La prevenzione

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I programmi di prevenzione del fumo possono mirare a ridurre l’iniziazione, aumentare la cessazione, ridurre l’esposizione passiva al fumo negli ambienti chiusi come i locali pubblici, gli ambienti di lavoro confinati e le abitazioni. Questi programmi possono essere diretti agli individui, oppure alle comunità o, infine, consistono in cambiamenti delle regole di funzionamento del sistema sociale (consulta: www.thecommunityguide.org ). 

Fortunatamente, per il contrasto al fumo, esistono programmi efficaci a tutti e tre il livelli, per cui è possibile mettere a punto vere e proprie politiche di prevenzione del fumo che includono diversi tipi di interventi.

Interventi efficaci per ridurre l'iniziazione

Gli interventi per prevenire l’iniziazione, durante la pre-adolescenza, sono richiesti da molti, tra i soggetti adulti che si preoccupano della salute delle nuove generazioni. L’esperienza ha mostrato che le buone intenzioni non necessariamente diventano buoni risultati, e addirittura in alcuni casi gli interventi, soprattutto se avviati precocemente, ad esempio nella scuola primaria, possono essere controproducenti. 

Negli ultimi anni è stato messo a punto un programma di intervento denominato  unplugged , destinato a studenti di  12-14 anni, basato su un approccio del tipo “Influenza Sociale” che permette ai ragazzi di lavorare in gruppo per migliorare le abilità sociali, quelle personali, conoscenza ed educazione normativa. Il programma è condotto da insegnanti dopo training di 3 giorni ed è composto da 12 unità, della durata di un’ora ciascuna. Una valutazione rigorosa ha permesso di verificare che il programma è stato efficace sia nei confronti del fumo occasionale che di quello regolare o  giornaliero.

Negli Stati Uniti, un programma, per molti versi simile a unplugged, finalizzato a prevenire l’abuso di sostanze da parte degli studenti 12-14 anni, è stato progettato e sperimentato dal National Institute for Drug Abuse. Take Care of Your Life (TCYL) è basato sull’approccio dell’influenza sociale include 10 lezioni + una sessione di rinforzo ed è stato valutato con un grande trial che ha coinvolto una coorte di 20.000 studenti seguita dal 7° all’11° grado di scuola. Purtroppo l’intervento è risultato inefficace, e al limite dannoso, almeno per quanto riguarda il fumo.

Questa discordanza fa riflettere: certamente esistono differenze tra questi due programmi, ma il fatto che anche piccole differenze possono provocare risultati opposti, induce a ritenere che ripetere i buoni risultati può dipendere da dettagli oppure dai contesti.

Per questo motivo, oltre che per la difficoltà ad estenderne l’uso e per la scarsa compliance degli insegnanti, l’impatto di questo tipo di interventi scolastici, potrebbe essere, non decisivo fino quando la ricerca non avrà messo in luce gli elementi di questi programmi indispensabili per il loro successo.

Interventi efficaci per smettere di fumare

Fortunatamente esistono trattamenti efficaci per i fumatori che vogliono smettere. Tra i trattamenti non farmacologici, l’intervento clinico breve, cioè il consiglio e l’assistenza competente del medico, che può prendere circa 10 minuti ha un effetto, anche se piccolo sulla probabilità di smettere; il counseling (individuale, di gruppo, o telefonico); le terapie cognitivo-comportamentali hanno un’efficacia maggiore. 

Tra i prodotti farmacologici, i sostituti a base di nicotina, sotto qualsiasi forma (cerotti, gomme o inalatori) aumentano il tasso di cessazione del 50-70%; due farmaci (il buproprione e la vareniclina) aumentano di due-tre volte la probabilità di smettere di fumare e diventare ex fumatore, rispetto al tentativo di smettere senza alcun ausilio. 

Questi trattamenti, sono offerti in Italia da molti centri anti fumo, in certi casi accompagnati da trattamenti non convenzionali come l’agopuntura e l’auricoloterapia. L’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, che li censisce, riporta la cifra 393 centri per smettere di fumare che trattano ogni anno un numero di fumatori che non supera la cifra di 20.000.

Secondo i dati del Passi 2010, circa il 70% dei fumatori, in Italia, dichiara di voler smettere (7,5 milioni di persone in Italia tra i 18 e 69 anni). Tale volontà non è solo dichiarata perché il 40% riferisce di aver effettuato, nei 12 mesi precedenti, un tentativo serio di smettere, restando 24 ore senza fumare. Sulla base di questa percentuale, i fumatori tra 18 e 69 anni che tentano seriamente di smettere sono circa 4,5 milioni all’anno. Eppure, chi tenta di smettere di fumare lo fa nel 94% dei casi contando sulla forza di volontà, nel 2,4% dei casi usando farmaci o cerotti e solo nell’1,1% rivolgendosi al centro antifumo.

Alla fine, circa il 17% di coloro che hanno tentato, smette di fumare: al momento dell’intervista l’8% è astinente da più di sei mesi e il 9% da meno di sei mesi. 

E’ evidente che pur trattandosi di presidi necessari che devono essere accessibili e qualificati, i centri antifumo riescono ad avere un impatto oggi trascurabile.

Misure che modificano il sistema regolatorio riducendo la disponibilità di prodotti del tabacco

Gli interventi raccomandati o fortemente raccomandati, sulla scorta delle evidenze scientifiche, si basano sulla riduzione della disponibilità dei prodotti del tabacco e degli stimoli a fumare, attraverso limitazioni, divieti, barriere o creazione di ambienti che facilitano la scelta di non fumare (1, 2):

  • Limiti di vendita per età, orario, luoghi
  • Aumenti dei prezzi, realizzati tramite le accise
  • Divieti di pubblicità
  • Regolamentazione dei media (censura dei film con presenze di fumo; codici di autoregolamentazione media)
  • Policy scolastiche, aziendali.
  • Divieto di fumo nei locali aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro

L’aumento dei prezzi dei prodotti del tabacco, facendo leva sulle accise, rappresenta ad esempio un disincentivo che è in grado di aumentare la cessazione e ridurre l’iniziazione, il divieto di fumare nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è in grado di ridurre l’esposizione a fumo di tabacco ambientale, le scuole dotate di policy scolastiche scritte che, ad esempio vietano il fumo di studenti, docenti e altri adulti in ogni spazio scolastico compreso l’esterno, riducono l’iniziazione.