Una Luna mai vista prima

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Il 2009 è decisamente l’anno della Luna. O meglio, è l’anno delle «grandi congiunzioni» nel rapporto antico tra l’uomo e l’astro errante più vicino alla Terra. Per una serie singolare di coincidenze, infatti, cadono quest’anno tre importanti anniversari di eventi che ci hanno consentito di «vedere cose mai viste prima» della Luna. Nell’autunno del 1609, quattrocento anni fa, Galileo Galilei decise di puntare il «nuovo occhiale» venuto dall’Olanda, ma da lui perfezionato, verso la Luna. E vide, appunto, cose mai viste prima a occhio nudo dall’uomo.

Le immagini della Luna vista col cannocchiale disegnate da Galileo e pubblicate nel Sidereus Nuncius

Si accorse che l’astro non era un oggetto levigato e perfetto, diverso nella sostanza dal pianeta abitato dall’uomo, come voleva l’immagine aristotelica della struttura cosmica, ma era, per dirla con Giordano Bruno «della stessa specie della Terra».Ebbe la dimostrazione – una prima dimostrazione – che il nostro pianeta non rappresenta in alcun modo un’eccezione nel cosmo. Si trattava di una visione completamente nuova dell’universo. Di un cambio di paradigma.Ma a differenze del Nolano, morto arso vivo a Campo de’ Fiori nel 1600 anche per aver sostenuto questo, Galileo non propose la nuova immagine della Luna sulla base di una deduzione logica o di una visione metafisica. Ma, come scrisse nel prologo del Sidereus Nuncius, con «la certezza che è data dall'esperienza sensibile». Galileo vide con i suoi occhi, potenziati dalle lenti del nuovo occhiale, «non essere affatto la Luna rivestita di superficie liscia e levigata, ma scabra e ineguale, e allo stesso modo della faccia della Terra, presentarsi ricoperta in ogni parte di grandi prominenze, di profonde valli e di anfratti».È per questo che la “sensata esperienza” della Luna attraverso il cannocchiale quattrocento anni fa a opera di Galileo Galilei rappresenta una svolta nella storia della scienza. E il Sidereus Nuncius – il rendiconto pubblicato il 12 marzo 1610 in cui questa esperienza viene raccontata con sintesi efficace e rigorosa – costituisce, per dirla con Ernst Cassirer, uno spartiacque nella storia della cultura.Nel corso dei secoli successivi i telescopi vengono migliorati e gli astronomi possono osservare con maggiore definizione di dettaglio la faccia che la Luna espone alla Terra. Ma occorre attendere il  7 ottobre 1959 e le prime orbite seleniche della sonda Lunik 3 inviata dall’Unione Sovietica intorno all’astro, avere le prime immagini della «faccia nascosta» e di nuovo «vedere cose mai viste prima» della Luna.

La prima foto della faccia nascosta della Luna inviata a Terra da Lunik 3, del 7 ottobre 1959 (Fonte: NSSDC Image Catalog, NASA)

Lunik 3 fu lanciata il 4 ottobre 1959, cinquant’anni fa. E, sia pure con fotografie di bassa qualità, offrì una visione del suolo lunare sulla faccia nascosta della Luna piuttosto diversa, molto più montuosa e scabra, rispetto alla superficie della faccia rivolta alla Terra. Segno evidente che le due facce della Luna hanno avuto storie morfologiche alquanto diverse, anche a causa della diversa esposizione all’urto con meteore e asteroidi (la faccia rivolta verso la terra è più protetta rispetto a questo bombardamento cosmico).

Ma il 2009 segna anche il quarantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Alle ore 20:17:40 UTC (tempo universale) del 20 luglio 1969, 40 anni fa appunto, l’astronauta americano Neil Armostrong, comandante della missione Apollo 11 della Nasa, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti d’America, fece “allunare” il modulo Eagle su un suolo pianeggiante del mare della Tranquillità. Sei ore dopo, alle 2:56 UTC del 21 luglio 1969 scese l’ultimo gradino dell’Eagle e impresse la sua orma nella polvere lunare, compiendo, come lui stesso disse in diretta televisiva «un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità». Anche in quell’occasione Armostrong effettuò una sensata esperienza (vide e in qualche modo toccò la polvere lunare) mai prima realizzata dall’uomo.

L’impronta di Niel Armstrong sul suolo lunare, 21 luglio 1969 (Fonte: NASA)

L’insieme di questi tre eventi – l’osservazione di Galileo a partire dall’autunno 1609, le foto del Lunik 3 del 1959 e la passeggiata di Armstrong del 1969 – ci hanno restituito non solo un’immagine nuova e sempre più ravvicinata della Luna. Ma anche un’immagine nuova dell’intero universo e, a ben vedere, del posto che l’uomo occupa nell’universo.

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.