Nuovo Piano Vaccinale: le critiche al vaglio

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Con tutta probabilità il Piano vaccinale 2016-2018 (pdf) verrà definitivamente approvato il 5 novembre dalla conferenza Stato-Regioni. I dati mostrano una flessione delle coperture vaccinali, sotto il 95%, soglia che garantirebbe l'eradicazione della circolazione di virus e batteri responsabili delle malattie prevenibili con vaccino. E’ importante quindi che il nuovo Piano si ponga l’obiettivo di garantire una copertura adeguata e l'uniformità dell’offerta vaccinale su tutto il territorio e tutte le fasce sociali, che mantenga il Paese libero dal virus della Polio e che persegua attivamente l’eradicazione di morbillo e rosolia, come recitano gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La discussione della bozza del documento è stata animata negli scorsi giorni da una diatriba fra gli autori dello stesso Piano e un esperto di sanità pubblica, Vittorio De Micheli, già responsabile delle epidemiologia delle vaccinazioni e delle malattie infettive per la Regione Piemonte e attualmente vicedirettore posso l’Assessorato della sanità della Regione. De Micheli è anche esponente di spicco del Cochrane Vaccine Field, noto per le revisioni indipendenti sull’efficacia dei vaccini. In un articolo pubblicato sul Sole 24 ore Sanità il 27 ottobre De Micheli muove alcuni rilievi sostanziali al Piano vaccinale, che dal prossimo anno introdurrebbe, accanto ai cicli vaccinali classici, l’offerta attiva di altri vaccini, fra cui il meningococco B, l’HPV ai maschi, il rotavirus e l'Herpes Zoster, con obiettivi di copertura possibilmente del 95%.
Tre giorni dopo il giornale ha pubblicato la lettera di risposta degli autori del Piano vaccinale, in cui si arriva a minacciare querela per quanto affermato dall’autore. 
Piano nazionale vaccini, cura di trasparenza contro la «teoria del complotto». Vittorio Demicheli. Sanità24, 27 ottobre 2015
Piano nazionale vaccini: «Pronti a iniziative giudiziarie contro gravissime e false affermazioni». Sanità24, 30 ottobre 2015

Scienzainrete ha esaminato i documenti interessati dal dibattito e li vuole proporre ai lettori per una loro valutazione, sperando che un confronto nel merito possa stemperare tensioni che non giovano alla giusta causa dei vaccini. Una sorta di fact checking migliorabile nei prossimi giorni con la lettura approfondita dei documenti che mettiamo a disposizione di tuttii, convinti che solo la trasparenza e l'esercizio dello spirito critico consentano di affrontare seriamente ogni discussione sui vaccini.

Il primo appunto che l’autore muove al Piano è che “il calendario riportato all'interno del Piano nazionale di vaccinazione è la copia fedele del Calendario per la vita sponsorizzato dalle industrie del farmaco”. E che questo alimenterebbe le teorie del complotto che stanno alla base del rifiuto vaccinale.

Confrontando i due documenti (vedi sotto) i calendari appaiono effettivamente molto simili (vengono addirittura usati gli stessi colori), con qualche cautela in più nel calendario del piano vaccinale su influenza e meningogcocco C. Il Calendario vaccinale per la vita 2014 è l’ultima edizione di una serie approntata dalle società scientifiche SITI, SIP, FIMP, FIMMG), che radunano igienisti, pediatri e medici di medicina generale (vd. Epidemiologia & Prevenzione, novembre-dicembre 2014 - pdf). Non emerge dalla lettura del documento la sponsorizzazione delle industrie del farmaco. Gli autori sono società scientifiche che si occupano di vaccini, per i cui studi a volte gli autori ricevono finanziamenti da industrie farmaceutiche. La dipendenza degli studi sui vaccini dal finanziamento privato viene in qualche modo ammessa dallo stesso Piano vaccinale 2016-2018 (fra i quali si trovano alcuni autori del “calendario”). Fra gli 11 obiettivi del Piano Nazionale della prevenzione vaccinale 2016-2018 si afferma infatti (11esimo e ultimo punto): "Favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Società Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini”. Nel resto del Piano, tuttavia, non si dice altro su come raggiungere questo obiettivo, che non viene citato come priorità.

I due calendari a confronto (clicca sulle immagini per ingrandire)

 

L’autore osserva inoltre che il nuovo Piano potenzia l’offerta di vaccini “rispetto ai cicli vaccinali di base” senza risolvere “il nodo di come raggiungere le coperture necessarie a trasformare in salute questo potenziamento di offerta”.

La domanda implicita sembra essere: infittire il calendario vaccinale quando le coperture attese non sono ancora state raggiunte potrebbe avere l’effetto di allontanare la popolazione dall’offerta di questo importante presidio sanitario? Difficile una risposta netta. Alcune fonti però avanzano la stessa osservazione. In particolare l’Istituto Superiore di sanità in alcuni documenti recenti di analisi dei vaccini anti meningococco e anti pneumococco. Fra le altre cose si legge: "L’introduzione di sedute vaccinali aggiuntive nel calendario nazionale potrebbe avere ricadute sull’organizzazione dei servizi vaccinali e sulla compliance alla vaccinazione da parte delle famiglie”. (ISS, istruttoria meningococco B, Giugno 2014, pag. IX).

Riportiamo qui l’elenco completo degli obiettivi specifici di copertura vaccinale dei vaccini inclusi nel nuovo Calendario nazionale, per i quali è prevista l’offerta attiva e gratuita alla popolazione: in grassetto gli obiettivi nuovi rispetto al precedente piano vaccinale (2012-2014).

  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per le vaccinazioni anti DTPa, Poliomielite, Epatite B, Hib, nei nuovi nati e delle vaccinazioni anti DTPa e Poliomielite a 5-6 anni; 
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 90% per la vaccinazione dTpa negli adolescenti all’età di 14-15 anni (5° dose), (range 11-18 anni); 
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 1 dose di MPR ≥ 95% entro i 2 anni di età; 
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 2 dosi di MPR ≥ 95% nei bambini di 5-6 anni di età e negli adolescenti (11-18 anni); 
  • Raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antipneumococcica; 
  • Raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati e negli adolescenti (11-18 anni) di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazione antimeningococcica; (Il nuovo Piano estende al vaccino anti menigococcico B tale obiettivo) 
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 1 dose di vaccinazione antivaricella ≥ 95% entro i 2 anni di età, a partire dalla coorte 2014; (l’obiettivo della copertura della vaccinazione anti varicella era presente già nel piano 2012-2014 ma si decide di posporlo al 2015 previa verifica del raggiungimento delle coperture vaccinali esistenti)
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 2 dosi di vaccinazione antivaricella ≥ 95% nei bambini di 5-6 anni di età (a partire dalla coorte 2014) e negli adolescenti; 
  • Raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥ 95% per la vaccinazioni anti rotavirus nei nuovi nati; 
  • Raggiungimento di coperture vaccinali per ciclo completo di HPV ≥ 70% nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2001, ≥ 80% nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2002, ≥ 95% nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2003; 
  • Raggiungimento di coperture vaccinali per ciclo completo di HPV ≥ 70% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2003, ≥ 80% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2004, ≥ 95% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2005; 
  • Riduzione della percentuale delle donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%; 
  • Raggiungimento di coperture per la vaccinazione antinfluenzale del 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio; 
  • Raggiungimento di coperture per la vaccinazione antipneumococcica del 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio; 
  • Raggiungimento di coperture per la vaccinazione anti-HZ del 50% come obiettivo minimo perseguibile e del 75% come obiettivo ottimale nei sessantacinquenni e nei gruppi a rischio.


L’autore passa poi a considerare nel merito l’introduzione di nuovi vaccini, a cominciare dai vaccini contro le patologie da meningococco B e pneumococco. “Nel corso del 2014 le regioni hanno chiesto all'Istituto superiore di sanità (Iss) alcuni pareri sull'efficacia dei nuovi vaccini contro le patologie batteriche invasive, meningite meningococcica B e infezioni da pneumococco nell'anziano. In entrambi i casi l'Iss aveva fornito valutazioni contenenti numerose criticità, ma nonostante questo i due vaccini sono rientrati tra i trattamenti previsti nel nuovo calendario”.

I documenti dell’ISS citati dall’autore riportano effettivamente alcune cautele.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-menigococco B, la diffusione a tutti è prevista solo nel Regno Unito e non ancora in altri paesi, che le prove di efficacia sono ancora incerte, e che è sicuramente utile prevederlo per i gruppi a rischio. Scrivono i revisori dell’ISS nel documento datato 2015 (pdf):
"Il vaccino 4CMenB mostra, ad oggi, un buon profilo di immunogenicità nei confronti delle malattie invasive da meningococco B. Restano tuttavia aperti alcuni quesiti relativi all’efficacia clinica, la possibile comparsa di reazioni avverse rare, la durata della risposta immunitaria nel tempo e l’effetto della vaccinazione sui portatori sani. Sembra esserci consenso sull’uso del vaccino 4CMenB nel corso di focolai epidemici e sull’offerta a gruppi ad alto rischio di contrarre la malattia (ad esempio i soggetti immunodepressi), sulla base di considerazioni sul rischio/beneficio individuale. Per l’implementazione di una strategia di vaccinazione estesa devono, invece, essere considerati anche gli aspetti relativi sia al vaccino sia alle possibili ricadute della sua introduzione sull’organizzazione dei servizi vaccinali e sull’accettazione da parte delle famiglie. Nell’ipotesi di una vaccinazione universale, essendo l’incidenza dell’infezione maggiore nel primo anno di vita, l’avvio precoce del ciclo vaccinale è indispensabile per prevenire il maggior numero di casi. La possibilità di somministrazione del 4CMenB insieme ad altri vaccini deve essere attentamente valutata, sia per non comprometterne l’accettabilità a causa dell’incrementato rischio di eventi avversi sia per non compromettere l’adesione o il completamento dei cicli vaccinali di routine. I dati sulla frequenza di febbre e sull’utilità della profilassi con paracetamolo in caso di somministrazione del solo vaccino Men B non sono a oggi conclusivi”.
Un invito alla prudenza, insomma.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-pneumococco con i vaccini PCV23 e soprattutto PCV13, specialmente per gli anziani, l’ISS si era espresso con prudenza nel 2013 (pdf):
“In conclusione, nell’anziano sano il vaccino PPV23 è efficace nella prevenzione delle MIP che hanno un’incidenza limitata e non è efficace nella prevenzione delle polmoniti che rappresentano la patologia più frequente nell’anziano, mentre per il vaccino PCV13 le evidenze della sua efficacia clinica non sono ancora disponibili in questa fascia di età. Appare quindi opportuno aspettare i risultati di un trial clinico in corso (lo studio CAPITA) prima di modificare la attuale strategia vaccinale”.
Nel 2015 lo studio CAPITA ha dimostrato l’efficacia (46%) del vaccino PCV13 nell’anziano contro le polmoniti acquisite in comunità e le malattie invasive da pneumococco (solo delle specie coperte da vaccino). Quindi i dubbi del documento ISS hanno ricevuto almeno in parte una risposta. Lo studio CAPITA è stato pubblicato da New England Journal of Medicine (abstract). Lo studio è sostenuto da Pfizer.

Un altro caso spinoso si pone nei confronti dell’estensione della vaccinazione per la Varicella. Scrive l’autore: "In questo caso si rischia, nonostante gli sforzi del sistema sanitario, di non debellare la malattia e rimane il pericolo di contrarla in età adulta. Questo fallimento è già avvenuto per il Morbillo, ripetere l'errore anche per la Varicella propone dubbi anche sul piano etico”.

Il morbillo è uno degli obiettivi di eradicazione della strategia di sanità pubblica europea, vista la pericolosità della malattia. Negli anni, come attesta il Piano vaccinale 2016-2018, l’incidenza di morbillo nella popolazione italiana è sensibilmente diminuita. Si riconosce però che la copertura vaccinale da morbillo-parotite-rosolia che sarebbe necessaria per l’eradicazione della malattia (95%) non è ancora stata raggiunta, attestandosi oggi intorno all’85%. Un fallimento magari no, certo non un successo. Potrebbe avvenire lo stesso con il vaccino anti-varicella, offerto d’ora in avanti insieme al vaccino MPR? Cautele simili erano state espresse nel precedente piano vaccinale 2012-2014.

COPERTURE VACCINALI (x 100 abitanti) CALCOLATE SULLA BASE DEI RIEPILOGHI INVIATI DALLE REGIONI/PP.AA. – Anno 2014

REGIONI/PP.AA.Antipolio (a)D (a)T (a)P (a)Antiepatite B (a)Hib (b)Morbillo (c)Parotite (c)Rosolia (c)Varicella (c)Meningococco C coniugato (b)Pneumococco coniugato (b)
Piemonte95,995,996,195,895,695,489,789,789,71,186,892,1
Valle D'Aosta90,690,891,390,190,289,777,677,277,10,477,884,4
Lombardia92,992,893,092,792,792,387,287,187,20,877,477,8
Prov Auton Bolzano88,588,488,588,488,087,768,868,768,82,961,380,7
Prov Auton Trento92,792,793,192,692,492,184,284,284,21,281,787,1
Veneto91,791,892,191,791,491,087,187,087,084,288,185,6
Friuli Venezia Giulia92,292,692,692,191,791,783,583,483,460,382,682,4
Liguria95,795,795,895,795,695,282,882,882,811,683,192,2
Emilia Romagna94,894,795,194,494,594,088,388,188,1Non compresa88,392,5
Toscana95,495,695,795,695,495,189,389,289,277,187,893,8
Umbrian.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.
Marche93,793,693,793,693,593,581,481,481,41,576,689,6
Lazion.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.
Abruzzo96,696,696,696,696,696,585,785,785,74,762,283,6
Molise96,696,696,696,696,696,686,386,386,337,374,294,6
Campania93,293,293,293,293,293,183,783,783,77,942,776,6
Puglia94,694,694,694,694,694,685,185,185,181,777,893,5
Basilicata98,898,898,898,898,898,890,090,090,072,586,398,5
Calabria96,196,196,196,196,196,083,283,283,251,166,292,0
Sicilia93,593,593,593,593,593,584,083,984,079,060,291,7
Sardegnan.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.n.p.
TOTALE (MEDIA)93,993,994,093,893,793,585,985,985,932,974,486,4

Anche su altri vaccini l’autore esprime dissenso verso la loro immediata estensione generalizzata. “Il dibattito è aperto anche rispetto al vaccino del Papilloma virus da proporre ai maschi, siano essi infanti o adulti. La stessa cosa si può dire per il Rotavirus che sarebbe sufficiente utilizzare nei neonati ad alto rischio (pretermine e a basso peso), ma che il nuovo piano prevede per tutti. Ancora controversa è la decisione sulla vaccinazione degli anziani contro l'Herpes Zoster”.

Non abbiamo al momento documenti decisivi a favore o contro l’estensione di queste vaccinazioni. Forse questo è un elemento di metodo da tenere in considerazione, se è vero - come sottolinea l’autore - che il Piano vaccinale in scadenza “prevede, prima di introdurre nuove inoculazioni, un processo decisionale trasparente basato su una valutazione delle priorità effettuato da istituzioni indipendenti”.
Sull’offerta del vaccino HPV ai maschi, ad esempio, vale la stessa considerazione fatta da un documento interregionale sulla varicella: visto che, nonostante la volontà espressa dal Ministero della salute di uniformare le coperture vaccinali, su alcuni vaccini ogni regione è andata per conto suo, l’offerta di questi vaccini si presenta molto difforme sul territorio, con "possibili alterazioni del quadro epidemiologico delle malattie e disparità di offerta sul territorio nazionale”. Non esistendo ancora, sempre secondo le osservazioni regionali, "un flusso informatizzato unico a livello nazionale e talvolta neppure nell’ambito regionale”, la preoccupazione è che l’accelerata introduzione di questi nuovi vaccini non sia destinata al successo. (vd. Nota al Piano vaccini del gruppo di lavoro sanità pubblica inviata alla commissione salute - pdf)

Infine l’autore pone un problema di costi, certo importante per decisioni che riguardano la sanità pubblica. “La spesa annua prevista per l'attuazione del piano ministeriale è pari a 620 milioni di euro, circa 300 in più rispetto a quello attualmente in vigore. Fermo restando il problema delle coperture, dovuto all'indeterminatezza della legge di stabilità, c'è da chiedersi se, sulla base di quanto riportato sopra, sia un investimento ben riposto”.

Il Piano nazionale vaccinale quantifica nella cifra teorica di 620 milioni di euro l’investimento per il nuovo piano. La spesa storica per i vaccini ammonta annualmente intorno ai 350 milioni di euro (la metà dei quali per i nuovi vaccini: HPV, Meningococco e Pneumococco; Osmed 2013). La differenza potrebbe ridursi centralizzando gli acquisti, ma certo rimane considerevole. Il nuovo Piano prevede fra l’altro anche l’aumento delle sedute vaccinali, dello sforzo informativo, e di personale formato (trovando il modo di superare il blocco delle assunzioni in sanità). Una bella sfida insomma. O un azzardo. A seconda dei punti di vista.

Commenti

ritratto di Donato Greco

E ti pareva che non sorgevano gufi anche sulle vaccinazioni! Critiche da chi da sempre si è distinto quale feroce censore di strategie vaccinali, anche, di fatto, ritardando la prevenzione vaccinale a tanti individui della regione di cui  era responsabile. Come non condividere i limiti e l'incompletezza dell'attuale piano vaccini: per essere un piano operativo difetta di modalità di attuazione per raggiungere gli ambiziosi obbiettivi definiti, difetta di un piano dettagliato di allocazione risorse, personale, fondi, logistica, tempi: ma non erano queste le pretese  di esclusività delle regioni.
Certo un Italia che aveva inventato, unica al mondo, il federalismo vaccinale, questo piano spaventa, perché pretende di mettere il Paese tra quelli con la migliore offerta di prevenzione vaccinale! Come di consueto le critiche trascurano l'elemento più forte ed importante di questo piano: l’affermazione di un sacrosanto diritto dei cittadini del nostro Paese cioè il diritto a non ammalarsi, o morire, di malattie prevenibili con vaccini efficaci, sicuri e sostenibili, quali quelli indicati nel piano.
Concordemente con l'ultimo piano globale dell'OMS si definisce il diritto alla prevenzione vaccinale un diritto elementare della popolazione, come l'acqua potabile o l'istruzione! Finalmente una parola chiara in un settore della prevenzione ingiustamente perseguitato dall'ignoranza e dall’oscurantismo!
E poi, sulle risorse: ma come si fa ad accusare di mancanza di risorse quando, in molte regioni italiane, i servizi vaccinali ricevono le famiglie solo in orario di ufficio, costringendo i genitori a perdere giornate di lavoro e in altre regioni si vaccina solo alcuni giorni alla settimana!!!
Infine i soldi: seicento milioni per la prevenzione vaccinale su una spesa sulla salute di oltre 140 miliardi!!! lo 0,42 per cento!!! una frazione minima per prevenire centinaia di migliaia di malattie!!!  
Certo alcuni ci guadagnano: chi fa vaccini è content del piano, ma lo stesso vale per qualsiasi prodotto per la salute, compresi i nostri stipendi! Insomma il piano non è perfetto, tocca alle regioni di attuarlo in modo razionale e giusto, ma sempre di più tenendo presente la missione del servizio sanitaria nazionale che deve rispettare ill fondamentale diritto costituzionale alla Salute. 

Donato Greco
European Cneter For Diseases Control (ECDC) Stoccolma Svezia
Long term consultant on Vaccine Preventable diseases

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Canaletto e Bellotto: pittori o geometri?

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Canaletto, Campo Santi Giovanni e Paolo, 1738 circa.

Dovendo scegliere tra un pittore e un topografo, a chi affidereste il compito di rappresentare realisticamente ed efficacemente un determinato paesaggio, urbano o rurale? Ipotizziamo che decidiate di affidare il lavoro a un artista con cui pattuite l’esecuzione di un dipinto a olio su tela. E se l’artista che avete incaricato facesse uso di mezzi tecnici, ad esempio di apparecchiature ottiche, in un certo senso invadendo il campo e appropriandosi dei trucchi del mestiere e delle competenze della concorrenza? Denuncereste la violazione del patto - non scritto - che ha stipulato con voi e lo giudichereste un artista che bara o addirittura un artista dimezzato?

È questo il dubbio che devono essersi posti, già nella prima metà del Settecento, Antonio Canal, detto Canaletto e suo nipote Bernardo Bellotto (pure lui per un certo periodo noto come Canaletto, diciamo per mere ragioni di marketing). I due, infatti, il primo essendo maestro del secondo, fecero ampio e documentato uso di un’apparecchiatura ottica nota come camera obscura senza peraltro mai molto sbandierare questo loro “segreto industriale”: la utilizzarono costantemente come sussidio per tracciare con sicurezza le linee portanti dei volumi dei loro dipinti e le sagome dei monumenti e degli edifici che hanno rappresentato negli affascinanti dipinti a olio presenti in musei, gallerie e collezioni di enti e di privati in tutto il mondo. Sono stati, Canaletto e Bellotto, tra i primi e certamente i più noti esponenti del cosiddetto vedutismo, genere pittorico nato a Venezia nel primo Settecento. Molti loro schizzi (“scaraboti”) e disegni preparatori, a matita e penna su carta, sono arrivati fino a noi e sono conservati, raccolti in quaderni, in vari musei, tra cui le Gallerie dell’Accademia a Venezia.

La camera oscura portatile in legno appartenuta secondo alcuni studiosi a Canaletto. Si può vederla all'ingresso della mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala a Milano.

Come porsi, dunque, di fronte alla legittimità e opportunità dell’uso intensivo della camera obscura da parte di quei pittori? Si tratta semplicemente di un utile strumento ausiliario o è invece una criticabile pratica tecnica che, se applicata in modo pedissequo nella realizzazione dei dipinti, minaccia di ostacolare e compromettere la creazione artistica, esponendo così il pittore al rischio di vedersi relegato nell’angusto e sgradito ruolo esecutivo di “geometra dell’ufficio tecnico”?

Per rispondere a questa domanda, serve forse chiedersi perché  alcuni pittori, soprattutto settecenteschi, abbiano sentito l’esigenza di utilizzare la camera obscura, o camera ottica. La risposta molto probabilmente va cercata nel clima culturale dell’epoca di cui stiamo parlando: con l’Illuminismo, infatti, si impone un nuovo sguardo sulla realtà, più oggettivo, più scientifico e l’esattezza della rappresentazione pittorica del paesaggio è solo uno dei campi in cui questa nuova visione del mondo si manifesta.

Questa tematica complessa, di cui cercheremo di fornire qualche utile elemento di conoscenza e di riflessione, colpisce immediatamente il visitatore della bella mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala a Milano. Nelle quasi cento opere in mostra si possono ammirare le precise rappresentazioni (quanto precise effettivamente siano, tra poco lo scopriremo) di palazzi e canali, campi (nel senso veneziano della parola) e piazze di città del centro Europa, campagne e scorci di ruderi dell’antichità talmente dettagliate da sembrare fotografie, il tutto sempre sapientemente illuminato da luci oblique e radenti, perfettamente adatte a scolpire la tridimensionalità degli edifici. Per meglio comprendere il senso di queste immagini si rende necessario, però, un salto indietro nella storia della scienza e della tecnica.

La conquista della prospettiva

Nel corso degli ultimi tre millenni, non sono mancati studi teorici e sperimentazioni pratiche per cercare di risolvere un problema, sia concettuale, sia concreto: quello della rappresentazione della realtà tridimensionale su una superficie piana, bidimensionale. Problema che stava a cuore a due categorie apparentemente assai distanti tra loro di esseri umani: i matematici e i pittori, vale a dire, in un senso più ampio, gli scienziati e gli artisti.

Precisiamo, per quanto possa sembrare a questo punto scontato, che stiamo parlando di “prospettiva” e di “geometria proiettiva”. Nelle prime testimonianze visive arrivate fino a noi, quelle raffiguranti scene di caccia rinvenute nei dipinti rupestri delle grotte paleolitiche, i nostri antenati non sembrano essere stati sfiorati dal desiderio di suggerire un senso di profondità alle loro immagini. Occorre quindi fare un balzo temporale in avanti di parecchi millenni per vedere qualche tentativo di rappresentazione prospettica del reale: in qualche disegno di epoca egizia, duemila anni prima di Cristo, appaiono molto timidamente i concetti della similitudine e della prospettiva, con edifici rappresentati in pianta e alzato, per quanto, a dire il vero, la maggior parte delle immagini egizie giunte fino a noi raffigurino piuttosto una realtà prevalentemente bidimensionale (di profilo). Nemmeno l’epoca della cultura Assiro Babilonese sembra sentire l’urgenza di descrivere un mondo a tre dimensioni e, ad esempio, i bassorilievi di leoni e altri animali presenti sulle pareti della Porta di Ishtar (sec. VI a.C.), conservata al Pergamon Museum di Berlino, ci appaiono nella loro fissità, isolate e di profilo su uno sfondo uniforme, privo di profondità. In estremo oriente la prospettiva, almeno a livello di studi teorici, sembra far capolino solamente in un trattato cinese per la determinazione delle ombre del IV secolo a.C., ma risalente secondo alcuni storici addirittura al 1100 a.C.

Ma è solo con i grandi matematici greci che inizia uno studio rigoroso delle regole di rappresentazione geometrica dello spazio. Spicca tra tutti il nome di Euclide, vissuto ad Alessandria (allora una colonia greca) a cavallo tra quarto e terzo secolo a.C., noto per la sua imponente opera Elementi grazie alla quale è passato alla storia della matematica.  Nell’Ottica, suo meno noto trattato, Euclide pone invece le fondamenta della geometria descrittiva, chiamata poi, a partire dal diciannovesimo secolo, “geometria proiettiva”.

Proseguendo nella nostra carrellata storica, la civiltà romana sembra da un lato orientata alla sperimentazione pittorica, dall’altro lato alla teorizzazione. Sul versante pratico, attraverso dipinti e mosaici (ad esempio nel mosaico pompeiano di Alessandro alla battaglia di Isso), si assiste alla rappresentazione della tridimensionalità, pur essendo chiaro che non era ancora maturata una consapevolezza precisa delle regole della convergenza verso un unico punto. Dall’altro lato, quello più teorico, attraverso gli scritti di Vitruvio (architetto e scrittore del primo secolo a.C.) si approfondiscono i problemi legati alla scenografia e alla rappresentazione degli edifici.

Il più antico disegno pubblicato noto di una camera oscura si trova nel trattato "De Radio Astronomica et Geometrica" (1545) del medico, matematico e costruttore di strumenti olandese Gemma Frisius (nato Jemme Reinerszoon), in cui l'autore descrive ed illustra come ha usato la camera oscura per studiare l'eclissi solare del 24 gennaio 1544.

Prima di arrivare al Rinascimento italiano, nel XIV secolo, durante il quale architetti/pittori/matematici, da Filippo Brunelleschi a Leon Battista Alberti e da Piero della Francesca fino a Leonardo da Vinci, applicando rigorosi metodi matematici hanno definito in maniera fino ad allora sconosciuta le regole della prospettiva, è necessario menzionare altri studiosi medievali che li hanno preceduti. Tra questi vale la pena ricordare in particolar modo lo scienziato/filosofo arabo Al-Kindi (IX secolo) e soprattutto  il matematico, fisico, medico e filosofo Alhazen (XI secolo), nato a Bassora ma trasferitosi presto al Cairo. A quest’ultimo, autore del trattato in sette volumi sull’Ottica Kitab al-Manazir, tradotto in latino da Gherardo da Cremona nella seconda metà del XII secolo, sono attribuite le prime osservazioni relative al passaggio dei raggi di luce attraverso un foro e al loro viaggiare in linea retta senza mai confondersi, generando su una superficie, posta al di là del piano contenente il foro, immagini rovesciate direttamente corrispondenti alle forme degli oggetti dai quali la luce proviene.

Bellissime scientifiche finzioni

Si tratta esattamente della descrizione del principio della camera obscura (o camera oscura, detta anche camera ottica) strumento che finalmente ci porta a parlare del lavoro di Bellotto e Canaletto, noti soprattutto per le vedute di Venezia, ma attivi anche in altre città d’Italia e d’Europa visitate durante viaggi di lavoro o in alcuni casi diventate luogo di residenza (Roma, Firenze, Verona, la Lombardia, Londra, Dresda, Vienna, Monaco di Baviera, Varsavia). All’ingresso della mostra delle Gallerie d’Italia di Milano (visitabile fino al 5 marzo), il primo oggetto che ci accoglie, racchiuso entro una teca trasparente, è proprio una camera oscura portatile in legno appartenuta forse (ma secondo alcuni studiosi probabilmente no) a Canaletto. Il primo quadro della mostra, una tela di Canaletto, è il Campo Santi Giovanni e Paolo (circa 1738), di cui sono arrivati a noi anche gli schizzi preparatori (visibili in mostra su un monitor), fatti certamente con l’ausilio di una camera obscura.

Schizzi preparatori per la tela Campo Santi Giovanni e Paolo (circa 1738) di Canaletto.

Quello che colpisce a prima vista nel quadro è una precisione e un apparente realismo “di qualità fotografica”, ma un confronto diretto con quell’angolo di Venezia, tutt’oggi conservato quasi esattamente come all’epoca del dipinto, permette di scoprire che l’artista ha, sì, operato partendo da una ricognizione fatta per mezzo della camera ottica, ma ha anche arbitrariamente spostato il suo punto di osservazione tra uno schizzo e l’altro, tra una seduta di disegno e l’altra. Così facendo, ma ricomponendo con maestria più “riprese” fatte da punti di osservazione distinti, come dimostrato nel 1959 dallo storico dell’arte e massimo studioso della prospettiva Decio Gioseffi, Canaletto crea l’illusione di un punto di vista unico, più lontano, ma oggettivamente impossibile da realizzare nella pratica per la presenza di edifici al di qua del canale, il Rio dei Mendicanti, che si trova in primo piano nel quadro. Nelle parole della curatrice della mostra, Bożena Anna Kowalczyk: “un’immagine altamente sofisticata, irreale nelle proporzioni dei monumenti e nelle distanze, ma di grande bellezza.”

E qui torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto l’articolo: per rappresentare la realtà del mondo preferiamo un pittore o un topografo, un artista o un geometra? La risposta, visti i risultati e soprattutto considerati i procedimenti e le strumentazioni utilizzate, sembra essere meno netta del previsto. Svelato il mistero dell’utilizzo “creativo” di uno strumento di conoscenza oggettiva come la camera ottica opteremmo per un tipo particolare di artista, come appunto Bellotto e Canaletto, che abbia fatta sua un’impostazione come quella qui ben descritta:

“Quelli che s’innamorano della pratica senza la scienza, sono come i nocchieri che entrano in naviglio senza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la pratica dev’essere edificata sopra la buona teorica, della quale la prospettiva è guida e porta, e senza questa nulla si fa bene” . Leonardo da Vinci – Trattato della Pittura, parte seconda - 77. Dell'errore di quelli che usano la pratica senza la scienza.

 

Cover: Antonio Canal, detto il Canaletto, Campo santi Giovanni e Paolo, 1738 ca, olio su tela, 46,4x78,1 cm, Londra, Royal Collection. Prestato da Sua Maestà Elisabetta II e visibile nella mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, dal 25 novembre 2016  al 5 marzo 2017 alle Gallerie d’Italia, Piazza della Scala, Milano.