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Home » Scienza e società » Politica della ricerca

Un modesto consiglio ai governi di Italia, Spagna e Grecia

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Crisi

Gettate il cuore oltre l’ostacolo. E anche se state mettendo a punto rigorose politiche di bilancio, con forti tagli alla spesa pubblica, prendete il coraggio a due mani e aumentate gli investimenti in ricerca scientifica e alta educazione.

È questo il consiglio che la rivista scientifica Nature invia, con un editoriale, ai tre paesi – Italia, Spagna e Grecia – che in questo momento sono nell’occhio del ciclone della crisi finanziaria che sta investendo l’Europa.

- Siete tre paesi molto diversi l’uno dall’altro- sostiene la rivista inglese, ma avete alcuni tratti in comune, oltre quello geografico che vi vede affacciare tutti sul Mediterraneo. Avete tutti bilanci pubblici in dissesto. Avete un’altissima disoccupazione giovanile. E avete tutti nuovi governi che si stanno insediando in questi giorni, anche sull’onda di una forte pressione del resto d’Europa.

Proprio perché nuovi e dotati di un vasto consenso (popolare in Spagna, parlamentare in Italia e Grecia), sostiene Nature, i governi di Roma, Madrid e Atene possono e devono affrontare l’altro grande tema in comune: il rapporto con la scienza e l’alta educazione. Per pura coincidenza, i tre paesi hanno realizzato nei mesi scorsi una riforma delle loro leggi universitarie, all’insegna del merito. Le riforme approvate in Italia, Spagna e Grecia hanno natura diversa e una diversa probabilità di centrare l’obiettivo. Ma questa è la direzione giusta: puntare sul merito.

L’altro tratto in comune tra i tre paesi mediterranei è la scarsa intensità della spesa in ricerca scientifica, che ammonta all’incirca all’1% del PIL. Molto lontana dalla media europea (1,7%) e dalla media mondiale (2,0%). Molto lontana, soprattutto, da quella dei paesi del Nord d’Europa (la Germania è al 2,5%), degli Stati Uniti (2,8%) e del Giappone (3,2%). Lontana anche da quella dei paesi a economia emergente (la Cina è all1,6%; la Corea del Sud al 3,4%).

Ebbene, sostiene Nature, se volete uscire dalla crisi finanziaria in cui vi trovate dovete trovare il coraggio di recuperare il tempo perduto: di “fare come gli altri” e investire di più in ricerca e alta educazione. Non è una richiesta corporativa. Questo investimento è una necessità strutturale.

È un’indicazione rara, quella di Nature: pochi analisti hanno colto nello sfilacciato rapporto con ricerca e università un ulteriore e decisivo tratto comune tra Italia, Spagna e Grecia. È un’indicazione giusta, quella della rivista inglese. Forse solo incompleta. Perché, probabilmente, deve essere accompagnata da un’altra richiesta: il rapido cambiamento della specializzazione produttiva del sistema paese.

Le crisi finanziarie di Italia, Spagna e Grecia – pur così diverse per forma e origine – hanno infatti un forte aggancio con l’”economia reale”, con la produzione di beni e servizi. In nessuno dei tre paesi, infatti, esiste un’industria con una forte vocazione per l’alta tecnologia. Tutte, in un modo o nell’altro, perseguono un “modello di sviluppo senza ricerca”.

Questo modello non è più sostenibile – non per i paesi europei, almeno –  nell’era della nuova globalizzazione dell’economia. La produzione di beni e servizi hi-tech richiede grandi investimenti in ricerca e in alta educazione,  però ripaga in termini di competitività sui mercati internazionali, produttività in fabbrica, offerta di lavoro ai giovani e remunerazione dei lavoratori. È possibile dimostrare che, salvo poche eccezioni, c’è una correlazione persino tra investimenti in ricerca e in alta educazione da una parte e integrazione sociale dall’altra.  

Ecco, dunque, il nostro modestissimo appello ai nuovi governi di Italia, Spagna e Grecia: fate come dice Nature, abbiate il coraggio di aumentate gli investimenti e l’attenzione al merito nei settori della ricerca e dell’università. E abbiate il coraggio di lavorare per il cambiamento della specializzazione produttiva dei vostri “sistema paese”. Perché se non entrate nell’economia della conoscenza e se non vi date solidità alla vostra economia reale, anche i problemi finanziari difficilmente troveranno una soluzione stabile.

6 dicembre, 2011 da Pietro Greco


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#1 Alta educazione?

ritratto di Boris Limpopo
10 dicembre, 2011 - 10:12 da Boris Limpopo (non verificato)
Alta educazione? Forse era "higher education"? Cioè "istruzione superiore"? Forse bisogna studiare anche un po' di italiano e inglese.
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#2 W l'innovazione!

ritratto di Carlo Vaccari
10 dicembre, 2011 - 17:26 da Carlo Vaccari (non verificato)
Proprio vero, in Italia manca la sensibilità ( e i soldi) per la ricerca e le università! E manca innovazione: ne abbiamo parlato agli Stati Generali dell'Innovazione http://www.statigeneralinnovazione.it/online/
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