fbpx Il virus della poliomielite resistente alla vaccinazione? | Scienza in rete

Il virus della poliomielite resistente alla vaccinazione?

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Grazie a programmi di vaccinazione efficaci ogni anno si ammalano di poliomielite poche centinaia di persone nel mondo.
Scienziati dell’Università di Bonn, assieme a colleghi del Gabon, hanno riscontrato che nell’epidemia di poliomielite del 2010 in Congo il ceppo virale era mutato e il virus era in grado di resistere al vaccino, un ostacolo da considerare nella strada verso l’eradicazione totale della malattia?

Il caso dell’epidemia in Congo del 2010 è stato particolare a causa dell’elevato tasso di mortalità e del numero di ammalati che sono rimasti paralizzati. Si parla di 209 vittime per 445 persone infettate, 390 nella sola città di Point Noire, con un tasso di mortalità del 47%.
Per capire la gravità dell’epidemia basta pensare che nel 2012 in tutto il mondo sono stati riportati 223 casi e nel 2013 416. Un altro caso di epidemia consistente è stato tra il 2010 e il 2011 quando ci sono stati 463 contagiati in Tajikistan ma, in questo caso, il tasso di mortalità è stato solo del 6%.

Un’altra particolarità dell’epidemia del 2010 è stata che, mentre generalmente la malattia lascia paralizzati i bambini più piccoli, nel caso del Congo l’età media delle persone che riportavano paralisi acuta è stata di 20 anni.
L’alto tasso di mortalità dell’epidemia in Congo è stato all’inizio spiegato con un basso tasso di vaccinazione della comunità locale ma lo studio pubblicato su PNAS mostra che la maggior parte delle persone ammalate erano vaccinate.
I ricercatori hanno isolato il virus da un caso fatale e hanno scoperto che il patogeno aveva una mutazione che cambiava in modo determinante la sua forma, mostrava infatti una combinazione finora sconosciuta degli amminoacidi nei siti antigenici. Il risultato di questa mutazione? Gli anticorpi indotti dalla vaccinazione riuscivano difficilmente a bloccare il virus e a renderlo innocuo.

Durante lo studio è stato analizzato il comportamento del virus quando veniva a contatto con persone che non avevano ricevuto il vaccino, con chi era stato vaccinato da poco, e con chi aveva ricevuto le normali vaccinazioni da bambino. Proprio quest’ultimo caso è risultato di particolare interesse: i ricercatori hanno infatti analizzato campioni di sangue provenienti da 34 studenti di medicina dell’Università di Bonn, tutti vaccinati da bambini secondo la prassi.
Gli anticorpi nel loro sangue non avevano problemi a combattere il virus della polio “normale” ma la situazione era molto diversa nel caso del virus mutato: la reazione immunitaria infatti era molto più debole.

L’OMS ha come obiettivo quello di eradicare completamente la poliomielite nei prossimi anni. L’obiettivo sembra raggiungibile visto che può solo passare da uomo a uomo, che non ci sono riserve patogene negli animali che potrebbero causare nuove epidemie e, infine, che il vaccino, almeno fino a oggi, dava una copertura altissima. Questo ovviamente cambia quando il virus muta come nel caso dell’epidemia del Congo.
Felix Drexler, Institute for Virology dell’Università di Bonn e primo autore dello studio ha commentato: “quando un patogeno così modificato incontra una popolazione che non è sufficientemente vaccinata bisogna cominciare a preoccuparsi, non possiamo sederci e non fare niente, dobbiamo aumentare il tasso di vaccinazione e sviluppare un vaccino più potente per eradicare definitivamente la malattia”.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.