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Home » Campi del sapere » Scienze della Terra

L'atomo scatena il relativismo scientifico

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Energia

Nella mia recente e limitata carriera di conferenziere sui temi del nucleare, mi sono formato la convinzione che uno dei grossi problemi in questo campo risieda in un certo malvezzo di alcuni scienziati ed esperti di presentare opinioni personali e dati talora discutibilissimi come se fossero realtà scientifica. La strana varietà di opinioni che ne deriva ingenera confusione in chi è bombardato da informazioni contraddittorie provenienti dal mondo tecnico e scientifico.

Troviamo a favore dell'energia nucleare ingegneri e fisici che lavorano nel settore specifico, cosa che assicura una certa competenza in materia, ma suscita nel pubblico il dubbio di un qualche loro interesse a sostenere la causa. Per la verità, anche molti ecologisti hanno cambiato idea su questo punto e sono oggi sostenitori del nucleare. Vi sono però scienziati di varie branche del sapere che si professano apertamente contrari o dubbiosi. E' inevitabile chiedersi se persone che usano lo stesso metodo di lavoro e possiedono una certa omogeneità di conoscenze in campo scientifico non potrebbero fare il favore di essere un minimo concordi e dire qualcosa di chiaro a chi nella vita si occupa di altro.

Convinto che questo sia uno dei problemi importanti in relazione alla percezione sociale di temi di carattere scientifico, sintetizzerò brevemente quello che penso in risposta ad alcune domande specifiche che mi sono state poste sul nucleare, per poi indugiare brevemente su questo aspetto.

Le scelte del governo in tema di nucleare. Credo che si debba riconoscere nella via che è stata recentemente scelta dal governo in carica un'opzione ragionevole per la ripresa delle attività italiane in questo settore. I reattori di terza generazione, infatti, sono quelli immediatamente disponibili e che si basano su di una tecnologia che ha dato prova di essere sicura ed affidabile per più di 12000 anni-reattore. Sulla quarta generazione stiamo tutti lavorando, come sviluppo di medio termine; ma farne l'obiettivo per la ripresa del nucleare, come proposto da altri, è solo un modo di rimandare il problema a venti anni da ora, facendo finta di decidere qualcosa, mentre in realtà non si decide proprio nulla.

Detto questo, si consideri che un'opzione energetica non deve essere una scelta di parte, bensì una scelta "della nazione", sostenuta nel lungo termine da un vasto consenso. La discussione sul nucleare non può ridursi al solito schema di contrapposizione tra schieramenti: qui si discute del futuro del Paese, per cui, per favore, lasciamo a casa le ideologie e le parti politiche e concentriamoci sul problema. Siamo già stati sufficientemente danneggiati dall'avere demonizzato il nucleare per un ventennio.

Ma per raggiungere questo obiettivo, i politici devono ricevere informazioni chiare e possibilmente concordi da parte di chi si occupa di scienza e tecnologia. E qui veniamo al punto chiave del mio discorso.

Nucleare e relativismo scientifico. Come dicevo, una volta estratti dalla loro nicchia, in cui si suppone che operino con rigore assoluto, e messi davanti ad un microfono o ad una telecamera, alcuni "esperti" sembrano abbandonare la regola della verificabilità delle proprie affermazioni, per lasciarsi andare a presentare opinioni, mezze verità o esagerazioni come se si trattasse di una conseguenza delle loro conoscenze scientifiche.

Dal mio punto di vista, devo lamentare che tra gli oppositori del nucleare ci sono alcuni che sembra si siano fatti l'idea che ogni loro affermazione debba essere accolta come un ipse dixit; nelle loro esternazioni, i numeri che traducono l'entità delle risorse energetiche, i loro costi o la loro resa si liberano del loro significato di precisa quantificazione per assumere il ruolo di elementi di un volo pindarico unicamente volto all'affermazione delle loro proposte. C'è poi chi si lascia prendere completamente dall'ideologia e, nei suoi interventi, presenta il nucleare come un'attività singolarmente pericolosa perché segnata da peccati originali che nessuno potrà mai rimettere; ad esempio, nucleare civile e nucleare militare saranno, a sua detta, sempre intimamente legati, nonostante si faccia notare che il plutonio che è prodotto dai reattori per grandissima parte non può essere "weapon grade" e che molti Paesi che usano il nucleare non hanno mai avuto armi di distruzione di massa. Ci sono, ancora, coloro che osteggiano in vario modo il nucleare manifestando la paura che una sua rinascita sottragga risorse alla ricerca sulle altre fonti energetiche, come se questa fosse una buona motivazione per essere contrari e senza considerare che il vero problema è piuttosto la scarsa importanza che viene data nel nostro Paese alla ricerca nel suo complesso.

Insomma, si assiste ad una sorta di relativismo scientifico, se mai possa esistere qualcosa di simile senza contraddizioni in termini: ognuno la dice come vuole e questo non è davvero un bel vedere.

Che fare? Ovviamente, anche chi scrive non può considerarsi a priori esente da pecche in questo senso; ciononostante, assicuro che la coscienza di poter cadere nelle stesse fallacie riscontrate in più occasioni nelle altrui argomentazioni, facendo magari le stesse brutte figure di fronte a chi è informato dei fatti, aiuta assai ad evitarle.

Ed è proprio qui il punto. La mancanza di un "peer reviewing" delle affermazioni rilasciate a giornali o a televisioni da chi si occupa di scienza e tecnica sembra garantire un eccessivo grado di impunità a chi sia abituato ad esternare in libertà. Una reazione immediata della comunità scientifica ad affermazioni discutibili su questo o quell'aspetto potrebbe essere un deterrente nei confronti di un'eccessiva disinvoltura. In attesa che qualcuno si organizzi in questo senso, non resta che sperare in un maggiore autocontrollo. In fondo, dobbiamo tenere conto che la gente tende a credere davvero a chi si presenta con un titolo accademico o scientifico e questo conferisce una precisa responsabilità.

Come regola per chi legge e ascolta, cercando di informarsi, consiglio di diffidare delle posizioni che appaiono troppo a senso unico, estremiste e gratuite. Soprattutto, si sappia distinguere la competenza specifica da quella generica: i tuttologi non esistono. Quando mi viene proposto di leggere l'intervista ad un astronomo sulla fecondazione assistita, sono tentato di voltare pagina e chiedere invece al mio vicino che cosa ne pensi.

13 luglio, 2009 da Walter Ambrosini


Commenti

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#1 Sarebbe interessante poter

ritratto di Pauligree
13 luglio, 2009 - 14:38 da Pauligree

Sarebbe interessante poter avere gli strumenti per valutare oggettivamnete la convenienza o meno del ritorno al nucleare. Possibile che nessuno sia in grado di raccogliere oggettivamente le informazioni necessarie tipo:
- quanto costa una centrale atomica
- in quanto tempo sarà disponibile a pieno regime
- quanto costa in termini di approvvigionamento del combustibile
- quanto lungo è il suo ciclo di vita
- come avviene lo smaltimento delle scorie
- è vero che negli stati uniti non se ne costruiscono più...
- ecc. ecc.

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#2 Dati sul nucleare

ritratto di Walter Ambrosini
18 luglio, 2009 - 12:22 da Walter Ambrosini

I dati sul nucleare sono riportati in forma più o meno aggregata in pubblicazioni specializzate del settore. Esistono però anche molte esposizioni informative che possono trovarsi presso siti internet. Una breve lista ne è la seguente:

- http://www.nea.fr/ (da questo sito, consiglio la lettura di "Nuclear Energy Outlook" e "Nuclear Energy Today")
- http://www.world-nuclear-university.org/ (si legga ad esempio  Nuclear Energy in the 21st Century )
- http://www.iaea.org/
- http://www.nei.org/

I dati reperibili su questi siti sono tutti relativamente concordi e permettono di farsi un'idea abbastanza accurata sul nucleare.

Come commento generale: i dati ci sono e sono chiari. Ci si stupisce (ormai non più di tanto) che vengano riportati in modo spesso fuorviante da chi dovrebbe discutere con rigore; lo scopo che appare evidente è combattere il nucleare prescindendo da considerazioni razionali.

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#3 A Cesare quel che è di Cesare

ritratto di Enrico
18 luglio, 2009 - 12:22 da Enrico

Spett.le Dott Walter Ambrosini. Premesso che condivido in pieno le affermazioni da lei fatte vorrei fare un osservazione La AIEA e l'unica agenzia che può dare notizie sugli incidenti nucleari e sugli studi epidemiologici derivanti, e nel caso Chernobyl non si è neanche presa la briga di verificare le conseguenze genetiche a breve e lungo termine, quando un ente che ha interesse nello sviluppo di una determinata tecnologia è anche l'unico che può indagare su pericolosità è incidenti e come dare ad un processato la possibilità di emettere il verdetto della propria sentenza. Detto ciò la Germania ha scelto di portare a fine vita le proprie centrali e di non rinnovarle dopo gli studi di pericolosità richiesti dal governo e non resi pubblici, e questo è un dato di fatto, nel mondo non esiste un deposito di scorie nucleari sicuro, il costo (escluso i danni ambientali mai calcolati sino in fondo ) di un Kwh nucleare sono 6,13 $ contro 5,05 $ eolico ( Dati dipartimento energia degli USA ). Le 484 centrali nucleari disperse per il mondo producono solo il 5% del nostro fabbisogno una percentuale risibile rispetto ai rischi ed ai danni ambientali. Dati certi non opinioni. La passata stagione nucleare in Italia e stata disastrosa, e ancora non si e provveduto ne alla bonifica delle vecchie centrali ne alla messa in sicurezza di postazioni strategiche come il deposito di Avogadro, l'Italia possiede il più grande deposito di scorie liquide esistente al mondo ( lo stoccaggio delle scorie liquide è vietato). La tecnologia può fare passi da gigante, le centrali possono essere sicurissime ( sulla carta ) ma poi di mezzo c'è la gestione fatta nella massimizzazione del guadagno e manutenzione, date molte volte in appalto se non sub sub appalto a ditte che mai hanno operato nel settore. La invito alla visione del filmato presente al link che sotto le riporto per rendersi conto dei danni e dei pochi benefici che ha ricavato l'Italia dalla passata stagione nucleare. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-84f80495-69a7-4a2... Distinti saluti

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#4 Gent.mo Enrico,ho appena

ritratto di Walter Ambrosini
22 luglio, 2009 - 09:46 da Walter Ambrosini

Gent.mo Enrico,

ho appena letto il suo intervento e, poco prima, ho visto su Youtube l'intervista al Dott. Pietro Greco circa il ruolo che l'Università deve avere nel creare la cultura scientifica: il suo terzo obiettivo o mandato, oltre a quelli della didattica e della ricerca. Condivido così pienamente il contenuto dell'intervista del Dott. Greco, che mi sento particolarmente motivato a risponderle, per quel che posso, in modo qualificato.

IAEA e Chernobyl

La invito a consultare il sito della IAEA e a cercare la parola "Chernobyl" nell'apposito spazio di ricerca sul sito per poter considerare la quantità di documenti che compaiono in materia. Non mi pare che la IAEA, pur essendo l'Agenzia della promozione del nucleare pacifico, nata dal discorso "Atoms for Peace" di Eisenhower, mostri di essere troppo reticente sull'argomento. Esamini le presentazioni sulle conseguenze immediate e di medio termine, soprattutto in relazione ai carcinomi tiroidei. Non vedo affatto un tentativo di "non prendersi la briga" di fare analisi. Invito tutti coloro che leggono a digitare nello stesso spazio "Chernobyl genetic" per trovare i riferimenti che esistono sul sito. Non so cosa lei intenda con "prendersi la briga", ma mi pare che di materiale ce ne sia una discreta quantità. Forse non sarà esaustivo come lei vorrebbe, ma la reticenza è un'altra cosa.

Sul tema specifico delle mutazioni genetiche a Chernobyl è poi interessante leggere l'articolo "Crescere con Chernobyl" su Le Scienze di cui trova un Abstract presso il sito

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Crescere_con_Chernobyl/1301045

L'articolo, che le consiglio di leggere, riporta una storia paradigmatica in relazione a quanto espresso nel mio primo intervento.

Le riassumo brevemente, ma la prego di prendersi il tempo di verificare di persona quello che dico (sto andando a memoria remota e per i miei mezzi non è granché): due ricercatori studiano le conseguenze genetiche di Chernobyl con i mezzi a loro disposizione, le ipotesi ritenute ragionevoli e le tecniche usuali; giungono alla conclusione che si sono verificate mutazioni genetiche e pubblicano con adeguata risonanza le loro conclusioni; in seguito, acquistano attrezzature più sofisticate e, con loro sconforto, scoprono che in realtà i campioni da loro analizzati, trattati con la metodologia più oggettiva che ora possono permettersi, non esibiscono alcuna evidenza di mutazioni; dopo un primo momento di sbigottimento (li capisco benissimo: è cosa durissima doversi ricredere se si è in buona fede) decidono di pubblicare una ritrattazione. L'articolo su Le Scienze è venuto a valle di questa ritrattazione e contiene una riflessione dei due ricercatori su come le procedure scientifiche possano essere influenzate dall'aver preventivamente messo in conto un risultato atteso. Direi che questo è un esempio luminoso di onestà intellettuale e scientifica a cui molti che, come ho detto, esternano in libertà, dovrebbero ispirarsi. Si tratta di un "relativismo scientifico" non intenzionale, opposto a quello che mi pare meno involontario di molti che parlano di nucleare.

Ma non mi fraintenda: io non sono "professionalmente soddisfatto" perché i due ricercatori sono giunti ad una conclusione che può essere considerata favorevole al nucleare; se avessero mostrato il contrario, avrei comunque dovuto prenderne atto e, peraltro, so che le radiazioni possono davvero indurre mutazioni genetiche. Che questo sia accaduto a Chernobyl o no è un altro problema. Può essere che un ulteriore studio dia ulteriori informazioni che sia io che lei saremo tenuti a considerare senza lasciarci influenzare dalle nostre opinioni nel giudicare dati scientifici.

Sula base di queste considerazioni, proseguo, permettendomi di analizzare le sue affermazioni mostrandole in esse un certo grado di inaccuratezza. Mi perdoni per questo, ma mi corre l'obbligo di farlo.

"Quando un ente che ha interesse nello sviluppo di una determinata tecnologia è anche l'unico che può indagare su pericolosità è incidenti è come dare ad un processato la possibilità di emettere il verdetto della propria sentenza"

Non mi pare che la IAEA si comporti come lei dice e non mi pare che sia l'unico Ente che può indagare sulla pericolosità degli incidenti. Ci sono, come ben saprà, le agenzie nazionali come la NRC americana, l'ASN francese e molte altre, con le loro branche scientifiche che approfondiscono le tematiche tecniche e che legiferano in materia. C'è l'International Commission for Radiological Protection e tutte le sue affiliate nazionali, i cui pronunciamenti rigorosi devono essere correttamente compresi, cosa che qualche volta non accade, e che produce standard di radioprotezione da rispettare. Dia un'occhiata ai siti della OECD-NEA, della World Nuclear University del Nuclear Energy Institute: c'è una miriade di dati coerenti che lei potrà approfondire se è interessato a comprendere le tematiche tipiche del nucleare.

"Detto ciò la Germania ha scelto di portare a fine vita le proprie centrali e di non rinnovarle dopo gli studi di pericolosità richiesti dal governo e non resi pubblici, e questo è un dato di fatto, nel mondo non esiste un deposito di scorie nucleari sicuro, il costo (escluso i danni ambientali mai calcolati sino in fondo ) di un Kwh nucleare sono 6,13 $ contro 5,05 $ eolico (Dati dipartimento energia degli USA)"

La posizione della Germania è basata su scelte politiche e passibile di revisione. Dica lei una cosa per me: che cosa ne è stato dell'analoga posizione della Svezia? Taccio, ma attendo informazioni da lei, ma che siano complete, mi permetta.

Inoltre: ma lei pensa veramente che si possa decidere se una tecnologia è pericolosa o meno sulla base delle posizioni dei governi? Crede che la scienza (la matematica per esempio) si faccia per plebiscito o per DDL? E' bene non confondere i piani: se parliamo di scienza e tecnica, atteniamoci ad un linguaggio e a metodologie scientifici e tecnici. Gli esempi di questo o quel Paese possono essere interessanti, ma non fanno testo di per sé.

"E questo è un dato di fatto". Mi sfugge la rigorosità di questa affermazione, perché non vedo il dato e non vedo il fatto. Dovremmo crederle sulla parola?

"I danni ambientali mai calcolati fino in fondo". I danni ambientali si possono calcolare con l'accuratezza che è possibile, sia a preventivo che a consuntivo, avendo a che fare con dati estremamente eterogenei. Pensa che sia facile comparare il servizio fornito da una centrale elettrica a centinaia di migliaia di persone e l'impiego dell'ambiente che lo ha reso possibile? Pensa di poter facilmente mettere nello stesso conto le vite salvate perché ad un certo momento è stato possibile comunicare efficientemente o raggiungere un pronto soccorso in pochi minuti o avere un tenore di vita impossibile da immaginare in una civiltà pre-industriale con la desolazione di una miniera di carbone o di materiali uraniferi di superficie? Si tratta di prezzi da pagare che possono essere quantificati con prudenza, ma non si può utilizzare questi argomenti come deterrenti per non fare alcunché di tecnologico. Le nostre condizioni di vita sono migliorate rispetto a quelle dei nostri nonni anche perché abbiamo sfruttato maggiormente l'ambiente. Rispettare l'uomo e l'ambiente insieme è la sfida che dobbiamo tutti vincere; ma senza miti preconcetti dell'uomo cattivo e della natura buona che sottendono spesso ad argomentazioni ambientaliste.

Assegnare il costo del kWh nucleare a 6,13 $ è intanto sbagliato come ordine di grandezza. Starà certo parlando di centesimi di dollaro e non di dollari; lo stesso vale per la cifra relativa all'eolico. Ciononostante, vorrei sapere dove il DoE ha dato cifre così strane. Mentre le rispondo, grazie ad una pausa forzata nella giornata, ho tirato fuori dalla mia valigia di pendolare il testo "Le cycle du combustibile nucléaire" coordinato da Louis Patarin, collezione Genie Atomique dell'INSTN francese, edizioni EDP, che sto leggendo per combattere l'ignoranza di ritorno (le cose si dimenticano...) e per valutarne l'adeguatezza per i miei studenti. Alla pagina 21 del testo vengono riportati i costi del kWh per i reattori ad acqua francesi nel 1997, comprensivi di tutto (dica una cosa e vedrà che c'è, incluso lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi), pari a 4.3 cF che, attualizzati ad oggi, danno 2.59 centesimi di Euro. Veda lei quanto questa cifra è lontana da quella che riporta e, per favore, mi faccia sapere dove l'ha presa. Nel frattempo, se vuole avere riscontri ulteriori consulti il sito

 http://www.world-nuclear.org/info/inf02.html

e i rapporti della NEA citati al mio precedente commento.

"Le 484 centrali nucleari disperse per il mondo producono solo il 5% del nostro fabbisogno una percentuale risibile rispetto ai rischi ed ai danni ambientali. Dati certi non opinioni. La passata stagione nucleare in Italia e stata disastrosa, e ancora non si e provveduto ne alla bonifica delle vecchie centrali ne alla messa in sicurezza di postazioni strategiche come il deposito di Avogadro, l'Italia possiede il più grande deposito di scorie liquide esistente al mondo ( lo stoccaggio delle scorie liquide è vietato)."

Il dato sul numero di centrali non è  corretto. Sono meno di 440 (il numero fluttua lievemente per ovvie ragioni) a meno che lei non consideri anche i reattori per la propulsione marina che sono qualche centinaio. No, 484, non mi dice proprio nulla. A parte questo dato non corretto ("dati certi non opinioni"...ehm...c'è un involontario umorismo in questa frase, mi perdoni) è ragionevole la cifra del 5% dello share dell'energia totale attribuibile al nucleare, a cui avrebbe potuto aggiungere quello del 15-17% della produzione di energia elettrica. Veda bene come i dati si possano "scegliere" se si vuole dimostrare una tesi: il relativismo è sempre in agguato. Con quello che dice, lei sembra voler dimostrare che il contributo del nucleare (che è grosso modo pari a quello dell'idroelettrico) è trascurabile in termini energetici globali, così che potremmo anche non prenderlo in considerazione. Bene: se è così, smantelliamo tutte le dighe. Oppure ancora, visto che la penetrazione delle rinnovabili è ordini di grandezza inferiore, dimentichiamoci proprio di fare ricerca in quel settore. E' questo il ragionamento che vorrebbe condurre? Le pare abbastanza rigoroso? Arriva a conseguenze condivisibili? Io credo di no.

Addurre poi come argomento il fatto che possano esserci stati errori o negligenze nel realizzare una tecnologia (può citarmene una dove non ce ne siano?) non è un ragionamento molto rigoroso per dire che non è necessaria o di per sé pericolosa. E' come dire al maestro che un compagno non è credibile perché la madre è una donna di malaffare: personalmente ho cercato di superare da tempo questo tipo di fallacie di ragionamento, perché altrimenti, mi creda, non potrei fare neanche quel po' di ricerca che riesco a fare e i miei studenti, dopo le prime due o tre battute, non crederebbero più ad una parola di quello che dico.

"La tecnologia può fare passi da gigante, le centrali possono essere sicurissime (sulla carta) ma poi di mezzo c'è la gestione fatta nella massimizzazione del guadagno e manutenzione, date molte volte in appalto se non sub sub appalto a ditte che mai hanno operato nel settore."

Su questo ha assolutamente ragione. Ma non è un argomento né a favore né contro. Se lei vuole suggerire che "homines semper mali fuere" per cui non vale la pena di impegnarsi a fare alcunché, mi spiace contraddirla. Non sono d'accordo a lasciar perdere ogni impresa e a buttarci a mare (anche se la stagione può consigliarlo, lo ammetto). Facciamo le cose prendendoci le nostre responsabilità e mettendo le risorse che è necessario mettere. Un pensiero debole come quello che lei sembra suggerire è antiscientifico e antiumano. Senza accettare le sfide con responsabilità si rimane nel sottosviluppo e nell'ignoranza. Mi spiace ma su questo terreno non posso seguirla perché ho fatto la scelta dell'impegno per dare il mio piccolo contributo allo sviluppo.

"La invito alla visione del filmato presente al link che sotto le riporto per rendersi conto dei danni e dei pochi benefici che ha ricavato l'Italia dalla passata stagione nucleare"

Grazie per il riferimento. Mi ero perso la trasmissione, ma avevo letto la trascrizione riportata su internet. Del servizio non mi piace la musica da thriller terrorizzante (è un serial? speriamo di no) e la sequenza con cui vengono presentate le informazioni, tutte volte a dimostrare una tesi precostituita. Bravi i giornalisti nel loro lavoro, interessanti molte delle informazioni, che devono essere date coram populo, ma l'obiettività è ben altra cosa. Quella che vediamo nel servizio non è certo divulgazione scientifica in relazione al nucleare: non confondiamo i piani del discorso. Il nucleare non è solo ed esclusivamente nei suoi lati oscuri, che ogni tecnologia o realtà sociale ha.

Morale finale ("o mythos deloi oti...")

Visto che sono stato così paternalistico da considerare ogni sua affermazione e rispondere, mi consenta di fare anche la morale alla fine, come Esopo e Fedro facevano abilmente:

- quando si riportano informazioni quantitative, si cerchi prima di verificarle: qualcuno può crederci veramente ed usarle (responsabilità tremenda, mi creda), mentre altri potrebbero facilmente confutarle (in questo caso è meglio: si fanno solo brutte figure);
- la realtà si può presentare in tanti modi, a seconda di quello che vogliamo dimostrare; è solo la disciplina dell'abitudine al ragionamento rigoroso che può salvare da fallacie banali, che però fanno colpo su coloro che non sono abbastanza informati o sugli "executives" che devono prendere decisioni sulla base delle semplici informazioni che vengono loro fornite;
- assumere un atteggiamento pregiudiziale di sfiducia nei confronti della tecnologia, tanto da rifiutarla per rifugiarsi nel mito di un'età dell'oro mai esistita e che mai esisterà, è una delle tante vie dell'oscurantismo, che può manifestarsi anche in chi si è sempre dichiarato progressista, come è nel caso dell'ambientalismo;
- ciò che dovrebbe accomunarci tutti è la ricerca di quel po' di verità che ci è dato di attingere; e mi creda, atteggiamenti di scetticismo o relativismo estremo sono fuori luogo: ad un certo punto, nella scienza come nella vita, la realtà ci chiama a riconoscerla e, purtroppo o fortunatamente, non ce la possiamo cavare con un referendum che la neghi.

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#5 Domande sig. Enrico e risposte di Walter Ambrosini - 22/7/2009

ritratto di Visitatore: Pagnin Dimitri
26 dicembre, 2010 - 19:35 da Visitatore: Pagnin Dimitri (non verificato)
Così, la maggior parte dei lettori mantengono la loro idea; è necessario, invece, fornire dati il più possibile precisi e oggettivi. In sostanza, occorre indicare, se si è in grado di farlo, quanto costa 1 kwh di energia elettrica prodotta (tenuto conto del ciclo di vita stimato per ogni tipo di centrale) attraverso le varie tecnologie - idroelettrica (fermo restando che questa tecnologia in Italia è stata quasi del tutto sfruttata, a parte moltissime piccole centraline dismesse che potrebbero essere rimesse in funzione), termoelettrica (a carbone, gas, olio combustibile ecc., tenuto conto del probabile aumento futuro del costo dei combustibili), nucleare (tenendo conto anche dei costi di stoccaggio dei residui radioattivi e degli ingenti costi di smantellamento delle centrali e di bonifica dell'ambiente), da fonti rinnovabil (fotovoltaico, solare termodinamico, eolico, biogas, ecc.). Solo così si potrà fare un confronto serio e scientificamente valido tra le varie possibilità. Altrimenti è tempo perso, come quello che ho sprecato io a leggere l'articolo.
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