• newsletter
  • Chi siamo
  • Partner
  • Log in/Crea un account
  • English
  • Italiano
Home
  • Documenti
  • Archivio
  • Indice
  • Blog
  • Topic
  • TV
  • Canale scuola
  • Canale Innova
Home » Scienza e società » Filosofia della scienza

Il robot, una mente artificiale in un corpo artificiale

  • Etica e scienza
  • Informatica
  • 3290 letture
Bookmark/Search this post with
  • Facebook Like
  • Share on Facebook
  • Linkedin Share Button
  • Tweet Widget
  • Print Pdf
  • Print Mail
Filosofia

Il robot, unione di mente sintetica e di corpo sintetico, rappresenta l’ultima versione del nostro tentativo plurisecolare di costruire l’uomo artificiale. La somiglianza sempre più spinta tra robot e uomo, che si estende alle capacità cognitive, all’autonomia e in prospettiva anche alle emozioni e forse alla coscienza, pone interrogativi inquietanti. La crescente diffusione dei robot in tutti i settori della società ci obbliga a considerare il rapporto di convivenza uomo-macchina in termini inediti, che, forse sorprendentemente, coinvolgono anche l’etica. Affrontare questi problemi è importante e urgente.

Mentre l'evoluzione biologica ha dotato gli organismi viventi prima di un corpo e poi di un cervello, avente funzioni di controllo centrale e dotato in certi casi di proprietà cognitive superiori, non strettamente necessarie alla regolazione del corpo, l'intelligenza artificiale funzionalistica ha invece cercato di costruire una mente senza corpo, cioè un'intelligenza che imitasse le funzioni simboliche e astratte del cervello biologico evitando ogni interazione con un ambiente considerato fonte di disturbo. Tuttavia le difficoltà di estendere questa forma d'intelligenza artificiale al di fuori dei domini simbolico-formali hanno fatto ritenere che soltanto accoppiando la mente artificiale all'ambiente, attraverso un corpo artificiale dotato di sensi e di organi attuatori, si potesse ottenere un'intelligenza flessibile e ad ampio spettro com’è quella biologica.

Il recupero della dimensione corporea e sensoriale ha portato ai robot e ha aperto una serie di interrogativi che vanno dagli aspetti tecnici della loro costruzione fino a sottili questioni di natura etica. Infatti il robot è un artefatto capace di apprendere e dotato di una certa autonomia di decisione e comportamento. Queste caratteristiche, in una prospettiva di stretta convivenza uomo-robot, non possono non sollevare certe domande:

  • Fino a che punto siamo disposti a convivere coi robot, ad affidarci a loro nella vita quotidiana, nell’accudimento e nelle cure?
  • Se i robot dovessero un giorno diventare intelligenti e sensibili (quasi) quanto gli umani, potremmo continuare a considerarli macchine, come le lavatrici o le automobili? O dovremmo adottare atteggiamenti empatici e comprensivi come nei confronti degli animali domestici? Dovremmo arrivare ad attribuire loro dignità etica?
  • E viceversa: quali comportamenti dei robot dovremmo tollerare, incoraggiare o vietare? E di chi sarebbero le responsabilità di un loro eventuale comportamento dannoso?

L’ultima domanda è importante perché rivela il conflitto tra la natura artificiale dei robot, per cui essi dovrebbero obbedire alla nostra programmazione, e la loro parziale autonomia (se un robot non è autonomo non è un robot) che, in linea di principio, potrebbe indurli a decisioni nocive nei nostri confronti. Erano problemi di questo genere che aveva in mente Asimov quando nei primi anni 40 postulò le “Leggi della robotica”, che vietano ai robot di compiere azioni dannose per gli esseri umani e che costituiscono il primo embrione di un’etica dei robot o, con un espressivo neologismo, di una “roboetica”.

In questo ambito le previsioni si mescolano facilmente con la fantascienza e accanto alle speculazioni ci sono le realtà: in Giappone (il paese di gran lunga più avanzato nella costruzione e nell’impiego dei robot) si tocca con mano quanto possa diventare intenso il rapporto uomo-macchina quando il robot sia un (o una) “badante” con sembianze umane oppure quando abbia più o meno le fattezze e il comportamento di un animale domestico (si pensi ad Aibo, il robot cane della Sony, ormai fuori produzione, che per anni ha svolto la funzione di “animale” da compagnia).

La proiezione affettiva è tanto forte da suscitare problemi psicologici e, ancora una volta, etici. E poi, in generale, la marcia sempre più convulsa di una tecnologia invasiva e onnipresente non può non avere effetti profondi sull’immagine che abbiamo di noi stessi e sul nostro stesso essere “umani”: specchiandoci in quello straniante alter ego che sta diventando il robot, quale immagine ce ne ritorna? Riusciremo, per differenza o per similarità, a capire qualcosa di più di noi stessi? Che questi problemi siano importanti e urgenti, è confermato dall’istituzione di un Comitato tecnico per la roboetica in seno alla Robotics and Automation Society dell’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers).

Dopo un breve inquadramento storico dedicato al passaggio dall’intelligenza artificiale funzionalistica alla robotica, sottolineeremo l’importanza del corpo sotto il profilo cognitivo e attivo e considereremo i problemi etici sollevati dalla presenza sempre più diffusa dei robot. Tali problemi sono acuiti dalla somiglianza crescente che presentano con gli umani, oggi sul piano cognitivo e attivo e, domani, forse, anche sul piano emotivo e della coscienza. (1-continua)

  • Golem, Frankenstein & Co.
  • Dagli automi all'intelligenza artificiale
  • L’altra metà del robot: il corpo
  • Roboetica, l'urgenza di una riflessione
  • Perchè si fabbricano i robot?
  • Etica, estetica e libero arbitrio
  • Le leggi di Asimov, riscritte dal robot
  • La legge del robot soldato
  • Se i robot diventano "macchine dolenti"
  • Emozioni artificiali
  • Il robot e il senso
Golem, Frankenstein & Co. ›
21 febbraio, 2010 da Giuseppe O. Longo


Commenti

Disclaimer

Chiediamo ai lettori, per rispetto di chi legge, di scrivere come di prassi in minuscolo. Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Chi invia un commento o si registra al sito sottoscrive le condizioni generali di contratto. Facendo ciò l'Utente si è assunto ogni più ampie responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a Scienza in rete e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L’utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.

#1 Semplice domanda

ritratto di A.Periti
24 febbraio, 2010 - 15:00 da A.Periti
Gentilissimo Professore, "l'intelligenza artificiale funzionalistica" e' una definizione ufficiale? Siamo sempre nell'ambito dell'AI forte? Infine, una piccola e poco significativa precisazione: le famose leggi della robotica vennero formulate da Asimov durante una discussione con Campbell Il "Good Doctor" lo ammise in un'unica intervista, ne portai fotocopia nel 1994 al mio professore di Intelligenza Artificiale all'epoca del primo corso (mi iscrissi al V anno ripetente per seguirlo)
  • rispondi

#2 Non so

ritratto di Giuseppe O. Longo
24 febbraio, 2010 - 16:59 da Giuseppe O. Longo

Non so se nel campo dell'intelligenza artificiale, contraddistinto da un elevato tasso di litigiosità, vi siano definizioni ufficiali. Certo “intelligenza artificiale funzionalistica” è una locuzione affermata, usata per indicare l'idea che le attività intelligenti non dipendano dal supporto in cui si manifestano e che si possano quindi trasferire senza distorsioni da un supporto all'altro mediante una traduzione in algoritmi. E' evidente che quando i supporti siano da una parte il cervello (che esplica l'attività intelligente) e dall'altra il computer (destinatario degli algoritmi), il risultato dovrebbe essere un'attività intelligente del computer. Si tratta quindi di una versione “forte” dell'IA, contro la quale si sono pronunciati in molti.

Ringrazio poi il lettore della precisazione sulle leggi della robotica, che non è affatto “poco significativa.” In effetti Isaac Asimov (1920-1992) riconobbe che le tre famose leggi della robotica erano state enunciate da John Wood Campbell il 23 dicembre 1940 nel corso di una loro conversazione. A sua volta Campbell sostenne che esse erano già sottintese nelle idee di Asimov e aspettavano soltanto una formulazione esplicita. Le tre leggi emersero gradualmente nelle opere di Asimov e furono enunciate chiaramente soltanto in un racconto del 1942, Girotondo. Nel 1950 Asimov pubblicò il racconto Conflitto evitabile, in cui enunciò la cosiddetta Legge Zero, cui accenneremo in una puntata successiva. Campbell (1910-1971) fu un personaggio notevolissimo: autore di romanzi di fantascienza, direttore per oltre trent'anni della rivista Astounding Stories (per un lungo periodo Astounding Science-Fiction) e mentore di molti scrittori di fantascienza, tra i quali il prediletto Asimov. 

  • rispondi

Invia nuovo commento

Se ti è piaciuto questo articolo aiuta Scienza in rete a crescere ancora, leggi come.

onair

Giuseppe O. Longo
ritratto di Giuseppe O. Longo
Computer Science
Università degli Studi di Trieste

Più letti

  • Di oggi
  • Di sempre
  • L'intelligenza delle piante (36)
  • Sempre più vicini al bosone di Higgs (22)
  • Siamo nella sesta estinzione di massa? (22)
  • Quell'incerto confine tra la vita e la morte (17)
  • Il caso Martone e la piaga dei concorsi (15)
  • Quarant’anni fa l’uomo sbarcava sulla Luna? (16,076)
  • Le conquiste dell’adroterapia (15,138)
  • Valutazione della ricerca? No, grazie ... (14,508)
  • 2009, anno di Darwin o di Lamarck? (13,323)
  • Consegnate le firme dell'appello per Nerviano (11,415)

Pubblicati di recente

  • Articoli
  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • ITunes U parte da Pisa 10 Feb 2012
  • Mondi abitati? Ci vuole scienza e fantasia 09 Feb 2012
  • La situazione del (non) finanziamento italiano sull'AIDS 08 Feb 2012
  • Il caso Martone e la piaga dei concorsi 07 Feb 2012
  • Il giro del mondo in otto megalopoli 07 Feb 2012
  • Frane e inondazioni in Italia
  • uragani
  • I laboratori del Gran Sasso
  • Quanta neve in Antartide
  • Tethys e Titano
  • A New Map of the Moon
  • See video
  • See video
  • See video
  • See video

Esplora Scienza in rete

Campi del sapere

  • Campi del sapere
    • Scienze della vita
    • Scienze della Terra
    • Fisica
    • Matematica
    • Economia
    • Chimica
    • Scienze umane
    • Tecnologia
    • Ambiente & sanità

Scienza e società

  • Scienza e società
    • Politica della ricerca
    • Filosofia della scienza
    • Storia della scienza
    • Etica e scienza
    • Scienza e pace
    • Arte e scienza
    • Innovazione e impresa

Scuola

  • Scuola
    • Primaria
    • Secondaria
    • Università
    • Educazione informale
    • Scuolabook

Rubriche

  • Editoriale
  • App4Scientist
  • Breaking news
  • Janus
  • Monitor
  • Osservatorio sulla ricerca
  • Pro e contro
  • Recensioni
  • Segnali
  • Vero o falso?
  • 150 scienziati d'Italia
  • In agenda

Documenti

  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Slide
  • Autori
  • Pubblicazioni
  • Rassegna stampa
  • Biblioteca

Partner del progetto

Siti amici

  • eurodesk   
    issnaf

Copyleft

Crediti

Voglio leggere di:

  • Ambiente
  • Astronomia
  • Biologia
  • Chimica
  • Fisica
  • Medicina
  • Politica della Ricerca
  • Scienze matematiche, fisiche e naturali
  • Scienze sociali
  • Tecnologia e scienze applicate

Icons by Axialis Team