Eolico: trasparenza vo cercando

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Può sembrare un’indagine minore, perché molto localizzata. Ma l’inchiesta campionaria svolta presso i comuni di Orsara di Puglia e Sant’Agata di Puglia, realizzata da un gruppo di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) coordinato da Manlio Maggi e pubblicato per ora come rapporto interno con il titolo I cittadini e gli impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni: percezione, informazioni e partecipazione, fornisce utili indicazioni di carattere generale sul rapporto tra politica, tecnologie ambientali e società in Italia.

I due piccoli comuni fanno parte di un grosso parco eolico situato sui Monti Dauni, in provincia di Foggia.
Tra il 1999 e il 2009 in questi due comuni sono stati installati pale eoliche per una potenza complessiva di ben 180 MW. Insomma, un grosso intervento che non ha mancato di suscitare discussioni, a volte molto polemiche.
C’è chi dice che quelle grosse pale deturpano il paesaggio, fanno rumore, causano più danni che benefici all’ambiente.
Manlio Maggi con tutti i suoi collaboratori sono andati a verificare cosa ne pensano i cittadini del posto. Ottenendo dei risultati su cui, appunto, conviene riflettere.

Per comprenderli fino in fondo, occorre fare una premessa. L’energia eolica insieme a quella solare sono le tecnologie che riscuotono il maggior consenso in Europa. Come ha rilevato una recente indagine di EUROBAROMETRO l’84% dei cittadini europei considerano positivi gli effetti delle tecnologie eoliche. Mentre solo il 53% considera positive le biotecnologie, solo il 47% le tecnologie spaziali e appena il 39% quelle nucleari. Insomma, l’eolico incontra il favore del grande pubblico. Solo il solare, con una percezione favorevole dell’87%, supera in consenso l’eolico.

La percezione, in Italia, non è affatto diversa. Alcune indagini, citate nel rapporto di ISPRA, mostrano che l’86% della popolazione del nostro paese considera positivi gli effetti dell’energia eolica e vorrebbe che fosse ancora più utilizzata. Queste indagini risalgono al 2007, ma la situazione non è molto cambiata. Anzi, il favore aumenta: un’indagine realizzata nel 2012 mostra che favorevoli alle tecnologie del vento sono 90 italiani su cento. Decisamente l’eolico incontra.

Bene, qual è la percezione che ne hanno alcuni nostri concittadini che vivono in prossimità di un parco eolico?
Anche a Orsara e a Sant’Agata, i due comuni ei monti Dauni, la maggioranza della popolazione “pensa bene” dell’eolico. Ma il favore è nettamente inferiore a quello della media nazionale. Considera positive le tecnologie eoliche il 60,3% del campione intervistato. Un secco 30% in meno della media nazionale.
Un impianto eolico concretamente vissuto ha determinato una forte erosione del consenso. Un fenomeno che può essere ben compreso. Non esistono pasti gratis in materia di ambiente. E anche se il cibo è buono, quando si presenta il conto l’entusiasmo un po’ scema. Ma qual è la causa di questa erosione forte del consenso (ma non tale da ribaltare il segno positivo)?
Le risposte a questa domanda sono molto interessanti. C’è una quota parte della popolazione intervistata che si è detta scontante perché le pale hanno alterato il paesaggio, altri che si lamentano per lo stravolgimento dell’equilibrio territoriale preesistente, altri ancora per la mancanza di ritorni positivi per la popolazione “costretta” a vivere nelle vicinanze del parco. Costretta non è un aggettivo che abbiamo scelto a caso. Perché il motivo principale dell’erosione del consenso è determinato, secondo l’indagine di ISPRA, dalla mancanza di chiarezza e trasparenza che hanno preceduto e accompagnato la realizzazione degli impianti. L’81% degli intervistati ha denunciato una mancanza di informazione sufficiente. Insomma, il parco eolico è stato in qualche modo imposto ai cittadini dauni.

È questo il dato che deve far riflettere tutti noi. Non è vero che la popolazione italiana sia più tecnofobica di quella del resto dell’Europa e dei paesi di antica industrializzazione. Al contrario, molto spesso è più disponibile ad accettare le innovazioni. Ma quello che fa la differenza sono i modi in cui le innovazioni vengono proposte in Italia e appena oltre i suoi confini. In maniera sempre più partecipata oltre le Alpi. In maniera confusa e poco chiara e poco trasparente (verrebbe da dire, sempre più confusa e poco chiara e poco trasparente) in Italia.
In un’epoca in cui i cittadini rivendicano con crescente determinazione i propri diritti di cittadinanza (di cittadinanza scientifica) questa mancanza di trasparenza e di informazione è un boomerang. Che lacera il tessuto della coesione sociale e diventa uno dei principali ostacoli all’innovazione. Anche e soprattutto in materia ambientale.   

Energia da fonti rinnovabili in Italia: quanto eolico?

Stando agli ultimi dati pubblicati da Terna e GSE, si conferma un ruolo di primo piano per le fonti rinnovabili (FER) nel quadro del sistema energetico nazionale negli ultimi anni, con un aumento di circa il 6% rispetto al 2012.
E' in particolare il sistem Elettrico (insieme al sistema Termico e dei Trasporti) a beneficiarne maggiormente, grazie ai quasi 600.000 impianti alimentati da fonte rinnovabile installati sul territorio nazionale.


Distribuzione regionale della produzione da fonti rinnovabili (GSE, 2013)

Nel 2013, la fonte che ha fornito il maggior contributo per il settore Elettrico è stata quella idraulica (44% della produzione), seguita dal solare (21%), dalle bioenergie (16%), dall'eolico (14%) e dal geotermico (6%).

Se andiamo a consultare lo storico della produzione di FER, come prevedibile, scopriamo che il solare - fotovoltaico in particolare - ha iniziato la sua crescita in concomitanza con l'inizio dei programmi di incentivi (Conto Energia, 2009 circa), così come l'eolico, che però contribuiva con una quota consistente anche in precedenza.


Elaborazione grafica dati Terna


Sempre su scala temporale, diverso invece è il dato della concentrazione locale degli impianti, che ha visto un boom negli ultimi anni per esempio in Puglia, una delle regioni che ha maggiormente approfittato dei benefici del 'Conto energia', aumentando il numero di impianti di eolico nella provincia di Foggia e di fotovoltaico nel resto del territorio


Distribuzione provinciale della potenza eolica (GSE, fine 2013)


Dati 
GSE - Rapporto Statistico Impianti a Fonti Rinnovabili
TERNA - Statistiche
Dati ISTAT - Ambiente ed Energia 

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Il delirio di onnipotenza di un medico di campagna

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Il film di Thomas Lilti Il medico di campagna, da tempo nelle sale cinematografiche, racconta di un dottore della provincia francese che esercita, indefesso, il suo mestiere oscuro ed eroico, perfino quando gli viene diagnosticato un tumore al cervello, elargendo consigli di salute e di vita, conforto e speranza e avendo in odio il lavoro di gruppo, i computer e gli ospedali stessi. Infatti, vede come un’ingerenza la collaborazione che gli offre una collega, scrive a mano appunti sui malati che poi cela gelosamente dove lui solo sa ritrovarli e preferisce mantenere i suoi assistiti lontano dalle corsie.

Poiché ogni film è un’opera d’arte, il suo autore ha il diritto di disegnare il protagonista come meglio crede e anche di circondarlo di un’aureola di santità; non è, però, un bene, per il pubblico coltivare la convinzione che gran parte dei guai della sanità italiana sarebbero ridimensionati, se tutti i medici di famiglia assomigliassero al dottor Jean-Pierre Werner.

E’ vero: la maggior parte degli spettatori (così come dei critici cinematografici) è composta da pazienti potenziali o effettivi che possono desiderare di ricevere le cure di un medico/genitore al punto di perdonargli il paternalismo e l’autoreferenzialità che fanno da contorno.

Chi, però, ha alle spalle più di 35 anni di medicina di famiglia, guarda alla figura del collega cinematografico con maggiore senso critico: sono tanti i colleghi coetanei che, come il dottor Jean-Pierre, hanno praticato, nei primi anni del loro ingresso nel Servizio sanitario, una medicina senza orari, senza tregua, senza prezzo, che, però, era, al contempo, una medicina senza confronto tra pari, senza una registrazione dei dati cui altri (sostituti, successori, medici ospedalieri) potessero accedere e, in definitiva, senza concessione al paziente del primato sulla sua salute.

L’esercizio eroico della medicina ha sempre un fascino irresistibile: lo testimoniano il moltiplicarsi delle serie televisive a partire da quella sulla famosa Emergency Room del County Hospital di Chicago, dove tutti i momenti si facevano respirare gli asfissiati con la tracheotomia, ripartire cuori in arresto (“libera!”) e nascere bambini in presentazione podalica. Due veri medici di Pronto Soccorso, A Ross e H Gibbs, consulenti di Michael Crichton per la sceneggiatura di ER, hanno poi scritto in un libro che l’altruismo dei personaggi era realistico, ma che “se i dottori si comportassero così nel mondo reale, emergerebbero gravi responsabilità e seri grattacapi che farebbero venire gli incubi agli amministratori”.

L’altruista medico di campagna francese che sfida gli elementi della natura, i dissesti stradali e la propria caducità per lenire le altrui sofferenze, ha un modello di riferimento nel libro “Appunti di un giovane medico” di Michail Bulgakov. Si tratta di una raccolta di otto avvincenti racconti autobiografici che narrano il cimento con la malattia e con la morte di un neolaureato del 1916 mandato a coprire un posto vacante in un remoto governatorato russo, dove riscuoterà la riconoscenza dei suoi molti beneficati

Nel film, il figlio del medico di campagna, dice: “Mio padre, da queste parti, è come un dio che regge le sorti della comunità; quando non ci sarà più, anche la comunità finirà”. Ma i medici di famiglia proiettati nel futuro, che non intendono affatto abdicare alla cura della persona anche nei suoi aspetti psicologici e sociali, sanno, invece, che l’interesse del paziente sta nell’essere trattato non solo con il maggior calore umano, ma con la miglior certezza scientifica e con le più avanzate tecnologie disponibili.

Nessun medico di buona volontà, solo in mezzo a un campo, è in grado di salvare un uomo con l’arteria femorale tranciata, come fa credere il film: per fare il miracolo occorre un efficiente 118 e un chirurgo vascolare con annessa sala operatoria.

E quando un medico lascia la professione, per pensionamento o peggio, nessuna comunità dovrà estinguersi o patirne, se egli avrà lasciato, a chi lo rimpiazza, cartelle cliniche dettagliate ed esplicative e pazienti che confidano non nella sua persona, ma in una medicina responsabile e in una sanità realmente democratica.