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Home » Scienza e società » Politica della ricerca

Lettera aperta sul futuro dell'università

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Riforma Gelmini

Lettera aperta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro dell’Università Maria Stella Gelmini

Presidente Berlusconi, Ministro Gelmini,

Con riferimento al Disegno di Legge sull’Università in discussione in Parlamento, desideriamo  far Loro pervenire, con questa lettera aperta, le considerazioni che seguono.

Riconosciamo pienamente che il DdL è basato su valori di efficienza e di merito, valori  fortemente compromessi anche per gravi responsabilità di noi accademici, ma siamo allo stesso tempo convinti che nella sua forma attuale esso non possa imprimere la svolta necessaria, né creare il contesto adeguato per un uso virtuoso dell’autonomia universitaria.

Noi riteniamo che la ricerca  debba essere l’obiettivo centrale  della riforma. Senza un solido collegamento con la ricerca una buona didattica è impossibile. Riteniamo anche che sia  indispensabile un efficiente sistema di incentivi, un complesso di premi e penalizzazioni, legato soprattutto ai risultati della ricerca.

Puntare, come il disegno di legge fa, sul rafforzamento della governance centrale degli atenei, e su innesti esterni nei consigli di amministrazione, significa adottare uno strumento irrilevante, e probabilmente degradante delle istituzioni universitarie. Le rappresentanze esterne, che sanno poco o niente di ricerca e di scienza, e che non partecipano al finanziamento, creano spesso satrapie locali incontrollabili e autoreferenziali. Ciò che è accaduto nella sanità e che sta accadendo in sedi universitarie in cui tali innesti sono stati introdotti in via sperimentale  dovrebbe pur mettere in guardia!

Noi riteniamo:

  1. che sia necessario in primo luogo recuperare i ritardi nella valutazione della ricerca, su cui deve essere basato il nuovo sistema degli  incentivi.
  2. Che destinatari principali degli incentivi debbano essere le unità base della ricerca, e cioè i dipartimenti, e che la misura degli incentivi debba essere significativa, ben al di sopra delle percentuali fino ad oggi utilizzate e del 3% dedicato alla valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei.
  3. Che i dipartimenti debbano essere potenziati, con una radicale riduzione del potere discrezionale degli organi centrali  di governo degli Atenei. 

E’ improbabile che stimoli in questa direzione vengano dai consiglieri istituzionali della riforma, la Conferenza dei Rettori o il CUN.

I firmatari della presente si augurano che queste raccomandazioni trovino spazio nella riforma dell’Università su cui il Governo sta lavorando. Per quanto riguarda i punti elencati sopra, si dichiarano disponibili, anche in forza dell’esperienza acquisita nella valutazione della ricerca e nella direzione di istituti universitari, a fornire precisazioni ed elaborazioni.  

Paola Potestio, Università di Roma 3
Luigi Ambrosio, Scuola Normale Superiore di Pisa
Bincenzo Balzani, Università di Bologna
Vincenzo Barone, Scuola Normale Superiore di Pisa
Franco Brezzi, Istituto Universitario di Studi Superiori, Pavia
Cesare Chiosi, Università di Padova
Gaetano Di Chiara, Università di Cagliari
Giovanni Dosi, Scuola Superiore S.Anna, Pisa
Ele Ferrannini, Università di Pisa
Filippo Frontera, Università di Ferrara
Gabriele Ghisellini, Istituto Nazionale di Astrofisica
Isabella Gioia, Istituto Nazionale di Astrofisica
Marco Lippi, Università di Roma “La Sapienza”
Laura Maraschi, Istituto Nazionale di Astrofisica
Giorgio Parisi, Università di Roma “La Sapienza”
Franco Peracchi, Università di Roma 2 “Tor Vergata”
Aldo Rustichini, University of Minnesota
Michele Salvati, Università di Milano

9 giugno, 2010 da redazione


Commenti

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#1 Sono d'accordo su diverse

ritratto di Giuseppe Mancia
9 giugno, 2010 - 11:24 da Giuseppe Mancia

Sono d'accordo su diverse cose, ma su altre lo sono meno. Trovo il “mea culpa” iniziale eccessivo. Non sono convinto che il DDL sia basato sui valori di efficienza e merito, anzi penso che, per esempio, l’idoneità nazionale dei ricercatori si risolverà in un ope legis, e cioè il contrario del merito. Non mi è infine chiaro perché potenziare i Dipartimenti dovrebbe essere la panacea. Nella mia esperienza (purtroppo non breve) i difetti di cui parliamo avevano e hanno una distribuzione trasversale.

  • rispondi

#2 Condivido solo in parte il

ritratto di Mario Clerici
9 giugno, 2010 - 11:24 da Mario Clerici

Condivido solo in parte il testo. Non sono, per esempio, contrario a rafforzare la governance universitaria tramite l’ingresso nei CdA di personalità esterne agli atenei (come accade nel mondo anglosassone) e sono convinto che la autoreferenzialità sia uno dei peggiori mali della università italiana.

  • rispondi

#3 Governance, Ricercatori e Reclutamento

ritratto di Michele Ciavarella
11 giugno, 2010 - 08:36 da Michele Ciavarella
I firmatari di questo appello sono persone molto autorevoli e meriterano gran rispetto. La loro proposta mi ricorda quanto fu fatto dalla "Commissione d'indagine" degli anni '60 sullo stato della Scuola e Università italiana. Quella proposta aveva già maturato delle Riforme Universitarie che non andarono mai in porto, e che erano più radicali persino della Gelmini in parte, mentre allora non si parlava della "soluzione" dei privati nei CdA, che mi pare versione addolcita della idea delle "Fondazioni". Una critica potrebbe essere che appunto gli autorevoli firmatari sono persone in gran parte direttori di dipartimenti e che quindi dovrebbero anche proporre modifiche per questioni non a loro collegate direttamente. Fa tristezza vedere però un giorno si e l'altro pure, un appello di persone autorevoli, anche su questa rivista. Pare che le persone autorevoli non vadano in una direzione chiara, e le firme di intellettuali sui principali giornali (Galli della Loggia, Asor Rosa, Antiseri) non hanno preso posizione netta. Una delle questioni che mi pare Scienza In Rete non sta curando è quella del Reclutamento e dei Ricercatori, che sta suscitando proteste.Siccome ieri hanno messo sulla pagina del Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari la nota di David Naso che mi tira in ballo http://w3.uniroma1.it/cnru/?p=781 come se io fossi il critico principale della proposta dei ricercatori (almeno quella che conosco, la CNRU di Marco Merafina), molti amici mi hanno chiamato anche da altre città, sorpresi da o daccordo con il mio intervento. Non ho mai dato un parere netto, mi è sempre premuto dire che mi pare occorra fare critiche o proposte organiche - e ora che associati e ordinari autorevoli si aggregano ai ricercatori, capisco che il desiderio di protestare monta contro la Riforma Gelmini in generale, mentre altri la trovano nella direzione giusta, compreso Mario Draghi. Quindi mi sono limitato a fare un quadro storico internazionale per meglio impostare il dibattito su ricercatori e reclutamento, da cui ognuno si può prendere quello che pare più utile http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2010/06/la-riforma-gelmini-governance.html Saluti,
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#4 sistema di valutazione delle performance

ritratto di Michela Addis
15 giugno, 2010 - 09:47 da Michela Addis (non verificato)
Condivido in gran parte i contenuti della lettera. In particolare, sostengo con forza la centralità attribuita alla ricerca, il reale motore del sistema accademico. Eppure spesso considerata secondaria. Condivido altresì la necessità di un sistema di incentivi, che però si basa su un continuo, attento e preciso sistema di valutazione dei risultati dell'accademia, tanto sul fronte della ricerca quanto su quello della didattica. Ritengo che la definizione di un buon sistema di indicatori sia un prerequisito essenziale per la riforma. La valutazione efficace dei risultati infatti deve essere funzionale alla fase decisionale, e quindi all'autonomia delle università. Non credo che la riforma del sistema debba passare attraverso un insieme di regole, che per quanto precise rischiano di divenire obsolete in poco tempo o, peggio, superate dai comportamenti fuori controllo. Credo invece che sia urgente la definizione di un processo di valutazione preciso ma al contempo abbastanza rapido per permettere ai diversi organi in università - centrali o periferici - di fare le valutazioni del caso e quindi di premiare o sanzionare tali comportamenti. Ma perchè ciò avvenga è necessario che la valutazione si svolga in un arco temporale ridotto: se un consiglio di facoltà, di dipartimento o anche un rettore assumono delle decisioni contrarie allo sviluppo - di breve o di lungo periodo - dell'organo di cui sono responsabili, allora un buon sistema di valutazione delle performance deve poter rilevare immediatamente il problema, e rendere quindi possibile una decisione. L'autonomia funziona solo in un mercato trasparente. Credo che su questo terreno ci sia ancora molto da fare.
  • rispondi

#5 efficienza e merito ?

ritratto di Francesco Sylos Labini
16 giugno, 2010 - 11:31 da Francesco Sylos...
Ho riletto varie volte l'inizio della prima frase "Riconosciamo pienamente che il DdL è basato su valori di efficienza e di merito..." e non riesco proprio a capire dove siano questi valori nel DDL Gelmini. A me sembra che si voglia effettuare una riduzione del sistema universitario senza alcuna valutazione della qualita' o dell'efficienza, cosi' come non c'e' nessun incentivo basato sul merito (per il bene o per il male).
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