• newsletter
  • Chi siamo
  • Partner
  • Log in/Crea un account
  • English
  • Italiano
Home
  • Documenti
  • Archivio
  • Indice
  • Blog
  • Topic
  • TV
  • Canale scuola
  • Canale Innova
Home » Dossier omeopatia

Tre punti del dibattito Boiron – Garattini

  • Medicina
  • 2433 letture
Bookmark/Search this post with
  • Facebook Like
  • Share on Facebook
  • Linkedin Share Button
  • Tweet Widget
  • Print Pdf
  • Print Mail
Medicina

Come fa ad agire qualcosa che non esiste?

Vediamo: è cominciato tutto in Germania, alla fine del '700, là, allora, girava una storiella “muoiono più persone di cure che di malattia” ed era vero. Così Samuel Hahnemann si era fatto l'idea che una sostanza che produce certi sintomi può essere usata per malattie che danno gli stessi sintomi (similia similibus curentur) in piccolissime quantità. E allora il principio attivo veniva diluito un numero enorme di volte. E’ come mettere una goccia di rimedio omeopatico in un contenitore di acqua grande 50 volte più della terra: la possibilità di trovare una molecola del principio originale è pressoché nulla. E lo sanno anche i sostenitori dell'omeopatia. Ma c'è lo scuotimento che trasferisce le proprietà della sostanza al solvente. Persino “Nature” uno dei grandi giornali di scienza, nell'88, ha pubblicato un lavoro sulla memoria dell'acqua. Era di ricercatori francesi ma s'è visto molto presto che era un imbroglio. I revisori di Nature ne furono  affascinati, l’editor John Maddox no. “La memoria dell’acqua, troppo bello per essere vero” pensa Sir John. Ma non vuole perdere l’occasione di essere al centro del dibattito che quegli esperimenti avrebbero generato. Sullo stesso numero di Nature esce un editoriale non firmato “L’articolo di questa settimana dimostra che è possibile diluire una soluzione acquosa che contiene un anticorpo indefinitamente, senza che la soluzione perda le proprietà biologiche di quell’anticorpo. Tengano presente i lettori che questa osservazione non ha nessun riscontro nelle leggi della fisica. Certamente nessuno dovrà usare i dati di questo lavoro per “malign purposes”, a scopi maligni. Quelli che credono nell’omeopatia potrebbero essere portati a usare questi dati a supporto delle loro tesi. Non sarebbe giustificato e sarebbe probabilmente uno sbaglio”.

Dedicare tempo agli ammalati ed effetto placebo

L'omeopatia non “cura”, ma quelli che praticano l'omeopatia dedicano tempo agli ammalati, li sanno ascoltare, più di quanto non facciano tanti medici. Questo sì che è “medicina”. Ma all’Università non si insegna a parlare con gli ammalati, a coinvolgerli, ad allearsi con loro per combattere il loro male. Certi medici lo fanno, naturalmente. Se lo facessero tutti, e se avessimo in Italia una classe medica credibile e determinata, spazio per  dottori “alternativi” non ce ne sarebbe più.

Anche l'idea di prendere qualcosa che ti potrebbe guarire (effetto placebo) certe volte ti fa star meglio. C’è una ragione  scientifica per l’effetto placebo? Certo ha solide basi di fisiologia ed è supportata da tanti studi clinici. Però somministrare a un malato  qualcosa che non contiene nulla con la scusa che forse  beneficerà dell’effetto placebo, rompe il rapporto  di fiducia che dovrebbe stabilirsi  fra l’ammalato e il suo medico. Non si può fare.  Chi lo fa viola una delle regole  su cui si fonda la medicina: un rapporto aperto, consapevole e di fiducia  fra l’ammalato e il suo medico.

Effetto transitorio e di rinforzo

Chi cura gli ammalati con prodotti omeopatici dice che ci sono molti studi che ne dimostrerebbero l’efficacia. Per lo meno per certi mali da poco,  forse per brevi periodi, e mai  se uno è davvero malato o comunque insieme alle cure vere. Hanno ragione? Studi ce ne sono, è vero ma nessuno di questi ha mai fornito prove sufficienti a raccomandare l’omeopatia per alcun tipo di disturbo (è la conclusione della rivista Effective Health Care che esamina l’efficacia degli interventi medici). “Ma se milioni di italiani ricorrono alle medicine alternative  un motivo ci sarà”.  Qui bisogna intendersi. Milioni di persone che curano il diabete o lo scompenso  di cuore con la pranoterapia  o l’ayurvedica o milioni di persone che quando hanno  il mal di schiena o l’influenza usano l’omeopatia? “Ma se la medicina non può fare nulla, perché non dare all’ammalato la possibilità di curarsi in un altro modo come garantisce la Costituzione?”. Anche qui  bisogna intendersi. La Costituzione garantisce il diritto alla salute, non alla cura.  E poi, che cos’è una “cura”? Qualcosa  che guarisce o quanto meno che migliora la qualità di vita, ed è logico che lo si dovrebbe poter dimostrare. Però, per le medicine alternative  non ci sono dati di laboratorio che suggeriscano un meccanismo d’azione plausibile, né dati sull’animale che indichino che funziona e nemmeno studi  sui volontari che dimostrino che non fa male. Se fossero farmaci, senza queste evidenze,  non si potrebbe nemmeno cominciare a studiarli negli ammalati. Perché queste regole  non devono valere anche per le medicine alternative? “Ma almeno non fanno male”, si dice. Per l’omeopatia è vero, la sostanza da cui si parte  è diluita  così tanto che il prodotto finale non contiene nulla. Ma di omeopatia chi è davvero malato può anche  morire se incontra qualcuno che lo convince ad abbandonare le sue cure.  E’ successo tante volte, in tante parti del mondo, non dovrebbe succedere mai più.

‹Placebo e omeopatia su Perché l'omeopatia riscuote consenso ›
31 maggio, 2010 da Giuseppe Remuzzi


Commenti

Disclaimer

Chiediamo ai lettori, per rispetto di chi legge, di scrivere come di prassi in minuscolo. Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Chi invia un commento o si registra al sito sottoscrive le condizioni generali di contratto. Facendo ciò l'Utente si è assunto ogni più ampie responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a Scienza in rete e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L’utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.

#1 Un pò di chiarezza

ritratto di Marco Bentivoglio
8 giugno, 2010 - 16:56 da Marco Bentivoglio (non verificato)
Leggo ancora una volta con stupore l'attacco privo di conoscenza e documentata referenza bibliografica dei seguaci di Garattini. Come fa ad agire qualcosa che non esiste? semplice Prof. Remuzzi: le proprietà chimico-fisiche delle soluzioni non hanno niente a che vedere con il numero di Avogadro, fermo restando che i medicinali omeopatici sotto la dodicesima diluizione centesimale (12CH) hanno molecole di soluto disciolte nel solvente … e anche Avogadro lo potrebbe affermare. E’ vero che l'affermazione che l'acqua può “ricordare” sostanze con le quali è stata in contatto, e che tale “memoria” è mediata dai legami idrogeno, è stata criticata, ma su un piano prettamente teorico, visto che la durata dei singoli legami a idrogeno in acqua liquida è breve (circa un picosecondo). L'emivita breve dei legami idrogeno individuali, tuttavia, non implica che la struttura su scala più vasta debba cambiare. Tali argomenti ignorano il fatto che il comportamento di una vasta popolazione di molecole di acqua possono essere conservate anche se le singole molecole sono in continua evoluzione: un onda può attraversare un oceano, rimanendo un onda, anche se il suo contenuto molecolare è in continua evoluzione. Ricondurre gli effetti dei medicinali omeopatici all'effetto placebo mi sembra solo una coniugazione del teorema da lei tanto amato "il nulla non spiega nulla". Eppure quando la diossina a dosi infinitesimali aleggiava nelle campagne della Brianza (mi riferisco al disastro si Seveso del 1976/77), l’OMS dichiarò che “anche quantitativi infinitesimali di diossine nell’atmosfera espletano il loro effetto deleterio”…al contrario un gruppo di noti farmacologi non faceva che minimizzare l’immane disastro…a che pro? Piuttosto mi chiedo: dove si può applicare il concetto di placebo e dove no? Proviamo per un attimo a non parlare di omeopatia, bensì di agricoltura biodinamica (1) , metodo che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola. Immagino che lei non conosca i principi cardini di questa metodica di coltivazione e forse si stupirà di sapere che si basa sui medesimi principi dell'omeopatia, ossia dosi infinitesimali e dinamizzazione. Eppure i risultati dell’agricoltura biodinamica sono incredibili e molto apprezzati, tra l'altro, anche da un certo Prof. Umberto Veronesi. Attribuirebbe anche a questi risultati l'effetto placebo? E ancora….la nota rivista scientifica Psycopaharmacology (che lei conoscerà di sicuro….quella dotata di referee, cioè esperti che valutano la veridicità e l'attendibilità dei risultati e metodi che, tra l'altro, ha divulgato diversi articoli anche del suo collega, Prof. Silvio Garattini) ha da poco pubblicato un lavoro scientifico (ripreso anche dalla Società Italiana di Farmacologia) che dimostra che le alte diluizioni del medicinale omeopatico Gelsemium sempervirens (o “nulla” come lo chiamerebbe lei) ha un marcato effetto ansiolitico su modelli murini. Effetto placebo sui piccoli topolini o forse è tutto merito della visita omeopatica accurata che i ricercatori hanno condotto su ogni piccolo paziente?? Questa sì che è fantascienza! (1) (Science 2002 "Soil Fertility and Biodiversity in Organic Farming "Paul Ma¬der, Andreas Fliebbach, David Dubois, Lucie Gunst, Padruot Fried, Urs Niggl vol. 296 no.5573, pagg. 1694- 1697)
  • rispondi

#2 L’efficacia dell’omeopatia è un’ “evidenza”…!

ritratto di Christian Boiron
21 giugno, 2010 - 11:01 da Christian Boiron
Dopo il Prof. Garattini, il Prof. Di Chiara, il Prof. Pandolfi, ecco ora il Prof. Remuzzi, che riprende le stesse argomentazioni per cercare di screditare l’omeopatia. Questa aggressività nei confronti dell’omeopatia non si spiega forse con gli insuccessi e gli scandali sempre più frequenti che colpiscono l’allopatia (chiamata, a torto, “la medicina ufficiale”)? Da un lato, il JAMA “premia” la medicina americana attribuendole più di 200.000 morti all’anno e la pone come terza causa di morte negli USA (JAMA, July 26, 2000-Vol 284 No.4) Dall’altro lato, il B.M.J. (British Medical Journal) ritiene che soltanto l’11% dei farmaci abbia un reale effetto benefico ( http://clinicalevidence.bmj.com/ceweb/about/knowledge.jsp )! Il che significa che i malati ricevono il 90% di trattamenti potenzialmente inutili e quindi inutilmente dannosi… E di recente, il quotidiano La Repubblica ha rimesso in discussione i miliardi di euro spesi inutilmente per farmaci inutili o prescritti senza cognizione di causa, come avviene per la maggior parte delle prescrizioni degli inibitori della pompa protonica ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/01/pillole-di-troppo-se-cambiare-lo-stile.html ). E infine, come riporta la storia recente della farmacologia, diversi casi hanno infangato la medicina cosiddetta “ufficiale”, per non parlare dei numerosi farmaci che sono stati ritirati quali, solo per citarne alcuni, la Talidomide, il Triazolam, la Fenfluramina, la Terfenadina, la Fenilpropanolamina, la Cerivastatina, il Benzbromarone e la Veralipride ma, la lista è ancora più lunga (Achille P. Caputi, Fabrizio De Ponti, Luigi Paggiaro: Reazioni avverse ai farmaci, Sospetto e diagnosi; Raffaello Cortina Editore). L’industria dei farmaci allopatici viene messa seriamente alla prova, essenzialmente a livello della propria immagine, poiché a livello economico sta sempre meglio! Possiamo immaginare l’irritazione di questi ambienti “ufficiali” che vogliono a tutti i costi emarginare l’omeopatia. Infatti, i medicinali omeopatici non presentano nessun “effetto indesiderato”, godono dell’apertura dell’80% della popolazione e di un numero crescente di professionisti: oggi, nel mondo, circa 500.000 professionisti (medici, farmacisti e veterinari) prescrivono medicinali omeopatici, anche se ciò rappresenta comunque soltanto lo 0,3% dell’importo totale di tutti i farmaci. Sì, certo, ma questo 0,3% in prezzo, rappresenta molto di più in volume (quasi 10 volte di più, ossia il 2-3%) e potrebbe diventare un pericolo reale per le grandi aziende farmaceutiche. Non serve a nulla proferire critiche ridicole o minacce nei confronti dei medicinali omeopatici, dei medici che li prescrivono o dei farmacisti che li consigliano. Non serve a nulla negare l’evidenza! L’omeopatia è efficace e oggi lo sanno tutti. È un’EVIDENZA! Sicuramente l’omeopatia non è una panacea. I medici esperti in omeopatia sono medici seri che tengono conto delle circostanze, perché, loro, conoscono sia l’allopatia che l’omeopatia. Sono quindi in grado di proporre ai loro pazienti la migliore strategia terapeutica. Questo non è più il momento dell’opposizione, dell’invettiva. È il momento della complementarietà e della valutazione oggettiva di ogni terapia. I dibattiti manichei sono inutili: “a favore o contro gli antibiotici”, “a favore o contro i vaccini”, “a favore o contro l’omeopatia”, etc… Oggi bisogna misurare, valutare l’apporto specifico di ogni tipo di medicinale, per ciascuna patologia e oserei dire anche per ogni paziente! In quale caso dobbiamo davvero prescrivere un inibitore della pompa protonica, in quale caso un antidepressivo, in quale caso un medicinale omeopatico, etc. Ogni volta che non vi è l’urgenza di intervenire in altro modo, l’omeopatia è un’ottima strategia di prima scelta: ansia leggera, sindrome influenzale, allergia, dispepsia, etc… In altri casi, il medicinale omeopatico può essere indicato in aggiunta a un intervento chirurgico, come Arnica in traumatologia. Sono sempre di più gli studi realizzati, generalmente in ambito ospedaliero, per valutare l’efficacia specifica di ogni metodo. Ma attenzione, anche se l’omeopatia è effettivamente una medicina dolce “eppure” efficace, come l’agopuntura e l’osteopatia, resta comunque una medicina “convenzionale”, “ufficiale”, poiché è composta da medicinali veri, regolamentati come tali nel 90% dei paesi del mondo, prescritti da medici e venduti da farmacisti. Non dobbiamo contrapporre tra loro omeopatia e medicina convenzionale, ma piuttosto medicinali omeopatici e medicinali allopatici. Fanno tutti parte della terapia che, a sua volta, è una delle branche della medicina.
  • rispondi

Invia nuovo commento

Se ti è piaciuto questo articolo aiuta Scienza in rete a crescere ancora, leggi come.

onair

Giuseppe Remuzzi
ritratto di Giuseppe Remuzzi
Medicina clinica
Istituto di ricerche farmacologiche Mario negri

Libri che ti potrebbero interessare

Levi-Montalcini, Rita. Abbi il coraggio di conoscere. 2011
Montaldo, S.. Cesare Lombroso. Gli scienziati e la nuova Italia. 2011
. Corpus humanum. Ediz. italiana, inglese, francese, spagnola e tedesca. 2011
Voronoff, Serge. Dal cretino al genio. 2011
Rothenberg, Robert E.. Enciclopeida della medicina. 2011
  •  
  • 1 of 2
  • ››
La biblioteca di Scienza in rete>>

Più letti

  • Di oggi
  • Di sempre
  • L'intelligenza delle piante (34)
  • Sempre più vicini al bosone di Higgs (22)
  • Siamo nella sesta estinzione di massa? (21)
  • Quell'incerto confine tra la vita e la morte (17)
  • Darwin e la discendenza delle piante (15)
  • Quarant’anni fa l’uomo sbarcava sulla Luna? (16,076)
  • Le conquiste dell’adroterapia (15,138)
  • Valutazione della ricerca? No, grazie ... (14,508)
  • 2009, anno di Darwin o di Lamarck? (13,323)
  • Consegnate le firme dell'appello per Nerviano (11,415)

Pubblicati di recente

  • Articoli
  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • ITunes U parte da Pisa 10 Feb 2012
  • Mondi abitati? Ci vuole scienza e fantasia 09 Feb 2012
  • La situazione del (non) finanziamento italiano sull'AIDS 08 Feb 2012
  • Il caso Martone e la piaga dei concorsi 07 Feb 2012
  • Il giro del mondo in otto megalopoli 07 Feb 2012
  • Frane e inondazioni in Italia
  • uragani
  • I laboratori del Gran Sasso
  • Quanta neve in Antartide
  • Tethys e Titano
  • A New Map of the Moon
  • See video
  • See video
  • See video
  • See video

Esplora Scienza in rete

Campi del sapere

  • Campi del sapere
    • Scienze della vita
    • Scienze della Terra
    • Fisica
    • Matematica
    • Economia
    • Chimica
    • Scienze umane
    • Tecnologia
    • Ambiente & sanità

Scienza e società

  • Scienza e società
    • Politica della ricerca
    • Filosofia della scienza
    • Storia della scienza
    • Etica e scienza
    • Scienza e pace
    • Arte e scienza
    • Innovazione e impresa

Scuola

  • Scuola
    • Primaria
    • Secondaria
    • Università
    • Educazione informale
    • Scuolabook

Rubriche

  • Editoriale
  • App4Scientist
  • Breaking news
  • Janus
  • Monitor
  • Osservatorio sulla ricerca
  • Pro e contro
  • Recensioni
  • Segnali
  • Vero o falso?
  • 150 scienziati d'Italia
  • In agenda

Documenti

  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Slide
  • Autori
  • Pubblicazioni
  • Rassegna stampa
  • Biblioteca

Partner del progetto

Siti amici

  • eurodesk   
    issnaf

Copyleft

Crediti

Voglio leggere di:

  • Ambiente
  • Astronomia
  • Biologia
  • Chimica
  • Fisica
  • Medicina
  • Politica della Ricerca
  • Scienze matematiche, fisiche e naturali
  • Scienze sociali
  • Tecnologia e scienze applicate

Icons by Axialis Team