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Scienza e pace

Il primo ottobre si è tenuto a Rovereto, in provincia di Trento, un convegno intitolato “Scienza tra guerra e pace”, dedicato a presentare ed approfondire alcuni aspetti del delicato rapporto tra la ricerca scientifica e le sue applicazioni tecnologiche al settore degli armamenti e dei conflitti. E' stato anche l'occasione, per la comunità italiana degli iscritti all'USPID (Unione degli Scienziati per il Disarmo), di festeggiare tre personaggi che si sono particolarmente distinti nel nostro paese per il loro impegno a favore della pace e della limitazione degli armamenti: i professori Carlo Bernardini, Francesco Calogero e Carlo Schaerf, che quest'anno superano i notevoli traguardi anagrafici degli 80 e dei 75 anni, rispettivamente per il primo e per gli altri due. Tutti e tre questi fisici hanno lavorato nell'ambiente accademico; lungi però dal limitarsi a coltivare i loro interessi professionali nei rispettivi campi di specializzazione, essi hanno dedicato tempo ed energie per approfondire le tendenze ed i processi in atto nel settore degli armamenti e della pace, cercando di divulgare le problematiche connesse, di grande importanza sia sul piano della politica internazionale che per il mondo scientifico, troppo spesso disinteressato nei confronti dell'uso finale delle proprie ricerche.

Bernardini ha anche avuto un coinvolgimento nell'attività politica, divenendo senatore nella settima legislatura, dopodiché ha collaborato a fondare l'Unione Scienziati per il Disarmo e ha assunto la direzione di “Sapere”, la più antica rivista di divulgazione scientifica presente in Italia, caratterizzata anche da una rubrica dedicata agli armamenti.

Calogero ha lavorato come teorico, ma il forte impegno a favore del disarmo lo ha portato a rivestire per molti anni, dal 1989 al 1997, l'incarico di Segretario Generale delle “Conferenze Pugwash su scienza e affari mondiali”, organizzazione che nel 1995 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

Schaerf, fisico sperimentale, ha fondato nel 1966, assieme ad Amaldi, la Scuola Internazionale sul Disarmo e la Ricerca si Conflitti (ISODARCO), che dopo aver realizzato oltre cinquanta incontri continua a tutt'oggi a formare giovani studiosi, avendo nel frattempo organizzato iniziative anche in Cina, Taiwan, Germania e Medio Oriente.

Al convegno di Rovereto Bernardini, Calogero e Schaerf hanno parlato della loro esperienza e delle loro aspettative, nel corso di una tavola rotonda intitolata “Responsabilità etica e sociale degli scienziati oggi”, moderata da Francesco Lenci, del CNR di Pisa.

Tra i numerosi relatori che si sono alternati al podio di Rovereto, ricordiamo solo Marco De Andreis (Disarmo e sicurezza in Europa), Pietro Greco (Scienziati e opinione pubblica nell'era nucleare), Alessandro Pascolini (Primavera nucleare), Franco Foresta Martin (Guerra fredda e conquista dello spazio).

Oltre agli interventi tradizionali si è proposto al pubblico il documentario inglese “Death on the Silk Road”, presentato da uno dei protagonisti, il brillante medico cinese di etnia uyghura Enver Tohti, che ha descritto il proprio lavoro di ricerca scientifica in Cina, mirato ad investigare il possibile legame di causa-effetto tra l'aumento di certe gravi malattie e l'effettuazione di esplosioni nucleari in atmosfera nella regione autonoma dello Xinjiang, nell'estremo ovest del paese, abitata in prevalenza da minoranze etniche. Il lavoro di Tohti lo ha portato in rotta di collisione con le autorità di Pechino, tanto che ha dovuto abbandonare il suo paese rifugiandosi in Gran Bretagna, dove ora vive e lavora. Ha efficacemente esposto la difficoltà di studiare in Cina problemi epidemiologici importanti che però rischiano di mettere in cattiva luce le attività svolte dai militari e che pertanto sono in pratica proibiti.

La sera del giorno precedente il convegno è stato mostrato al pubblico un altro documentario, con la partecipazione della regista, l'australiana Katherine Aigner, intitolato “Australian Atomic Confessions: Twice in a Lifetime”, che mostra i pesanti effetti sulla popolazione (in particolare aborigena e sui militari coinvolti) dei numerosi test atomici effettuati nell'atmosfera sopra l'outback dai britannici negli anni '50 e '60.

Nei prossimi mesi altre proiezioni di documentari, appositamente tradotti per il pubblico italiano dall'Uspid, permetteranno di rendersi conto di come tutte le potenze militari atomiche (quindi anche Francia, Unione Sovietica, Stati Uniti) abbiano trascurato di proteggere ambienti e persone nel momento in cui la sperimentazione degli ordigni nucleari assumeva importanza prioritaria. Fa davvero impressione vedere come i comportamenti degli Stati siano stati analoghi, a prescindere dalle differenze di sistema politico, o dalla natura democratica o totalitaria dei governi. I cittadini sono stati ovunque trattati come cavie, i militari come carne da cann... oops! da radiazione. Una salutare lezione su cui riflettere, specie da parte delle giovani generazioni, che nemmeno sono consce che nei decenni passati oltre cinquecento ordigni atomici sono stati fatti esplodere in atmosfera, disperdendovi materiali radioattivi in gran quantità, che come conseguenza produrranno, su scala mondiale, un milione di morti, secondo le stime dell'Onu.

18 ottobre, 2010 da Mirco Elena


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Unione degli scienziati per il disarmo (USPID); Ufficio di Trento della scuola internazionale sul disarmo e la ricerca sui conflitti (ISODARCO)

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