qualcosa di troppo nuovo o troppo bello per essere vero - gli esperimenti andrebbero ripetuti. Se altri laboratori confermeranno quello che ha visto Montagnier cercheremo di capire e ne riparleremo.

Per adesso gli studi di Montagnier non spiegano eventuali effetti dell’omeopatia che nessuno per altro finora ha mai dimostrato. Gli omeopati dicono che non è così e che ci sono molti studi che dimostrerebbero l’efficacia delle loro terapie. Studi ce ne sono, ma nessuno di questi ha mai fornito prove sufficienti a raccomandare l’omeopatia per alcun tipo di disturbo (è la conclusione di Lancet e di Effective Health Care che esamina l’efficacia degli interventi medici). E non solo, per l’omeopatia non c’è nulla di quello che si chiede per qualunque farmaco cioè dati di laboratorio che suggeriscano un meccanismo d’azione plausibile, dati sull’animale che indichino che funziona e studi sui volontari che dimostrino che non fa male.

“Ma quando la medicina non può fare più nulla perché non dare all’ammalato la possibilità di curarsi in un altro modo?” Qui bisogna intendersi, che cos’è una cura? Qualcosa che guarisce o quanto meno che migliora la qualità di vita e lo si dovrebbe poter dimostrare. “Non funzionerà ma almeno non fa male”. L'omeopatia no, effetti negativi non ne ha proprio, la sostanza da cui si parte è talmente diluita che la soluzione finale non contiene nulla. Ma di omeopatia chi è davvero malato può anche morire. E’ capitato tante volte, malati di leucemia e linfoma per esempio o di malattie autoimmuni o di altre malattie gravi a cui medici o cultori di omeopatia hanno suggerito di sospendere terapie che li avrebbero guariti. Sono successi disastri. E’ così che l’omeopatia può far male o anche malissimo.

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Commenti

ritratto di Giorgio Parisi

Ho letto in dettaglio il lavoro pubblicato su Interdiscip Sci Comput Life Sci (2009) 1: 81. Cascano le braccia! Che dire? Viene osservato un segnale ad una frequenza di 1000 Hertz, con una frequenza molto ben delimitata con picchi ripetuti a multipli di 1000 Hertz. Se provassimo a sentirlo il suono sarebbe molto simile a quello di una diapason. Un segnale simile a 1000 Hertz non puo' essere prodotto da un oggetto microscopico. Non esiste oggetto biologico che produce picchi così stretti in frequenza, con picchi multipli, nemmeno un pastore che fischia. Il "segnale" osservato è con tutta evidenza una contaminazione, prodotta da qualche apparato che emette onde elettromagnetiche. Io ho osservato effetti simili (lavorando in un Policlinico) che sono spariti utilizzando cavi schermati. Il lavoro sfortunatamente non si pone il problema di capire se il segnale osservato proviente veramente dal DNA (ma come potrebbe con quelle caratteristiche?) o è una artefatto. L'esperimento dovrebbe essere rifatto da un esperto prendendo le precauzione appropriate. E' come fare culture batteriche senza curarsi delle contaminazione tra provette. A Milano (o a Torino?) dicono " Ofele’ fa’ el to meste’ "

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.