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Il gesuita che disegnò la Cina

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Immaginiamo un viaggio di anni su un veliero, tra tempeste, danneggiamenti, perdite della rotta, malattie, assalti di pirati: e, su questa nave, uno scienziato che continua appassionatamente a scrutare il cielo e a descrivere minuziosamente, nei suoi diari, i pesci e gli uccelli mai visti prima che incontra durante il viaggio.

No, non è Charles Darwin sul Beagle: è un sacerdote della Compagnia di Gesù che quasi duecento anni prima ha affrontato un’avventura estremamente rischiosa per lasciare la vecchia Europa e approdare nello sconosciuto e misterioso mondo della Cina. Il suo nome è Martino Martini: uno scienziato e un religioso che in quel paese lontano intendeva portare la buona novella cristiana, ma anche le conoscenze che - soprattutto con la rivoluzione scientifica del seicento – l’Europa aveva sviluppato.

Questo suo atteggiamento, che non nascondeva certo l’ambizione di far conoscere la religione cristiana, ma era sinceramente rivolto anche allo scambio culturale, gli valse onori fino a quel momento inimmaginabili: l’imperatore lo nominò infatti mandarino di prima classe, e la cultura cinese gli manifestò grandissimo apprezzamento. Egli continuò la sua attività scientifica in Cina, redigendo tra l’altro un completo e dettagliato Atlante geografico, che restò a lungo insuperato. E si adoperò anche a far conoscere in Europa  molteplici aspetti della ignota e sorprendente cultura cinese, oltre a narrare le complesse vicende storiche legate all’alternarsi delle dinastie.

In questo volume, Giuseppe O. Longo ci propone una affascinante biografia – la prima mai scritta - di Martino Martini, accompagnandoci nei suoi viaggi e nella sua attività scientifica, oltre che nella sua impresa missionaria, e facendoci partecipi della passione che ha animato la sua vita e la sua opera. E’ una storia di grande interesse, che documenta una vicenda lontana la quale, però, si pone all’origine di un fecondo dialogo tra culture così diverse, eppure ambedue animate da una grande ansia di conoscenza e di saggezza.


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Biliardini nella Striscia di Gaza

biliardino su mappa della Striscia di Gaza

Durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Campos Ramírez, combattente per la Repubblica, pensò che il biliardino avrebbe potuto aiutare i tanti bambini che avevano perso le gambe a continuare a giocare a calcio. L’impatto delle amputazioni causate dai conflitti è drammatico e richiede risorse tecnologiche e disponibilità di personale difficili da trovare. La Striscia di Gaza è il territorio con il più alto numero di bambini e bambine amputati. Ma nessuno pensa ai biliardini. 

L'assistenza specialistica in contesti di crisi umanitaria è difficile da garantire e molto impegnativa. Ostacoli nell'accesso alle cure possono persistere per molto tempo. La situazione nella Striscia di Gaza è esemplare a tale proposito: dal 2006, il blocco israeliano limita gli spostamenti all’interno e attraverso i punti di ingresso, spingendo il sistema sanitario locale al collasso per la carenza di farmaci essenziali, di attrezzature e di personale sanitario, negando spesso ai pazienti i permessi necessari per cercare cure salvavita all'estero.