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La primavera più difficile a Fukushima

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Nucleare

Disastro tecnologico all’interno dello spaventoso cataclisma sismico giapponese, la centrale elettronucleare di Fukushima Dai-ichi è stata coinvolta dallo tsunami dell’11 marzo riportando danni strutturali con esplosioni e liberazione di acqua e vapori radioattivi, che hanno imposto l’evacuazione di circa 170.000 persone dalla zona circostante. A tutt’oggi la situazione dell’impianto di Fukushima non è ancora stabilizzata, mentre continuano intense le scosse sismiche (894 Sopra magnitudo 4,5), manca una precisa analisi dello stato di tutti i reattori nucleari coinvolti e una ricostruzione accurata degli eventi, in modo da poter prevedere con certezza gli sviluppi futuri. L’incidente ha comunque sollecitato un riesame delle norme e normative internazionali di sicurezza degli impianti nucleari e sta avendo un impatto anche sui alcuni programmi nucleari nazionali.

In questo contributo consideriamo gli eventi fino al 3 aprile, sulla base dei rapporti della Nuclear and Industrial Safety Agency giapponese (NISA) e dell’agenzia atomica di Vienna (IAEA).

La centrale di Fukushima Dai-ichi sulla costa nord-orientale del Giappone era fra le più grandi al mondo con i suoi 6 reattori ad acqua bollente (BWR) per una potenza totale di 4,7 GWe; al momento del sisma I reattori 1, 2 e 3 erano in funzione, e gli altri in revisione programmata. I reattori sono progettati per resistere a sismi fino ad accelerazioni fra 441 e 489 Gal, a seconda delle unità. La centrale è protetta dai tsunami da un muro verso il mare alto 5,7 m.

All’arrivo dell’onda sismica del terremoto dell’11 marzo a Fukushima Dai-ichi le unità attive 1, 2 e 3 si spengono automaticamente. Il terremoto danneggia la rete elettrica della zona, la centrale resta senza corrente e i generatori diesel d’emergenza provvedono alle pompe per il raffreddamento del nocciolo dei reattori. Dopo un’ora arriva un’onda tsunami di 14 m, che supera il muro di protezione e allaga l’edificio dei generatori diesel, mettendoli fuori uso. Entrano allora in funzione le batterie per i sistemi di controllo (in grado di operare per 8 ore) e i sistemi ausiliari di raffreddamento pilotati dal vapore per i reattori 1,2 e 3. La devastazione del terremoto e dello tsunami nell’area circostante rende impossibili aiuti immediati dall’esterno. La TEPCO (Tokyo Electric Power Company) segnala l’emergenza alla NISA e viene emesso l’ordine di evacuazione per le persone entro 2 km dalla centrale. La zona sarà estesa a 20 km.

Venuta meno la possibilità di raffreddamento, parte degli elementi di combustibile nei reattori 1,2 e 3 perdono la copertura acquea e il loro rivestimento di zirconio reagisce col vapore producendo idrogeno. Per ridurre la pressione nei reattori e raffreddare il combustibile nei gioni successivi si sfiatano i 3 reattori, liberando vapore e idrogeno, che produce esplosioni distruggendo il tetto delle unità 1 e 3 e danneggiando il serbatoio di sfioro dell’unità 2. Si procede a pompare acqua di mare nei reattori (che danneggia i reattori) mediante autopompe, camion per iniezioni di cemento e cannoni d’acqua antisommossa, fino all’arrivo di acqua fresca via mare (25 marzo) e di pompe con generatori autonomi (26 marzo).

Alte dosi di radioattività vengono riscontrate nell’acqua delle unità turbine, ritardando le operazioni di prosciugamento delle zone allagate e il ripristino dell’energia elettrica nelle unità danneggiate.

Sorgono problemi nelle vasche di contenimento del combustibile esausto: mancando la refrigerazione l’acqua di ricoprimento evapora riducendo la copertura: nell’unità 4 siproduce idrogeno che causa un incendio e un’esplosione con diffusione di radioattività. Si interviene con autopompe ed elicotteri per riempire le vasche del combustibile esausto delle unità 1-4; si riesce a mantenere il controllo della temperatura del combustibile esausto nei reattori 5 e 6, che vengono connessi alla rete esterna e raggiungono (20 marzo) la condizione di spegnimento “freddo”.

Il 20 marzo il presidente del governo giapponese ha annunciato che le unità danneggiate non verranno rimesse in funzione.

I danni ai lavoratori e soccoritori comprendono la morte di 3 operai (due per lo tsunami e uno per il terremoto) e 4 feriti per le esplosioni; 21 lavoratori dei 370 impegnati nelle operazioni hanno ricevuto dosi fra 100 e 200 mSv, senza conseguenze patologiche (il limite per il personale in operazioni di emergenza è stato fissato in 250 mSv).

Il 13 marzo è iniziato il controllo della popolazione della prefettura di Fukushima e fra 115.000 persone non si sono trovati problemi sanitari, con circa 200 persone esposte a dosi superiori a 1 microSv/h. In alcune zone sono stati imposti limiti al commercio di vegetali e latte. Continuano i controlli in tutto il Giappone e misure di radioattività vengono effettuate in molti paesi. 

Tabella | I reattori di Fukushima Dai-ichi al momento del sisma

 Unità 1Unità 2Unità 3Unità 4Unità 5Unità 6
potenza (MWe)4607847847847841100
tipoBWR-3BWR-4BWR-4BWR-4BWR-4BWR-5
entrata in funzione197119741976197819781979
moduli di combustibile nel nocciolo400548548548764
moduli di combustibile esausto2925875141331946876
calore residuo nel combustibile esausto (kW)604002002000700600
tipo di combustibileLEULEULEU e MOXLEULEULEU
statoattivoattivoattivospentospentospento
5 aprile, 2011 da Alessandro Pascolini


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#1 Articolo di Pascolini su Fukushima

ritratto di Gianni Fochi
8 aprile, 2011 - 11:46 da Gianni Fochi (non verificato)
Articolo ottimo e preciso. Purtroppo i talebani dell'ambientalismo sfruttano invece le impressioni popolari per combattere i necessari programmi di sviluppo dell'energia nucleare.
  • rispondi

#2 Ma quali talebani...

ritratto di magnete
8 aprile, 2011 - 15:54 da magnete

...sono i Rubbia (scienziato - http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Nucleare-Rubbia-Veronesi-vada...), i Leon (economista - http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011031818181...) a porre in dubbio l'attuale per l'Italia attuale...

  • rispondi

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