Il nucleare militare dell’Iran: dubbi e problemi
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Come previsto, il rapporto di Yukiya Amano, Direttore Generale dell’International Atomic Energy (IAEA) di Vienna, dell’8 Novembre scorso sui programmi nucleari militari dell’Iran (http://www.armscontrol.org/system/files/IAEA_Iran_8Nov2011.pdf) ha immediatamente innescato una discussione non scevra da polemiche anche aspre e prodotto alcune prime reazioni istituzionali.
Per diversi osservatori la conclusione del rapporto, in sostanza, è chiara e allarmante: esistono “serie preoccupazioni riguardo alle possibili dimensioni militari” del programma militare iraniano. E questo porta addirittura Edelman et al. ad auspicare un intervento militare americano “prima che sia troppo tardi” (http://www.foreignaffairs.com/articles/136655/eric-s-edelman-andrew-f-krepinevich-jr-and-evan-braden-montgomer/why-obama-should-take-out-irans-nuclear-program). In Israele (che, ricordiamo, possiede un arsenale nucleare non dichiarato) Benjamin Netanyahu, nonché Tzipi Livni e Shaul Mofaz (ambedue membri di Kadima), hanno subito auspicato che la comunità internazionale si mobiliti immediatamente affinché l’Iran abbandoni un programma nucleare che mette in pericolo la pace nel mondo, e nel Medio Oriente in particolare.
Dai dati riportati nel rapporto, molto schematicamente, l’Iran sarebbe impegnato in: a) produzione di tetrafluoruro di uranio (il cosiddetto “Sale Verde”), un precursore dell’Uranio altamente arricchito (HEU) utilizzabile per la costruzione di armi nucleari; b) sperimentazione di materiali altamente esplosivi (EBW, Exploding BridgeWires) atti ad essere utilizzati in una testata nucleare (materiali che Teheran ammette di avere allo studio, ma per utilizzarli in armi convenzionali); c) test degli EBW per controllare l’affidabilità dei progetti di testate nucleari; d) sviluppo e modellizzazione al calcolatore di testate nucleari di caratteristiche tali da poter essere installate sui missili Shahab-3.
Secondo altri osservatori, che mettono in particolare evidenza il fatto che il report dell’IAEA sia costruito utilizzando anche immagini satellitari e dati di intelligence di altri Paesi occidentali, il documento non rivela affatto una “pistola fumante” ed è, forzatamente e strumentalmente, allarmante.
Comunque, nonostante l’invito della Cina a dimostrare “flessibilità e sincerità”, Ahmadinejad ha catalogato il rapporto dell’IAEA una sorta di macchinazione anti-Iran e riconfermato che l’Iran non intende modificare di “uno iota” il suo programma nucleare, il quale non ha assolutamente fini militare (“Non abbiamo bisogno della bomba atomica”). La Casa Bianca sembra non voler alimentare “battaglie di parole” e mantiene una atteggiamento saggiamente molto prudente e “curiosamente moderato” (http://www.nytimes.com/2011/11/11/opinion/americas-real-iran-problem.html?_r=2&ref=global).
L’eventuale impegno dell’Iran in attività di ricerca finalizzate a sviluppare e costruire testate nucleari, riportato nel rapporto IAEA, costituirebbe – ovviamente - una violazione del Trattato di Non proliferazione (TNP), al quale l’Iran ha aderito già nel 1974 e certamente questo e tutti gli altri aspetti del problema dovranno essere esaminati dai 35 membri del Board of Governors dell’IAEA che si riunirà dal 17 al 18 Novembre prossimi.
Nota: Le idee e le opinioni riportate in questo articolo sono personali dell'autore e non rappresentano le posizioni delle Istituzioni.
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