Padre dell'informatica

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Un matematico, prima di tutto

di Roberta Fulci e Silvia Gerola

Turing non era solo un matematico, ne era lo stereotipo vivente: trasandato, poco socievole, bizzarro, estroso. Nel 1931, a 19 anni, diventa studente al King's College di Cambridge, dove si laurea brillantemente tre anni dopo. Negli anni del dottorato si avvicina all'Entscheidungsproblem, il problema della decisione. Si tratta di uno dei ventitrè problemi indicati da David Hilbert nel 1900 come quesiti chiave della matematica del ventesimo secolo. Il dilemma è: è possibile costruire un algoritmo, cioè una serie di istruzioni, che permetta di stabilire se una certa affermazione segue da altre? Turing riesce a dimostrare che la risposta è no, e lo fa attraverso un modello teorico alla base dell'informatica moderna, che sarà poi chiamato proprio macchina di Turing. La sua dimostrazione parte dallo studio dei risultati ottenuti da Kurt Gödel nel 1931. Il problema infatti era già stato risolto dal logico austriaco, ma con un linguaggio formale basato sull'aritmetica. Turing riesce invece a ideare una dimostrazione elementare per rispondere al quesito. Grazie al grande risultato ottenuto, Turing viene invitato da Alonzo Church all'università di Princeton negli Stati Uniti. Church aveva costruito, quasi contemporaneamente a Turing, un'altra procedura per affrontare il problema della decisione: il lambda calcolo. Durante la loro collaborazione Turing e Church riescono a dimostrare che i due metodi da loro individuati sono equivalenti. Nel 1938 Turing, nonostante la collaborazione con Church, non riuscendo a integrarsi nell'ambiente americano, sceglie di rientrare in Inghilterra. La sua attività di ricerca viene interrotta dalla seconda guerra mondiale, periodo durante il quale il lavoro di Turing si concentra sulla crittografia. Al termine del conflitto Turing viene assunto dal National Physical Laboratory (NPL) dove ha l'opportunità di lavorare alla realizzazione pratica della macchina da lui ideata.
Si deve a Turing l'intuizione che uno strumento artificiale possa compiere ragionamenti proprio come il cervello umano. Il suo articolo  "Intelligent Machinery" (1950) getta le basi del concetto di intelligenza artificiale. Turing lascia infine il NPL per una posizione all'università di Manchester, dove collabora, negli ultimi anni della sua vita, al progetto Manchester Automatic Digital Machine (MADAM).

Roberta Fulci ha intervistato Piero Marietti, docente di elettronica all'Università La Sapienza di Roma, che ci spiega come funziona la macchina di Turing. L'intervista è stata raccolta il 2 marzo 2012, in occasione della messa in scena dello spettacolo "La mela Alan" di Valeria Patera, nel corso del convegno Dialoghi su Scienza e Società

 

Franco Parlamento è docente di logica matematica presso l'Università di Udine. Silvia Gerola lo ha intervistato per capire il contributo di turing alla matematica e come sono cambiati i criteri di valutazione nelle carriere accademiche.

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Il Turing Award 

di Antonio Pilello

Il Turing Award è un premio annuale assegnato dalla Association for Computing Machinery (ACM) a coloro che abbiano fornito grandi contributi di natura tecnica alla comunità del computing e al settore informatico. Il massimo riconoscimento cui può aspirare un informatico prende il nome dal padre dell'informatica, Alan Turing, e viene spesso definito il Premio Nobel del calcolo automatico. A partire dal 2007, l'onorificenza è accompagnata da un premio di 250000 dollari, grazie al sostegno finanziario fornito da Intel e da Google. Ogni vincitore, durante la cerimonia di premiazione, tiene una lezione che sarà pubblicata su un periodico dell'ACM. Il primo a fregiarsi del titolo di “erede” di Turing, nel 1966, è stato Alan Perlis, della Carnegie Mellon University. La lista completa dei vincitori è disponibile sul sito dell'ACM, con una breve descrizione delle loro scoperte e invenzioni più significative. Frances E. Allen, della IBM, è stata la prima donna, nel 2006, a vincere il premio dopo 40 anni. Anche nel 2008 il premio è stato assegnato a una donna, Barbara Liskov, per i contributi allo sviluppo dei linguaggi di programmazione e progettazione di sistemi, specialmente nel campo di astrazione dati, tolleranza degli errori e algoritmi di computazione distribuita. Nel 2009 è stato premiato Charles P. Tacker, per la progettazione e la realizzazione pioneristica del primo personal computer moderno, lo Xerox Alto, e per le invenzioni e i contributi alle reti locali (compresa l'Ethernet), le workstation multiprocessore, per gli studi sulla coerenza dei protocolli cache e per i Tablet. Leslie G. Valiant, il vincitore del 2010, ha ricevuto il premio per i contributi alla teoria della computabilità, della complessità computazionale e dell'enumerazione, alla teoria del calcolo algebrico, parallelo e distribuito. Judea Pearl, infine, è il vincitore dell’edizione 2011. Il professore della University of California, Los Angeles, è stato premiato per il contributo fondamentale dato allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il suo lavoro sta alla base di software ormai famosi, come l'assistente vocale Siri, presente su Apple iPhone 4S, oppure la tecnologia di guida automatica della Google Car. Il 15 e 16 giugno 2012, presso il Palace Hotel di San Francisco, 34 vincitori del Turing Award si sono riuniti tutti insieme, per la prima volta, per onorare il 100° anniversario della nascita di Alan Turing e riflettere sul suo contributo, così come sul passato e sul futuro del computing.

Anche in Italia abbiamo una gara di programmazione dedicata all'illustre matematico: siamo, infatti, alla XVI edizione della Gara nazionale di programmazione della Macchina di Turing, che coinvolge le scuole secondarie di tutta la penisola. 
Francesca Gatti ha intervistato l'organizzatore  Antonio Cisternino, ricercatore di Informatica dell’Università di Pisa.

Il gioco degli scacchi è uno dei temi cari a Turing e che ha poi trovato grande espansione nello sviluppo dei software. Potrà mai la macchina vincere l'uomo? Luca Ciprari ha intervistato Sabino Brunello, gran maestro di scacchi, per avere un opinione a riguardo.

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Un vaccino antiHIV, sogno o realtà?

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"If you think research is expensive, try disease" è una famosa citazione di Mary Lasker, filantropa americana nata nel 1900 a cui è intitolato uno dei più prestigiosi premi della Medicina dopo il Nobel. Il principio si applica bene all’estenuante ricerca di un vaccino preventivo dell’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) con cui convivono circa 37 milioni di persone sul pianeta e che, nel solo 2016, nonostante i numerosi e convergenti sforzi di prevenzione, ha causato 1,8 milioni di nuove infezioni.