Istruzione italiana sotto la media europea

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L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato come ogni anno Education at a Glance, il rapporto in cui vengono forniti i dati relativi alle risorse umane e finanziarie investite nel settore dell’istruzione. Nei 37 paesi presi in esame, il 27% degli adulti ha un livello d’istruzione primaria o secondaria inferiore, il 44% ha un'istruzione secondaria superiore e il 30% una qualificazione terziaria.

Più di 255 milioni di persone nei paesi OCSE ha un'istruzione superiore. Gli sforzi per accrescere il livello di istruzione hanno portato a cambiamenti significativi. Nel 1998, infatti, in media nei paesi dell'OCSE, il 37% dei 25-64 anni non aveva completato l'istruzione secondaria superiore, il 42% aveva completato il ciclo di istruzione secondaria superiore, e un altro 21% aveva completato l'istruzione terziaria. In Italia il numero di giovani che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria non è mai stato così elevato siamo, infatti, intorno al 70%, ma questa percentuale è di gran lunga inferiore alle medie OCSE che si attesta invece intorno all’81%. Eppure i nostri studenti sono tra coloro che passano più ore sui banchi di scuola. Gli alunni tra i 7 e i 14 anni passano una media di 8,316 ore, quando la media Ocse è di 6.732 ore. Gli insegnanti italiani, infatti, sono numerosi, per fare fronte all'elevato numero di ore di insegnamento; questa è una delle cause della loro retribuzione non alta; nelle scuole secondarie inferiori in media i paesi OCSE raggiungono il livello più alto della loro fascia retributiva dopo 24 anni di servizio, mentre in Italia, ciò avviene solo dopo 35 anni di servizio. Tra il 2000 e il 2009 gli stipendi degli insegnanti italiani sono leggermente diminuiti, mentre nei paesi OCSE sono aumentati in media del 7%. I nostri insegnanti guadagnano circa il 40% dei lavoratori con livello d'istruzione comparabile. I paesi dell’OCSE spendono in media per l’istruzione circa il 6,1% del PIL, il nostro paese si colloca 29° posto su 34 paesi con una spesa del 4,8% del proprio PIL.

Se lo stato italiano non investe nell’istruzione non lo fanno nemmeno le imprese private, nel 2008 solo l’8,6% della spesa totale destinata agli istituti d'istruzione in Italia proveniva da investimenti privati, ampiamente al di sotto della media OCSE del 16,5%. I dati dell’Education at a Glance indicano che tra il 2000 e il 2006, nella nostra penisola, la spesa sostenuta dagli istituti d’istruzione per il singolo studente nei cicli di livello primario, secondario e post-secondario non universitario è aumentata del 6% ma si tratta, purtroppo, del secondo incremento più basso tra i 30 Paesi di cui i dati sono disponibili. La spesa per studente universitario è aumentata invece di 8 punti percentuali, anche in questo caso ben al di sotto della media OCSE che è di 14 punti percentuali. La spesa italiana per studente passa dagli 8.200 dollari della scuola dell’infanzia ai 9.600 dell’Università, quando anche qui la media Ocse va dai 6.200 dell’infanzia ai 13.700 dell’Università.

Secondo i dati OCSE , inoltre, i laureati italiani che oggi hanno tra i 56-64 anni sono il 10 % mentre la media OCSE è del 22%. I giovani laureati italiani tra i 25-34 sono circa il 20 % che ci colloca al 34°su 37 paesi. Il 79% dei laureati italiani ha un impiego mentre la media dei paesi OCSE è dell’84%. Sempre nel nostro Paese coloro che hanno conseguito una laurea negli anni ’60 guadagnano molto di più rispetto ai neolaureati. La forbice fra questi due “gruppi” è di circa 46 punti percentuali molto al di sopra delle medie OCSE (13 punti percentuali). Le donne, in Italia e in Brasile, con una laurea guadagnano molto di meno rispetto agli uomini.

Il Rapporto indica inoltre che nei paesi OCSE una persona con un livello di istruzione terziaria produrrà in media durante la sua vita lavorativa circa 119.000 dollari in più di imposte sul reddito e di contributi sociali rispetto a una persona con istruzione secondaria. Dopo aver ripagato la quota di finanziamento pubblico che ha parzialmente coperto il costo dell'istruzione superiore di quella persona, del maggior importo di imposte e contributi rimangono circa 86.000 dollari, vale a dire quasi tre volte l'investimento pubblico medio per studente nel settore dell'istruzione terziaria. L'Italia infine è uno dei pochissimi paesi che non prevede valutazioni del proprio operato da parte di ciascuna scuola. L’Ocse ha rilevato che in Italia è richiesto alle scuole di presentare solo rapporti di conformità alle autorità di livello superiore: un dispositivo che assicura che le scuole osservino leggi e regolamenti, non riguarda quindi la qualità dell`istruzione né individua i punti di forza e di debolezza di ogni istituto scolastico.

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Crediti: Etereuti/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un'indagine commissionata da Fondazione Bracco a Eumetra per captare gli orientamenti degli opinion leader sui temi di Unione europea e ricerca scientifica ha mostrato che chi dovrebbe orientare l’opinione pubblica in realtà si allinea quasi perfettamente a essa: poco più della metà degli intervistati pensa che l'Italia non abbia beneficiato dall'ingresso in UE, e ben il 32% ritiene che l'Europa non sia essenziale per lo sviluppo scientifico del nostro Paese. Quest'idea può derivare dal fatto che l'Italia, negli ultimi anni, ha contribuito in media per il 9,47% del bilancio europeo della ricerca ma ne ha riportato a casa l’8,27%. Bisogna però tener conto della crescita in termini di competenze e di collaborazione transnazionale che queste risorse hanno generato e che vanno a riverberare su altri ambiti, principalmente innovazione ed economia