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Il caso Martone e la piaga dei concorsi

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Università

L'uscita di Michel Martone (''Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato'') ha finito per spostare su di lui i riflettori dei media. Pur potendo vantare una carriera a dir poco fulminante, avendo vinto un concorso a cattedra universitario alla tenera età di 29 anni, l'esame degli atti del suo concorso mostra qualche anomalia. Infatti, per le due idoneità a professore ordinario messe a concorso nel 2003 dall'Università di Siena, i candidati si ridussero da otto a due; gli altri sei, una volta resa nota la commissione esaminatrice, ritirarono la domanda nonostante avessero un buon numero di lavori (tre candidati con almeno 50 lavori). Martone non si ritirò e vinse presentando come titoli due monografie, di cui una in edizione provvisoria ( vedi gli Atti del concorso disponibili qui).

Qualcuno potrebbe obbiettare che non è il numero che conta e che anche un solo lavoro eccellente può valere ben più di molti lavori mediocri. Tuttavia, dal giudizio di due commissari, i professori Liso e Sciarra, si evince che i due lavori presentati da Martone, lungi dall'essere eccellenti, erano appena sufficenti. Perciò, sorge spontanea la domanda: perchè gli altri candidati si ritirarono, nonostante, almeno sulla carta, avessero titoli non inferiori a quelli di Martone?

Ora, l'aspetto più grave di un fatto come questo, che scandalizza il cittadino comune e fa tremare i polsi ad alcuni nostri meritevoli ricercatori, è che, lungi dall'essere un'eccezione, fu, con l'entrata in vigore della legge 210/1998, almeno in certi settori disciplinari, la regola.

Il caso Martone, quindi, più che un caso personale, è un caso generale e un'occasione per aprire un dibattito sul reclutamento dei docenti universitari.

In Italia, il perno del reclutamento è, da sempre, il concorso. Questa modalità è stata declinata in vario modo nel corso degli anni ma consiste fondamentalmente nel bando di un posto di docente (ricercatore, associato, ordinario) da parte di ciascuna Università e dalla formazione di una commissione esaminatrice che sceglie tra una rosa di candidati. Se questo è lo schema di base, i risultati del concorso possono essere molto diversi a seconda del metodo attraverso cui viene formata la commissione esaminatrice. Per un certo periodo (anni '80) la commissione veniva formata attraverso una prima elezione tra i docenti del settore disciplinare, seguita da un sorteggio. Poi si invertì il sistema, facendo prima il sorteggio e quindi l'elezione e infine si eliminò del tutto il sorteggio. Solo recentemente (dal 2009) l'elezione ha assunto un peso praticamente nullo cosicché la composizione delle commissioni dei concorsi è basata sul sorteggio.

A seconda dei rapporti di forza all'interno del settore disciplinare, lo svolgimento e il risultato finale del concorso sono pesantemente influenzati dal peso relativo dei due metodi, elezione o sorteggio, utilizzati per la selezione della commissione. L'elezione, infatti consente la stipula di accordi e la formazione di cordate: in questo caso saranno le cordate più numerose, e non necessariamente quelle più valide scientificamente, a imporre i loro commissari e quindi a pre-figurare il risultato del concorso. Il sorteggio introduce un elemento di imprevedibilità nella composizione della commissione, dato che, pur favorendo statisticamente i gruppi più numerosi, non permette un preciso pre-confezionamento della commissione.

Ora si dà il caso che il concorso di Martone cada proprio in quel periodo, lungo circa 10 anni, nel quale le commissioni furono costituite su base puramente elettiva, salvo per il commissario locale, nominato dalla Facoltà. In questo modo si costituirono grandi cordate costituite da un numero di docenti che, per essere efficace, doveva superare necessariamente quello dei docenti appartenenti alle tradizionali ''scuole''.

Il concorso veniva acceso con il bando di un posto da parte di una sede universitaria ma questo consentiva la selezione di altri due idonei (per i primi due anni dall'entrata in vigore della legge, poi solo per un altro idoneo) che potevano venir chiamati da altre università. In pratica l'università che bandiva un posto ne trainava altri due (o un altro) che potevano essere utilizzati per favorire la chiamata di docenti da parte di Facoltà che difficilmente avrebbero bandito un posto. Il meccanismo delle idoneità serviva quindi a esercitare una sorta di pressione morale sulle Facoltà a chiamare docenti di settori già ben fornite di docenti o di settori marginali. Come si può negare la chiamata a un docente dichiarato eccellente da una commissione esterna alla Facoltà? Alcune università contingentarono le chiamate degli idonei, scaglionandole nel corso di vari anni; altre invece chiamarono gli idonei immediatamente, creando in molti casi forti squilibri tra i vari settori disciplinari nella copertura degli insegnamenti.

Questo meccanismo perverso potrebbe in parte riproporsi con la nuova normativa introdotta dalla legge Gelmini. Secondo questa legge infatti, le università devono attingere, per la copertura delle loro esigenze didattiche, da una lista nazionale di idonei selezionati da apposita commissione ministeriale. Dato che la presenza di un ricercatore o di un professore associato nelle liste degli idonei costituisce un irresistibile fattore di pressione e un potente incentivo alla chiamata da parte della Facoltà di appartenenza, il difetto di questo sistema è che un abbassamento della livello qualitativo della selezione comporterà inevitabilmente un abbassamento degli standard qualitativi del settore disciplinare.

Ritornando al modello di reclutamento utilizzato ai tempi del concorso di Martone, l'accensione di un concorso da parte di una sede universitaria dipendeva essenzialmente dalla sicurezza del risultato finale, la vittoria del candidato locale. Questa assicurazione, tanto più necessaria quanto più debole il candidato locale, poteva essere fornita solo da cordate capaci, per numero dei componenti e per loro interna coesione, di assicurare l'elezione di una commissione assolutamente blindata.

Chi fosse stato fuori dalla cordata e avesse voluto bandire un posto, avrebbe dovuto mettere in campo candidati di prim'ordine, ma non sarebbe stato comunque sicuro del risultato del concorso. In conseguenza di questo sistema, più del 97% dei concorsi banditi dalle università in quel periodo si sono risolti con la chiamata di un candidato locale.

E' chiaro che, con questo sistema, ciascuno guadagnava qualcosa: la sede che bandiva e la cordata che le forniva una copertura. Date le dimensioni della cordata, la distribuzione delle idoneità tra i partecipanti alla cordata avveniva su scala nazionale e l'abbondanza delle idoneità manteneva relativamente basso il livello di conflittualità tra le scuole componenti la cordata.

Ora che abbiamo chiarito il meccanismo, possiamo rispondere alla domanda iniziale. Perché i candidati al concorso di Martone si ritirarono tutti, salvo due, numero corrispondente alle idoneità disponibili? Una prima ipotesi è che i candidati ritiratisi non avevano fiducia nei loro titoli; ma allora, perché fecero domanda? Questo, e il fatto che i candidati si siano ritirati solo dopo aver conosciuto la composizione della commissione rafforza l'ipotesi alternativa, e cioè che erano convinti di non essere loro i vincitori predestinati da quella commissione. Si tratta di un'ipotesi, ma la sua plausibilità è rafforzata dall'osservazione che, con quella legge sul reclutamento, il ritiro dei candidati ''in eccesso'' rispetto al numero dei posti disponibili era la regola piuttosto che l'eccezione. Paradossalmente, a ritirasi non erano i candidati peggiori, ma i migliori, un fatto dovuto solo in minima parte alla possibilità di poter vincere in altra sede.

Ma la controprova che il ritiro dei candidati derivasse dalla loro convinzione che, vista la composizione della commissione, il risultato del concorso non potesse prevedere la loro selezione, è il fatto che, con l'introduzione nel 2009 del sorteggio al posto dell'elezione dei commissari, i ritiri dei candidati sono diminuiti drasticamente. Come mai? Forse perché il sorteggio introduce un elemento di imponderabilità e un pluralismo nella composizione della commissione che rende i giochi aperti fino alla fine del concorso?

La legge 240/2010 modifica radicalmente la procedura del reclutamento, affidando ai Dipartimenti il bando dei posti da ricoprire, la formazione della commissione esaminatrice e la chiamata dei docenti. Secondo la nuova legge possono accedere alla selezione solo gli studiosi che sono stati giudicati idonei da una commissione nazionale. Questo meccanismo ricorda quello in uso in altri paesi europei, nei quali tuttavia, è reso virtuoso dal fatto che la possibilità di bandire posti di docente è strettamente legata alla produttività del Dipartimento e dei suoi docenti. Perciò, l'efficacia del nuovo sistema è strettamente dipendente dall'efficienza della valutazione, un aspetto che, finora è stato, nel nostro paese, una vera e propria chimera. Visto che non siamo stati capaci di attuare una razionale valutazione dei progetti nazionali di ricerca (PRIN) nutriamo forti dubbi che questo possa funzionare per le Università. Tuttavia siamo pronti a ricrederci, se ci verrà dimostrato il contrario.

7 febbraio, 2012 da Gaetano Di Chiara


Commenti

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#1 interessante, ma lontano ancora dalla triste verita'

ritratto di Michele Ciavarella
8 febbraio, 2012 - 20:46 da Michele Ciavarella
Caro Prof. Di Chiara interessante spunto sui concorsi Пelmini, su cui io pero' sono MOLTO meno ottimista di Te, visto che non Ti spingi a vedere la chiara anticostituzionalita', antifunzionalita' e antimeritocrazia dell' art. 24 comma 6 della legge 240, specie in connessione con il DM del piano straordinario. Insomma, almeno un professore come Te di "chiara fama" e di grandi promesse anche di incarichi futuri, se non sbaglio presidente dei Presidi Italiani, con un fior di cv, possibile che non hai letto tra le righe che stiamo crollando al controllo totale dei concorsi a livello locale! Non credi Tu veda, e nemmeno il gruppo2003 dei migliori scienziati italiani, e nemmeno i Rettori, lo scandalo Martone come vedrebbe un tedesco, altrimenti avrebbero risposto, insieme al Governo, al mio appello a chiedere le dimissioni di Martone immediate, come chiesero in Germania tutti, quando lo scandalo Zu Guttemberg emerse. Per solo plagio della tesi di dottorato, non per un concorso da ordinario cosi' ombroso. Non credo che Tu abbia letto i miei interventi sul tema. Eppure bastava fare google "Ciavarella Martone" per trovare articolo del secolo xix e del fattoquotidiano. insomma qua per fermare la Riforma Gelmini servirebbe un lavoro enorme, e quasi quasi conviene affondare, un poco come la Nave della Costa. Ci sono dei paralleli tra Riforma Gelmini e Nave della Costa Crociere. La discussione potrebbe partire seria, su SCIRE, ma per ora si conferma molto soft, non ha ancora risposto al mio appello sul SOLE24ORE sul Piano Straordinario, che pure SCIRE aveva promesso ufficialmente di riportare con risposta del Gruppo2003 unito. Peccato. una rivista che avrebbe ben altre potenzialita, e che forse per questo rimane poco letta. Non punge! saluti, Prof. Ing. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI.
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#2 tutti i concorsi in futuro saranno Concorsi Martone!

ritratto di Michele Ciavarella
10 febbraio, 2012 - 10:40 da Michele Ciavarella
caro Di Chiara in particolare, se cederai sulla Tua enorme cautela, e lo facessero anche gli altri del Gruppo2003, entreresti nel merito del concorso Gelmini, segnalando che e' il piu' incostituzionale di tutti i concorsi pubblici mai fatti. Ti segnalo a questo riguardo il caso dei concorsi alla Regione Puglia. Cerca "Retrocessi" su google. Vedi questo su un concorso Pugliese nato nel 1999, con Di Staso, poi passato a Fitto, e infine ora la patata a Vendola. http://www.statoquotidiano.it/17/10/2011/retrocessioni-approvata-norma-che-salva-i-dipendenti-regionali/58999/ Ebbene quei concorsi erano blindati per solo interni, mentre la legge dice che ci vogliono gli esterni. Qua nell'art.24c.6 ci saranno concorsi - valutazioni interne solo per università ricche. Quindi non solo per una categoria, ma per una parte arbitrariamente scelta con criterio volgare peraltro, di una categoria, mentre il 20% di esterni, tutto da dimostrare, non mi pare sufficiente a garantire la Costituzionalita'. Il problema è stato che non sono riusciti a fare la trasformazione delle Università in Fondazioni Private, tipo IIT. Se avessero fatto questo, allora i concorsi si sarebbero svolti a porte chiuse, con contratti ad personam. Come fanno a IIT, con risultati alterni. Ma siccome siamo rimasti nello stato, e autonomi, ma tutti pagati da MIUR, siamo come i Carabinieri. E tu hai mai visto un concorso dove un maresciallo puo' essere promosso perche' la sua caserma e' ricca, mentre un suo pari grado no (sfigato....), perche' la sua caserma e' povera! Dibattiamo su questo, in modo che il Gruppo2003 possa alfine mettere un freno a questo articolo, prima che causi 10 anni di danni al TAR, promozioni, Retrocessioni, picchetti, casini. Su tutti i concorsi del Piano Straordinario, ma anche su tutti i concorsi a transitorio dei primi 6 anni legge Gelmini. Mi risulta che la Gelmini stessa volesse fare le graduatorie nazionali nelle idoneità, come e' ovvia soluzione, da me proposta insieme agli altri firmatari sul blog di Harvard e inviata al Ministro. Ma il parmalemento e i docenti tutti, preferiscono questi concorsi "Martone" ad personam. Salvo che sono chiaramente incostituzionali. Bella fine faremo! Io sono convinto che l'Università sta per essere distrutta da dieci anni di conflitti TAR, cui Profumo ha già mostrato per primo di voler andare contro la sua stessa Universita, per lo Statuto in larga parte voluto da se stesso. Una decadenza, che ho gia' visto 20 anni fa in Unione Sovietica, e porta dritto dritto a nomine politiche di professori, stipendi bassi e ricattabili, corruzioni, svendite di esami, diplomifici falsi, etc. etc. Ecco come distruggere in pochi anni una Università che era la piu' antica del mondo. E tutto perche' tu e il tuo Consiglio Direttivo del G2003 non vogliono prendere il coraggio di far cambiare ed eliminare l'articolo 24 della Legge Gelmini. Che responsabilità per dei grandi scienziati come voi. Io non dormirei la notte al posto vostro con questo peso. Ciao MC -- Prof. Ing. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI. Centro di Eccellenza in Meccanica Computazionale.+39 080 5962811, mob. +393204316816. Humboldt fellow 2010-2012. University TUHH. Germany. http://poliba.academia.edu/micheleciavarella Email: engineeringchallenges@gmail.com, mciava@poliba.it Founder, "Humboldtiani" google group--> https://groups.google.com/group/humboldtiani/subscribe?hl=en
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#3 Senza una riforma strutturale tutto rimarrà così com'è

ritratto di Gaetano Di Chiara
12 febbraio, 2012 - 12:32 da Gaetano Di Chiara
Caro Ciavarella, mi piace l'immediatezza dei tuoi commenti, sembra quasi di sentire il lieve accento pugliese della tua parlata.Ti ringrazio per l'immensa considerazione (''E tutto perche' tu e il tuo Consiglio Direttivo del G2003 non vogliono prendere il coraggio di far cambiare ed eliminare l'articolo 24 della Legge Gelmini. Che responsabilità per dei grandi scienziati come voi'') ma purtroppo noi non siamo così potenti (nè così colpevoli). L'aspetto su cui giustamente focalizzi il tuo commento è il nuovo sistema di reclutamento introdotto dalla legge Gelmini. Questo sistema dovrebbe, almeno sulla carta, soddisfare quanti, anche tra i membri del Gruppo 2003, hanno chiesto a gran voce l'abolizione dei Concorsi. Di fatto , la scelta dovrebbe ora avvenire in maniera esclusivamente locale e libera, salvo il fatto di attingere da una lista nazionale. Sinceramente non credo che questo sistema risolva i problemi e non credo che sia meglio dei vecchi concorsi, basati su commissioni nazionali scelte, sia chiaro, per sorteggio. Il motivo è presto detto: ogni posto messo a bando sarà già etichettato per un collega già presente nel Dipartimento come dottorando, come ricercatore o come associato. Anche se dovesse fare domanda per il posto messo a bando un ricercatore o associato di altra sede, chi avrà il coraggio di promuoverlo al posto di colui per il quale il posto era stato acceso? Per fare un esempio tratto dalla biologia, non esiste un recettore( il posto bandito) senza un agonista (un candidato predestinato), sopratutto di questo tempi, vista la lunga lista d'attesa che si è creata in questi sei anni di vacche magre. A questo poi, si aggiunge quello che tu hai portato alla nostra attenzione. Ma credo che il fatto di privilegiare i dipendenti delle università virtuose, per quanto incostituzionale, non aumenterebbe, post hoc , il localismo: per far passare solo i locali basta e avanza l'originario sistema Gelmini. A questo punto ci chiediamo: ma allora, che sistema bisognerebbe usare per il reclutamento? Purtroppo la risposta è una sola: fino a che l'università italiana non sarà impregnata di meritocrazia le cose continueranno ad andare così. Fino a che i Prin saranno valutati con il sistema attuale, fino a che i finaziamenti pubblici alla ricerca saranno attribuiti in maniera del tutto arbitraria, fino a che il fondo per la premialità sarà distribuito sulla base del finanziamento Prin, a sua volta del tutto svalutato, le cose non cambieranno. Come noi abbiamo detto più volte, dopo l'ANVUR ci vuole un'Agenzia per la Ricerca, che istituisca un metodo di valutazione trasparente del finaziamento della ricerca. Ripeto, ci vuole una riforma strutturale e l'Agenzia per la Ricerca è probabilmente l'unica soluzione.
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#4 Caro Di Chiara, tutto vero,

ritratto di Vincenzo Fiorentini
10 febbraio, 2012 - 12:17 da Vincenzo Fiorentini (non verificato)
Caro Di Chiara, tutto vero, ma... Nel concorso Martone, sei (dico sei) persone sono state convinte a ritirarsi esplicitamente. E' chiaro, anche se indimostrabile, che sono state fatte "amichevoli "pressioni" a lasciare spazio a "qualcuno" in particolare. Il motivo sta quindi probabilmente tanto nella lista dei commissari che in quella dei candidati... A un osservatore anche disattento come me, e' abbastanza chiara (vedi casi capitati anche a Cagliari, come quel professore associato e poi ordinario di Giurisprudenza di iniziali A.B. ;) una differenza sostanziale tra le aree scientifiche e quelle legal-economiche -e, occasionalmente, anche ingegneristiche- ai confini del mondo professionale e commiste a interessi importanti economico-politici. Ai concorsi che conosco di quel periodo e legislazione nella mia area (fisica) partecipavano, e veramente, decine di persone. Che esistano e operino anche lì le scuole e le triangolazioni anche la` è un fatto, ma forse operano in modo meno, posso dirlo ?, mafioso. Cordialmente, Vincenzo Fiorentini (Fisica, U Cagliari)
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#5 Non tutte i settori scientifici si sono salvati dalla 210/98

ritratto di Gaetano Di Chiara
12 febbraio, 2012 - 12:38 da Gaetano Di Chiara
La legge 210/98 detta anche legge Berlinguer, che per 10 anno ha colpito l'Università in una funzione vitale, non ha prodotto disastri solo nei settori non-scientifici. Forse la fisica ela matematica sono state relativamente immuni per un'etica e una professiinalità tutta interna al settore, ma ti posso assicurare che lo stesso non è avvenuto in molti settori scientifici.
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#6 brevissima replica al commento 'Caro Di Chiara, tutto vero, ma'

ritratto di Giovanni Semeraro
12 febbraio, 2012 - 10:19 da Giovanni Semeraro (non verificato)
Pur condividendo il commento, la lettura - con un occhio attento ai Settori Scientifico-Disciplinari coinvolti - del capitolo 2 del saggio "L'università truccata" del prof.Roberto Perotti rivela che il fenomeno investe anche le aree delle scienze mm.ff.nn. Sarebbe utile un'approfondita analisi statistica. Cordiali saluti, Giovanni Semeraro (Univ.di Bari ALDO MORO)
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#7 Capire il passato per migliorare il futuro

ritratto di Gaetano Di Chiara
12 febbraio, 2012 - 17:18 da Gaetano Di Chiara
Caro Semeraro, mi fa molto piacere il tuo intervento. Quando ho scritto il pezzo ho pensato che avrebbe rischiato di apparire un pò retrò ma l'ho fatto perchè su questa legge si è scritto poco e ben pochi ne hanno evidenziato i meccanismi perversi. Tutto quello che ho letto sulla legge Berlinguer, la 210/98 appunto, è che ha determinato la totale provincializzazione del reclutamento. Questo, in via di principio, non è necessariamente un difetto. Il problema è che ha consentito la chiamata di schiere di docenti di basso livello i quali non potranno che avere allievi dello stesso tipo se non peggiori. Dato che lo studio della storia serve anche per evitare di rifare gli errori del passato un'indagine statistica come quella da te suggerita sarebbe molto utile. Potresti fartene promotore? Sono disponibile a darti una mano.
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#8 Software "statisticamente rozzo" ma...

ritratto di Giovanni Semeraro
13 febbraio, 2012 - 21:50 da Giovanni Semeraro (non verificato)
Caro Di Chiara, si potrebbe fare con un po' di tempo a disposizione. Ne parlerò ai miei amici matematici. Chissà che non abbiano voglia di dare una mano. Per il momento mi è tornato alla mente un articolo relativo ad un software che l'autore stesso (Stefano Allesina, ricercatore a Chicago) definisce "statisticamente rozzo", ma che tutto sommato costituisce uno strumento abbastanza efficace per misurare uno dei più evidenti 'effetti collaterali' del reclutamento su base locale: http://www.vip.it/stefano-allesina-ricercatore-a-chicago-con-una-formula-svela-il-nepotismo-nelle-universita-italiane/ http://www.studenti.it/universita/inchieste/software-anti-parentopoli.php Cordiali saluti, Giovanni Semeraro (Univ.di Bari ALDO MORO)
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#9 ok

ritratto di Vincenzo Fiorentini
13 febbraio, 2012 - 09:31 da Vincenzo Fiorentini (non verificato)
certo, vero. suppongo sia ragionevole possa stimare che nelle aree scientifiche la percentuale di risultati "scandalosi" nei concorsi a 3 idonei sia stata intorno a 1/3, cioe` l'idoneo chiamato sul posto locale era quasi sempre un locale, a volte scarso, ma non sempre. gli idonei esterni tanto capre non potevano essere per permettere una triangolazione. un po' questione di etica, un po' convenienza.
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#10 se posso aggiungere una cosa

ritratto di Vincenzo Fiorentini
13 febbraio, 2012 - 09:34 da Vincenzo Fiorentini (non verificato)
se posso aggiungere una cosa semi-ovvia, un elemento chiave negativo e' quello budgetario prodotto dalla cosiddetta autonomia delle universita`. le U hanno bandito, spesso e volentieri, solo quando poteva ragionevolmente vincere un locale proprio per risparmiare. se il budget si muovesse insieme alla persona gli effetti negativi di qualunque localismo sarebbero attenuati. una specie di voto "with your feet" che, come ha detto di recente Giacinto Scoles, distinguerebbe in maniera naturale le sedi valide per la ricerca (cioe' dove la ricerca viene valorizzata) e quelle no.
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#11 caro Di Chiara, unisci le risposte a me e a Semeraro,cosa trovi?

ritratto di Michele Ciavarella
13 febbraio, 2012 - 09:54 da Michele Ciavarella
Caro Di Chiara, per quanto apprezzo molto il Tuo tono simpatico e cordiale, nella Tua risposta a me dici che Tu e forse tutto il gruppo2003, per quanto non avete potere, siete contenti della Riforma Gelmini perchè "abolisce i concorsi". Anche se ti ho fatto notare, in barba alla Costituzione, che pensavo il Gruppo2003 rispettasse di piu'. E quindi Ti sei accorto che il concorso per "valutazione" ex art. 24c.6 non solo e' provinciale, ma e' ad un solo candidato (quindi non servirà più far ritirare i concorrenti come con Martone, ed è quindi soggetto a totale discrezione della poca Etica italiana), e infine è totalmente provinciale, al punto che si decidono a priori solo le provincie ricche che possono "valutare". A Semeraro invece dici che critichi della Legge Berlinguer la totale provincializzazione del reclutamento. Ora, senza scomodare Freud, se sei contrario alla provincializzazione, devi esserlo anche con me! Se Gelmini abolisce i concorsi, ma li rende i piu' provinciali della storia della Universita' italiana, ancora una volta in totale simbiosi con la Università sovietica, in cui tu puoi provare ad entrare con un CV mostruoso come il tuo, ma non entri perche' i concorsi sono blindati. Caro Di Chiara, scusa il tono barese, ma qua per renderti un poco piu' coerente con te stesso dobbiamo lavorarci su. Saluti, MICHELE CIAVARELLA
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#12 riforma ed altro

ritratto di Peterskies
13 febbraio, 2012 - 13:42 da Peterskies
la riforma dei concorsi dovrebbe essere accompagnata da una radicale riforma del sistema universitario; non ci sara' mai autonomia degli atenei se il loro budget e' impegnato in gran parte per coprire gli stipendi di corpo docente ed amministrativo. Se non si cambia l'universita' italiana muorira' lentamente (e lo sta gia' facendo). troppi atenei e corsi di laurea simili nel raggio di 50-100 km; troppi prof che prendono doppio stipendio (stipendio + pensione); questa situazione ha comportato una diluizione delle risorse ed una diminuizione della competitivita' dell'universita' a livello internazionale. La soluzione? incominciamo a mandare a casa chi non tira la carretta: nessun politico proporra' questo altrimenti perderebbe le elezioni.
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#13 condivido solo in parte Pietro Celi, e distinguo!

ritratto di Michele Ciavarella
13 febbraio, 2012 - 14:19 da Michele Ciavarella
Credo di riconoscere in questo bel intervento Pietro Celi, Senior Lecturer at University of Sydney. Forse da Sidney la visione non e' completa del problema, dovresti dirci come funziona la. Da un lato, sono perfettamente daccordo che aver speso il 90%, e superato ampiamente il 90%, significa che la gente vuole posti pubblici, meglio ancora se da Professori, o da Notai, o da Parlamentari. Ci vogliono i freni. Ma queste sono responsabilità enormi, e di Paese, che infatti sta nei PIGS appena appena sopra alla Grecia, che ora collassa e non paga gli stipendi. Mentre la Russia già lo ha fatto, e infatti le Università sono collassate su un modello molto simile a quanto si sta facendo con la Riforma Gelmini. Da un altro lato,NON condivido lo strano concetto per cui le Universita' siano troppe. Quante sono in USA, quante in Australia? La chiusura, e magari privatizzazione bocconizzazzione dele universita', con abolizione del valore legale, aumentando il finanziamento alle Università tramite i singoli studenti come dice Ichino (e le loro famiglie, o i loro debiti) NON risolve qualcosa, DISTRUGGE. Chi lo propone, Ichino, Giavazzi, etc., e riesce a farlo passare anche tramite canali potenti tipo colonne di prima pagina del Corriere, non fa capire che la ns realta' è profondamente diversa dal sistema Americano cui Ichino sembra faccia finta di ispirarsi. Intanto, Ichino parla di tasse, e non parla di ammissione selettiva, basata su testi standard informatizzabili e che portano vantaggi notevoli di trasparenza, riproducibilità, e possibilità di studi statistici, nonché di fare prodotti in uscita validi, anche per aver scartati a priori quelli meno adatti (e su questo, si chiarisce che si tratta di fare solo le Elite, non parliamo di fare massa). Inoltre, con le sole tasse e la abolizione del valore legale non si trasformano mica le Università in vere strutture che generano ricerca di punta, che sviluppano nuove tecnologie, che creano nuovi mercati del lavoro, a volte fisicamente creando un indotto fiorente. Si pensi alla Silicon Valley , ovviamente, vicino a Stanford, che ancora poco tempo fa, ha visto i casi degli studenti Larry Page e Sergey Brin. Studenti di informatica brillanti, hanno preso talmente sul serio un progetto d’anno assegnato loro da un professore di informatica, che non lo hanno più terminato, GOOGLE. Ma il punto cardine, che gli autori fanno finta di non ricordare, è che non sono le tasse alte a invogliare studenti in gamba (anzi, Steve Jobs rinunciò ad essere iscritto a Stanford proprio per non pagare, e continuava tuttavia a seguire, dormendo da un amico, le materie più strampalate, che Ichino e la Gelmini varie volte hanno dichiarato inutili, come la glottologia o la grafologia, che poi lui ha usato per creare APPLE. Il punto è che le università di provenienza che creano storie di successo vengono ricordate con piacere, e vengono finanziate con generosi lasciti/donazioni con vantaggi fiscali. Ecco che le maggiori Università Americane hanno tasse alte, ma in percentuale allineate con quelle attuali italiane (eccetto la Bocconi, che in proporzione è piu’ cara quasi di Harvard!), e invece hanno un “endowment” (patrimonio di donazioni) intorno ai 10 miliardi di dollari, ognuna. Invece, tutte le Università italiane devono dividersi la povera torta di 7 miliardi di Euro, in totale. Il circuito “virtuoso” che gli autori pensano di creare aumentando ancora le tasse oltre il 20% del FFO, che è circa il valore in USA, non viene quindi tanto dalle tasse, ma dalle donazioni, ed è diretto, misurabile, e lo Stato interviene molto poco, ma domina una cultura del merito e dello scandalo nel caso qualcuno sgarri, che se esalta i migliori e da loro ampia fiducia liberandoli dai lacci burocratici. Come mai invece siamo in crisi. La nostra Università, finchè era di elite, non funzionava male. Si veda il grande libro di Andrea Graziosi (Mulino, 2010). Torniamo indietro, e saremo vicini al modello Tedesco, che nel frattempo ha fatto passi avanti. Perche' nessuno parla del sistema Tedesco?? Basta con i modelli USA che hanno creato la crisi, seguiamo il modello tedesco che la sta ARGINANDO !!
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#14 Ancora sul reclutamento alla maniera della Gelmini

ritratto di Gaetano Di Chiara
13 febbraio, 2012 - 21:30 da Gaetano Di Chiara
Caro Ciavarella, è tale e tanta la carne che hai messo al fuoco nel tuo commento che faccio fatica a starti dietro.Per riportare il discorso sul reclutamento dei docenti universitari, su cui evidentemente sono stato poco chiaro, mi limito a puntualizzare quanto segue: 1)Il sistema Berlinguer ha provincializzato il reclutamento e ne ha abbassato la qualità e questo è stato disastroso per l'Università, anche perchè questo sistema ha agito per ben 10 anni. Da questo punto di vista è stato altrettanto negativo dei tristemente famosi ope legis. 2) Il sistema Gelmini, pur avendo abolito di fatto i concorsi nazionali e liberalizzato la scelta da parte delle Università, rischia di peggiorare la situazione dato che finirà per premiare il candidato locale per il quale il posto è stato bandito. 3) Un meccanismo come quello previsto dalla legge Gelmini, pur simile a quello USA, non può funzionare se non è accoppiato ad una sana e trasparente valutazione e ad una diffusa pratica meritocratica, che in Italia è assente. Cosa fare? Non vedo altra soluzione se non quella di partire dalla valutazione secondo i metodi utilizzati nei paesi più avanzati nella ricerca.
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#15 Caro Ciavarella, leggi bene prima di polemizzare

ritratto di Gaetano Di Chiara
14 febbraio, 2012 - 10:09 da Gaetano Di Chiara
Caro Ciavarella,se leggi attentamente ciò che ho scritto scoprirai che il mio giudizio sul sistema Gelmini non è meno negativo del tuo. Cito solo un paio si frasi per risparmiarti la fatica di rileggere tutto: 'nutriamo forti dubbi che questo possa funzionare per le Università'', oppure ''Sinceramente non credo che questo sistema risolva i problemi e non credo che sia meglio dei vecchi concorsi, basati su commissioni nazionali scelte, sia chiaro, per sorteggio. Il motivo è presto detto: ogni posto messo a bando sarà già etichettato per un collega già presente nel Dipartimento come dottorando, come ricercatore o come associato. Anche se dovesse fare domanda per il posto messo a bando un ricercatore o associato di altra sede, chi avrà il coraggio di promuoverlo al posto di colui per il quale il posto era stato acceso?'' Evitiamo di polemizzare tanto per polemizzare. Altrimenti la gente, che poi sono anche i nostri colleghi, non capisce e il minimo che può fare è di mandarci a quel paese.....
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#16 caro Di Chiara, per essere Chiari, ricapitoliamo!

ritratto di Michele Ciavarella
14 febbraio, 2012 - 18:13 da Michele Ciavarella
Caro Gaetano, se siamo daccordo su tutto, permettimi di ricapitolare, e Ti prego di confermarmi punto per punto che sei daccordo sul seguito. 1) la Riforma Gelmini e' un qualcosa di diabolico, che molti volevano ingenuamente, anche gente seria e intelligente come Te. E che nemmeno nelle intenzioni, poteva funzionare! Essa partiva forse anche da menti intelligenti, ma fuori dal contesto, perche' e' ispirata da Abravanel di MERITOCRAZIA che pensa di applicare i criteri di McKENZIE, ossia " up or out ", al contesto pubblico italiano, che vede 25mila dipendenti regionali in Sicilia. Ma capisci che Abravanel e' fuori dal mondo se pensa di applicare quelle cose in italia? Certamente, la Riforma Gelmini, inizialmente ERA MEGLIO di come e' venuta fuori dal Parlamento, che come sai e' composto da gente laureata solo per il 60%, eppure decide per noi sulla Universita', che nemmeno ha mai frequentato! Dovremmo togliere il voto ai parlamentari non laureati su questa materia, non ti pare? Per conflitto di interesse e ignoranza lampante. Tornando a noi, Gelmini voleva mettere criteri ANVUR, voleva fare le graduatorie, come forse Gruppo2003 suggeriva, e certamente come suggerisco anche io nella lettera firmata da tanti scienziati incluso il Presidente Onorario di Gruppo2003, Mannucci, e che trovi oggi ancora su Imechanica.org con 6600 letture. http://imechanica.org/node/11626 anche citata da SCIRE nella rassegna stampa. Sara' letta da 40 mila persone nei prossimi 10 anni, mentre la Riforma Gelmini, e l'Università italiana, faranno il disastro tipo quello del brillante comandante Schettino della Costa Crociere. 2) Perche' i Rettori hanno voluto la Riforma Gelmini? Forse perche' punta a potenziare i gia' potenti, e da' loro molto piu' potere, e politicizza pure, quindi devo dedurre che la maggior parte dei Rettori erano dalla parte della Gelmini anche se non sembrava, o cmq la sete di potere come sai e' materia super-partes. Cosi' i Presidi che tu rappresenti, forse anche loro si erano allineati, almeno credo. Anzi, forse quelli no, perche' sono ad esaurimento, e i Direttori di Dipartimento li sostituiscono come Potere. Spero che Tu abbia trovato collocazione. 3) come mai anche i Ricercatori l'hanno lasciata approvare alla fine? Perche' qualcuno ha proposto loro una OPE LEGIS da 9000 posti, ossia almeno 1/3 degli interni, dovevano e dovrebbero passare anche se sempre meno ci credo, tramite l'articolo ANTICOSTITUZIONALE 24 comma 6 della 240 che, come tutti i concorsi interni, e' anticostuzionale, ma supera i precedenti di gran lunga, complimenti a chi lo ha perfezionato. Questo si e' fatto con un PIANO STRAORDINARIO DI RECLUTAMENTO DI ASSOCIATI, decidendo che questa era la priorità assoluta per "salvare l'italia" come direbbe Monti. Si salva spendendo alla grande come nei peggiori anni 80. Craxi nella tomba sta divertendosi, la sua politica rivisitata e rivista oggi sotto il Governo Profumo e Monti. 4) Non basta, il diavolo ci ha messo lo zampino. E' da 4 anni che si dice che Politecnico di TORINO, ossia Profumo, è "chic" ed anche "bello" o "virtuoso" (ora vedrai che Profumo rimarrà bello, ma PoliTO molto meno, già sento parlare di Profumo al TAR contro PoliTO), e altri "valutatori" dei criteri meritocratici (il cui nome non e' noto, e che cambiano i criteri ogni anno, e cmq con valutazione delle Università con criteri aziendalistici tipo studenti=saponette), Quindi, PoliTO e gli altri "virtuosi" meritano piu' soldi, e infatti con un taglio del 7% medio, il PoliTO ha avuto un +3%, non so Cagliari ma ti basta vedere il mio blog, per vedere tutte le classifiche di FFO che nessuno fa vedere in modo CHIARAmente espresso come me. http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2012/01/ringraziamenti-gustavo-zagrebelsky.html Ebbene, Profumo ha fatto il PIANO STRAORDINARIO ma SOLO per le UNIVERSITA' VIRTUOSE, ossia in questo caso non con le regole del team anonimo, ma con la legge del blocco del 90%, che pure il PD voleva aggirare, come sarebbe stato ovvio fare. Altra ANTICOSTITUZIONALITA' mai vista, viola tutto quello che si puo' violare! 5) Ora io sono forse, temo, unico in Italia a dire chiaro e tondo che questo processo ci porta in Unione Sovietica. Tu lo vuoi dire o no? Se si, lo vuoi dire come Presidente della Conferenza dei Presidi? Lo vuoi dire come Componente del Direttivo Gruppo2003? Lo vuoi proporre al Gruppo2003? A Tabellini rettore Bocconi e candidato in pectore Ministro dell'Economia? O vogliamo ancora fare polemiche inutili, come le chiami tu? 6) Supponiamo che nonostante una ribellione generale (che nessuno vuole fare), NON aboliamo l'art.24c.6, ossia tutto resta com'e'. Ebbene, si faranno 5000 "valutazioni", poi alle Uni ricche, si daranno altri soldi, e si faranno valutazioni art.24 c.6. NON ENTRA NESSUNO FRESCO, a parte i pochi che usano l'art.18. E "meno male che Silvio art.18 c'e' " !!!! 7) Non so se hai notato, hanno reso "apparente" che un "esterno" costa 4 volte un interno! Che cosa vuol dire, se paga sempre uno solo, ossia MIUR? Tutta una deformazione. Giacinto Scholes proponeva di fare come ricordava Vincenzo Fiorentini, una cosa molto piu' semplice, http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2012/01/proposta-costo-zero-geniale-di-giacinto.html 8) Una delle cose che dicevate come Gruppo2003 era che avevamo TROPPO aumentato le universita'. Ma attenzione. Forse era una sensazione dovuta al fatto che la nostra Università, finchè era di elite, non funzionava male? Si veda il grande libro di Andrea Graziosi (Mulino, 2010). Negli anni del boom, come disse Andreotti, manco’ una pianificazione strategica, e dopo il ’68, con le prime riforme contro i “Baroni”, e poi con il processo di “Bologna”, abbiamo aumentato tantissimo il numero di laureati, eppure non eravamo riusciti a incrementare abbastanza. Mentre l’Inghilterra di Tony Blair dichiarava addirittura di voler arrivare al 50% di popolazione laureata, non ci siamo voluti contentare di allineare la formazione universitaria alla media dei sistemi europei, sia nel senso di uniformare le denominazioni e creare delle equivalenze e degli standard (che non abbiamo rispettato ovviamente, dato che regaliamo le lodi in quantità smisuratamente più alta dei paesi europei), sia di migliorare due evidenti macroscopici problemi italiani: il ritardo nell’età media alla laurea, e la bassa percentuale dei laureati (circa la metà della media dei paesi OECD). A dieci anni dalla riforma del “3+2” (Laurea Breve più Laurea Specialistica), anche aumentando corsi di laurea (oltre 5000), facoltà (600), e sedi di atenei (più di 300, su 94 Università) AlmaLaurea certifica che i risultati sono modesti: i laureati che completano il ciclo di 5 anni, ossia il 60% dei laureati triennali, sono aumentati solo del 20%[1]. “Sfortunatamente”, anche altre nazioni europee devono aver incrementato il numero dello stesso fattore. Ma allora dovremmo aumentare ancora di più le sedi, e spendere di più, o andremo definitivamente fuori dall’Europa! Come è possibile che Tu non lo veda? E il gruppo2003? 9) Insomma, la Riforma Gelmini, ora, e con Profumo a Ministro, e' un DISASTRO CERTO! Se lo dici sotto i baffi, NON ti ascolta nessuno, perche' per buttarla tutta a mare, occorrerebbe, essendo legge, una contro- legge, e PDL certo non la vuole, e nemmeno PD. Quindi sarebbe da fare ALMENO una correzione, ossia per quanto riguarda i concorsi, pensare a soluzioni. QUALI SONO QUINDI LE TUE PROPOSTE PER I CONCORSI CARO DI CHIARA?
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#17 A proposito di decentralizzare l'insegnamento universitario

ritratto di Gaetano Di Chiara
16 febbraio, 2012 - 17:44 da Gaetano Di Chiara
Caro Michele, letta la tua lunga e appassionata risposta, mi sembra che l'unico punto sul quale, in buona sostanza, dissentiamo , è la questione della proliferazione delle università e il loro localismo. I motivi per cui sono contrario sono presto detti: 1) Difficilmente l'istituzione di un corso di laurea o di una facoltà territoriale fertilizza la cultura locale nè fà scuola per il semplice fatto che i docenti vengono da fuori e appena finiscono le lezioni tornano al loro focolare domestico.2) Ammesso che si trovino docenti disposti a stabilirsi in sede, con il sistema dei concorsi degli ultimi 13 anni (legge Berlinguer) e dei non-concorsi di quelli a venire ( legge Gelmini) il risultato sarebbe un'ulteriore provincializzazione dell'università italiana. 3) L'istituzione di corsi fuori sede non farebbe altro che togliere risorse finanziarie e umane alle sedi storiche 4) Posso convenire che il numero dei laureati aumenterebbe ma il titolo sarebbe ulteriormente svalutato. Perciò l'idea di far proliferare le sedi universitarie è da bocciare.
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#18 caro gaetano, come dici a Pietro, portami dei dati certi !

ritratto di Michele Ciavarella
16 febbraio, 2012 - 18:00 da Michele Ciavarella
Caro Gaetano, tu dici che sono troppe le sedi, e su quali basi numeriche? Mentre cerchiamo di portare la discussione su basi solide, mi dai un parere, sulla questione dei concorsi centrale in questa discussione, su questa mia proposta che domani porto alla attenzione del COSAU ossia la riunione di tutte le sigle delle associazioni di docenti italiani? Grazie. http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2012/02/proposta-di-istituzione-di-titoli-di.html ho inserito una proposta a costo zero per tentare di sbloccare la questione dei concorsi, in modo elegante e a costo zero, cui non vedo come il Ministro Profumo potrebbe opporsi, anche perchè è ispirata, oltre che da proposte precedenti del CNRU e del COSAU, anche dal sistema introdotto a Oxford negli anni 90, e copiato da quasi tutte le Università inglesi. PROPOSTA DI ISTITUZIONE DI "TITOLI DI DISTINZIONE" DA PROFESSORE ASSOCIATO O ORDINARIO PER MERITO INDIVIDUALE SCOLLEGATA DALLO STATO FINANZIARIO DELLE UNIVERSITA, A COSTO ZERO E PER VALUTAZIONE DIRETTA DEI DIPARTIMENTI UNIVERSITARI Mi pare risolva molti dei problemi dei vizi dei recenti processi di riforma, senza tornare indietro sulla Autonomia. Attendo Tua illuminata risposta. michele
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#19 Chiamata per merito

ritratto di Gaetano Di Chiara
17 febbraio, 2012 - 03:08 da Gaetano Di Chiara
La tua proposta è altrettanto valida , in via di principio, di quella della legge Gelmini sul reclutamento. Il problema è che tutto è affidato a criteri di qualità non codificati ma a discrezione del dipartimento. Il rischio è che, se il contesto è eticamente e professionalmente squalificato finirà per sceglire non in base al merito ma in base a criteri personali. Ergo, la chiamata per merito, in Italia, deve essere regolata. Bisogna fissare precisi parametri di qualità, come per la chiamata da ordinario nelle università australiane.Se si fissano paletti ben precisi ( produzione negli ultimi 5 anni, grants ottenuti, citation, lectures su invito, etc etc), si può fare.
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#20 criteri connessi a VQR e a oxford!

ritratto di Michele Ciavarella
17 febbraio, 2012 - 06:40 da Michele Ciavarella
aloora, da un punto di vista pratico, art.24c6 si pio' usare per le valutazioni interne per rilasciare titolo senza avanzamento stipendiale. Art.18 per le vere chiamate, anche di esterni, Quindi la Legge gelmini e' gi' compatibile, con oiccole modifiche, visto che nella idoneita' nazionale se rimane blanda come e' ora, la eliminerei per gli art,24 dei titoli, e forse pure per il 18', perche' unica cosa che frena e' la velocita' e la partenza dei concorsi,p. Per i criteri, li collego a selezione dei orodotti anvur, per vqR, se uno produce criteri che fanno aumentare ffo della sua universita, merita titolo superiore. Leggi anche criteri ad Oxford ti vanno bene? http://www.ox.ac.uk/gazette/2005-6/supps/1_4752.htm
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#21 intanto ti posso dire come fanno ad oxford e poi VQR va connesso

ritratto di Michele Ciavarella
17 febbraio, 2012 - 20:01 da Michele Ciavarella
Caro Gaetano, intanto ad Oxford scrivono poco e fanno i fatti. http://www.ox.ac.uk/gazette/2005-6/supps/1_4752.htm Da noi, si scrive tanto, e passano i figli di.. Allora, intanto i prodotti ANVUR di VQR, che sono la valutazione miglioree in giro, siano collegati a chi vince i TITOLI DI DISTINZIONE. in modo che chi produce eccellenza faccia titolo intanto per se, e non per altri! Fammi sapere se mi segui nel ragionamento.. michele
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#22 in particolare vedi in qualche riga il criterio Oxford x PROF

ritratto di Michele Ciavarella
17 febbraio, 2012 - 21:05 da Michele Ciavarella
da http://www.ox.ac.uk/gazette/2005-6/supps/1_4752.htm#20Ref (a) The primary criterion is that research must be of outstanding quality, have led to a significant international reputation, and be comparable in distinction with that expected of a professor in other major research universities. The definition of 'research' to be followed is that used in research assessment exercises, i.e.: 'research' is to be understood as original investigation undertaken in order to gain knowledge and understanding. It includes work of direct relevance to the needs of commerce and industry, as well as to the public and voluntary sectors; scholarship; the invention and generation of ideas, images, performances, and artefacts, including design, where these lead to new or substantially improved insights; and the use of existing knowledge in experimental development to produce new or substantially improved materials, devices, products, and processes, including design and construction. It excludes routine testing and analysis of materials, components, and processes, e.g. for the maintenance of national standards, as distinct from the development of new analytical techniques. (b) (i) Where an applicant is a member of the academic staff of the University, he or she must have undertaken undergraduate and/or graduate teaching for the University, and for colleges, concomitant with the duties of the university post and of the college fellowship (where one is held), and such teaching must have been performed well. Particular flair in teaching or in contributions to teaching would strengthen the case for the title. An outstanding contribution to teaching could compensate for a lesser contribution to high-level research. Applicants must also have demonstrated a regular willingness to contribute to the academic community by involvement in University and college administration and to have demonstrated competence in such administration. A notable contribution to college administration could compensate for a lesser contribution to university administration and vice versa, provided that contributions on both sides have been satisfactory. (ii) Where an applicant is not a member of the University's academic staff, he or she must have demonstrated a regular and sustained commitment to the University (e.g. in teaching or administration) beyond the prosecution of high quality research. In all cases, in accordance with the University's equal opportunities aims, account will be taken of factors which might have affected an individual's performance during the time under review, thus making the contribution to research, in particular, smaller in quantity (but not in quality) than would otherwise have been expected.
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#23 Vive la petite difference

ritratto di Gaetano Di Chiara
18 febbraio, 2012 - 09:47 da Gaetano Di Chiara
C'è una piccola differenza tra le università nostrane e quelle inglesi, Oxford compresa: le nostre sono pubbliche, quelle inglesi private. Perciò le nostre si possono permettere di non essere competitive, quelle inglesi no. Le nostre, se non funzionano o vanno in rosso, vengono messe nella categorie delle ''non virtuose''o al massimo vengono commissariate, quelle inglesi, teoricamente, possono anche fallire. Vedi Schiesaro sul Sole 24 Ore http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-02-17/troppe-regole-poca-ricerca-065156.shtml?uuid=AaRAL7sE
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#24 peccato che non ho ben spiegato mia proposta a costo zero!!

ritratto di Michele Ciavarella
18 febbraio, 2012 - 11:53 da Michele Ciavarella
caro Gaetano, gli articoli cui fai riferimento parlano di differenti trattamenti economici, io solo del titolo! Quindi la mia proposta e' PERFETTAMENTE inquadrabile nel sistema italiano, anzi lo rende un bel po' piu' giusto. E in piu' e' un passo persino verso le liberalizzazione che nemmeno Quel diavolo di schiesaro, che ha fatto mille regole e ora parla di sistema liberalizzato, cin una enorme confusione che vedo ha reso poco Chiaro persino te!!! rileggi la mia proposta ti prego, dal mio blog. michele
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#25 Carissimo Mike, devo dare

ritratto di Peterskies
14 febbraio, 2012 - 07:30 da Peterskies
Carissimo Mike, devo dare ragione a Di Chiara: troppa carne al fuoco. Non cercano di proporre alcun modello americano o asutraliano. la discussione (a cui ero interessato) era partita dal sistema di reclutamento: io sono uno "sfigato" che si e' laureato a 22 anni in veterinaria in italia e poi ho fatto un PhD all'estero: cio' mi ha notevolmente svantaggiato quando sono rientrato in italia (ero ricercatore confermato) in quanto ero visto come uno che "rompeva" e che si metteva troppo in luce rispetto alla mediocrita' che circondava vari ordinari; quindi mettevo in cattiva luce sia gli ordinari che i loro scagnozzi. Ho deciso di andare via e rimettermi in discussione e devo dire che non me ne pento. Questa e' la mia storia in due righe; in italia ho lasciato molti colleghi in gambissima ma frustrati da un sistema che non consente di lavorare al meglio essenzialmente per mancanza di risorse. Per quanto riguarda il numero di atenei in italia sono convinto che ce ne sono troppi con una marea di sedi staccate, succursali con annesso baraccone amministrativo. Qui in Australia abbiamo notevoli risorse minerarie, ma non andiamo ad aprire atenei nel deserto. In Australia non e' tutto rose e fiori: le tasse universitarie sono molto alte ma in compenso c'e' una qualita' di insegnamento mediamente molto elevata. Se vogliamo portare questo dibattivo "at the next level" dovremmo iniziare a discutere come cambiare l'universita' italiana a partire dal reclutamento, xche' io non ritornerei mai in Italia nemmeno da ordinario a meno che non abbia garanzie che possa lavorare e non solamente prendere lo stipendio a fine mese. Insomma, questa universita' Italiana mi sembra molto poco competitiva (con le sue dovute eccezioni) a livello internazionale.
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#26 In Australia

ritratto di Renzino l'Europeo
14 febbraio, 2012 - 17:21 da Renzino l'Europeo
In Australia, che ha 22 milioni di abitanti, esistono 39 Università http://www.universitiesaustralia.edu.au/page/australia-s-universities/university-profiles/ Se si clicca su "Other campuses" nella cartina ivi mostrata, si vedranno fiorire anche fiotti di "sedi distaccate". Oltre alle università, esistono anche - come in tutto il mondo, tranne in Italia - delle istituzioni di istruzione terziaria tecnico-professionale: più di 150, sotto la competenza dei singoli Stati (l'Australia è un paese federale con 6 Stati). Secondo le statistiche del 2010 http://www.deewr.gov.au/HigherEducation/Publications/HEStatistics/Publications/Documents/2010/2010_Attachment_A.pdf c'erano 1.192.657 studenti iscritti a qualche istituto di istruzione superiore, con una crescita del 5.1% dal 2009, il 93% dei quali in università pubbliche. In Australia si dà molta più importanza all'istruzione e alla cultura, e non si insultano docenti e studenti perchè vanno in cerca di "un pezzo di carta", come fanno invece in Italia politici e anche professoroni.
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#27 Sardegna Australia

ritratto di Gaetano Di Chiara
15 febbraio, 2012 - 10:28 da Gaetano Di Chiara
Il tema dell'istruzione terziaria è importante anche se ci porta fuori dal tema del reclutamento. In Italia si tende a porre sotto l'ombrello dell'Università ogni forma di istruzione terziaria, con il risultato che i docenti, già pochi, finiscono per non avere il tempo di fare ricerca e diventano insegnanti ( che non è lo stesso che docenti) con la valigetta, con proiettore e computer al seguito...In Sardegna i politici locali hanno cercato di utilizzare l'istituzione di corsi di studio universitari decentrati come strumento per ottenere consensi (leggi voti), portando via risorse alle Università centrali, di Cagliari e Sassari. Probabilmente bisognerebbe ripensare l'istruzione regionale terziaria tecnico-professionale sul modello autraliano, così da alleggerire l'Università senza per questo rinunciare a migliorare e rendere più efficente la diffusione dell'istruzione specialistica e le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.
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#28 Caro Peter Skies, tu non conosci i miei scritti allora!

ritratto di Michele Ciavarella
14 febbraio, 2012 - 18:01 da Michele Ciavarella
Siamo talmente daccordo che se vedi le mie due proposals for excellence, le mie dieci domande al ministro, e tutti i miei scritti ultimi dico le stesse cose. Fai semplicemente "CIAVARELLA PROFUMO" su google, e troverai le tue frasi, scritte da me! Con la sola eccezione del numero di sedi. Prova a leggere quante sedi universitarie ci sono in USA, e solamente DOPO, possiamo continuare il dibattito. Se sono molte di piu per numero di abitante delle nostre 94, allora vale la pena riconsiderare il tuo punto di vista. Michele
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#29 Universita' Australiane

ritratto di Peterskies
15 febbraio, 2012 - 06:41 da Peterskies
Renzino, grazie per la precisazione. Al di la' del numero di atenei e sedi staccate, vorrei precisare che i piccoli atenei qui non servono a far diventare ordinario chi non riesce a passare nella sede di origine. Qui non ci sono settori scientifici disciplinari e penso che sia un vantaggio in quanto servono solo a "marcatura del territorio". Non voglio dire che qui va tutto bene, ma sicuramente la situazione e' diversa. Come esempio recente, il rettore dell'universita' del Queensland e' stato costretto a dimettersi perche' ha favorito l'ingresso ad un corso di laurea a numero chiuso di di un suo parente. L'universita' per cui lavoro quest'anno licenziera' circa 150 tra ricercatori e docenti che "non tirano la carretta". Un ultimo esempio, qui si diventa ordinario dopo che dimostri che produci almeno 5 lavori su rivista all'anno per almeno 5 anni; dopo che hai finanziamenti di almeno 200.000 dollari l'anno per una media di 5 anni; dopo che dimostri che il tuo insegnamento ha un impatto significativo sull'apprendimento dei tuoi studenti. Se questi criteri fosserro applicati in italia non ci sarebbe stato il caso Martone.
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#30 Università australiane

ritratto di Gaetano Di Chiara
15 febbraio, 2012 - 13:42 da Gaetano Di Chiara
Esiste un documento che stabilisce questi criteri o si tratta di prassi non scritta?
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#31 Università Italiane

ritratto di Renzino l'Europeo
15 febbraio, 2012 - 13:52 da Renzino l'Europeo
Quindi anche i piccoli atenei servono a fornire un servizio di istruzione e formazione, allora. Per quanto riguarda i settori scientifico-disciplinari, in Italia servono proprio a quello che Lei dice, e cioè a "definire il territorio": infatti l'Italia è abitata da Italiani, non da Australiani, e i settori culturali di minore rilievo numerico, ma pur importanti qualitativamente, verrebbero travolti dalla forza bruta dei numeri dei settori più forti, che, senza le frontiere, colonizzerebbero a proprio piacimento quanti più posti possibile. In Italia, poi, non si può licenziare: il modello giuridico-istituzionale delle Università è ben diverso (se vogliamo cambiarlo è altro affare: ma sulla base di discorsi fatti per bene). In ogni caso con il modello attuale le "punizioni" alle Università "non virtuse" si ripercuoteranno (e già si ripercuotono) sul taglio a laboratori, biblioteche, dottorati, assegni di ricerca e nuovi ricercatori: tutto il contrario di quello che servirebbe per "punire" i responsabili e cambiare in meglio l'andamento dell'Università. Ecco cosa accade a copiare sbadatamente e ideologicamente modelli inseriti in altri contesti e propagandati, quindi, per ben altri fini.
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#32 Universita' Australiane

ritratto di Peterskies
16 febbraio, 2012 - 07:33 da Peterskies
ho lavorato nell'universita' italiana e le fotocopie per i lavori me le pagavo io dato che la biblioteca non aveva quasi nessuna rivista. paradossalmente gli atenei che vanno megli sono quelli piccoli e nuovi dato che li trovano spazio chi non riesce a passare ornidario nella sede di appartenenza. Come ho detto in precedenza questo ha comportato una diluizione delle risorse e quindi niente soldi per biblioteche e sviluppo dell'universita' (laboratori, borse di studio, etc.). L'universita' in italia e' stata impostata come un ammortizzatore sociale e non come investimento per la ricerca e lo sviluppo.
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#33 queste notizie mi paiono strane

ritratto di Michele Ciavarella
15 febbraio, 2012 - 16:52 da Michele Ciavarella
in USA so per certo che chi ha tenure, viene cacciato con revocation, ma in un numero infimo di casi. pietro celi, portaci dati certi e fonti please. tutti vorremmo avere un modo per licenziare i fannulloni, ma nel pubblico non e' facile nemmeno in germania fare licenziamenti ope legis e ad personam!
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#34 logiche conclusioni

ritratto di Michele Ciavarella
15 febbraio, 2012 - 15:53 da Michele Ciavarella
Carissimi, vi do la dimostrazione che l'italia non merita la tripla A di Moody e Standard and Poor. http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/33-internazionale/28247-qscienza-e-tecnologia-fanno-la-differenzaq-i-tagli-di-obama-risparmiano-la-ricerca.html Obama taglia tutto ma aumenta stanziamento ricerca del 5%. Obama ha un ministro Premio Nobel Stephen Chu, noi abbiamo un Ministro Profumo di cui vi orego di controllare h index. Non passerebbe nemmeno lui il concorso da ordinario secondo i criteri nvur originari. Come possiamo illudrci che voglia fare meritocrazia? Gia' un Nicolais sarebbe stato Ministro piu' Obamiano. E con questo chiudo per quanto mi riguarda questo dibattito. mc
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#35 Universita' Australiane

ritratto di Peterskies
16 febbraio, 2012 - 04:30 da Peterskies
Il documento e' possibile trovarlo al seguente sito http://sydney.edu.au/provost/promotions.shtml dove sono stabiliti i criteri; i numeri a cui facevo rifermento prima sono la prassi nel mio settore.
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#36 Promozioni australiane e reclutamento nostrano

ritratto di Gaetano Di Chiara
18 febbraio, 2012 - 09:36 da Gaetano Di Chiara
Su http://sydney.edu.au/provost/pdfs/Promotions_Policy_2012.pdf si riportano gli standards corrispondenti ai vari livelli (da A ad E) ed i criteri per la ''promozione'' (promotion) da un livello all'altro. A parte l'annotazione che in Australia sono previsti ben 5 livelli (con buona pace della nostrana Rete 29 Aprile, che chiedeva l'istituzione del ''docente unico'' e di quanti hanno cercato, riuscendoci, di ''normalizzare'' i professori universitari), non so quanti degli Ordinari promossi sul campo con la legge Berlinguer o dei ''todos ordinarios'', risulterebbero idonei ad essere promossi al livello più basso (A).
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#37 Universita' Italiana

ritratto di Peterskies
16 febbraio, 2012 - 07:27 da Peterskies
vogli portare alla vostra attenzione una notizia appena diffusa sul web http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/universita/2012/15-febbraio-2012/se-universita-scivola-pecora-1903299816329.shtml#.TzyLDIWLwP8.facebook questo e' il bando miur: http://bandi.miur.it/bandi.php/public/fellowship/id_fellow/8503 come si fa a recuperare un po' di credibilita'? Possibile che la maggiorparte dei docenti universitari italiani parla come Toto' e Peppino a Milano?
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#38 australian uni

ritratto di Peterskies
16 febbraio, 2012 - 13:27 da Peterskies
ho risposto ai commenti ma vedo che le mie risposte non compaiono. riprovero' con calma domani. per il momento vi invito a leggere questo articolo http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/universita/2012/15-febbraio-2012/se-universita-scivola-pecora-1903299816329.shtml#.TzyLDIWLwP8.facebook dopo la bufera mediatica l'errore e' stato corretto
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#39 Se il contesto non cambia non serve imitare gli USA

ritratto di Gaetano Di Chiara
17 febbraio, 2012 - 02:54 da Gaetano Di Chiara
Il bando doggy style fa il paio con il tunnel dei neutrini dalla Svizzera al Gran Sasso. Cambiano i ministri ma i funzionari restano; gli stessi che amministrano la selezione dei nostri progetti Prin. Purtroppo tutto questo conferma il fatto che potremmo avere le leggi migliori per il reclutamento e la valutazione ma se il contesto rimane questo il risultato sarà sempre lo stesso.Ha ragione Ciavarella : importare in Italia i metodi USA non serve se il contesto non cambia.Forse è proprio vero che l'Università era migliore quando c'erano i baroni: era pochi ma buoni. Poi sono arrivati i colonnelli, che hanno fatto a gara per fare ''todos caballeros'', con l'idea che più allievi hai più sei potente. Un ragionamento giusto, a patto che gli allievi siano di razza. Ma la legge Berlinguer ha promosso, con qualche eccezione, schiere di brocchi...
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#40 Professori

ritratto di Renzino l'Europeo
17 febbraio, 2012 - 21:22 da Renzino l'Europeo
I Professori hanno promosso, con qualche eccezione, schiere di brocchi...
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