Dalla Conferenza di Parma, la priorità: acqua per i bambini

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Si è svolta a Parma dal 10 al 12 marzo scorsi la Quinta Conferenza Interministeriale su Ambiente e Salute organizzata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, che ha viste riunite le delegazioni di 53 paesi della grande Regione Europea dell’OMS, che include tutta l’area balcanica e degli stati ex sovietici, per fare il punto sulle azioni intraprese per proteggere la salute dai rischi ambientali e per individuare le prossime priorità.

Il percorso OMS su questo tema era iniziato più di 20 anni fa, a Francoforte nel 1898, quando per la prima volta si erano proposti dei Piani nazionali mirati, e le tappe quinquennali hanno portato nuovi temi e nuovi impegni sul tappeto.

Nella precedente edizione della Conferenza, svoltasi a Budapest nel 2004, i Ministri di Ambiente e Salute dei 52 Paesi presenti si erano impegnati ad applicare il CEHAPE, “Piano di azione su ambiente e salute dei bambini per l’Europa” e avevano siglato una “Dichiarazione finale” che includeva la necessità di un adeguato sistema informativo, l’affermazione del principio di precauzione come strumento per la gestione dei rischi, l’estensione delle attività di comunicazione e partecipazione secondo i criteri della Convenzione di Århus.

Le maggiori novità si registrano senz’altro nelle capacità di circolazione delle informazioni e nei sistemi informativi, a partire dagli indicatori sviluppati dal sistema informativo Europeo European Environment and Health Information System, ENHIS. Il sito web che raccoglie le informazioni fornisce una mappa estremamente interessante della grande Europa, che testimonia tra l’altro le enormi differenze che esistono al suo interno. La dimensione dell’area e le disparità esistenti sono probabilmente i fattori di maggiore interesse, che consentono di esaminare il tema ambiente e salute da una prospettiva per noi piuttosto nuova, poiché molte delle malattie che per noi sono ‘vecchie’ rappresentano nell’area problemi ancora molto forti e molte di quelle nuove presentano caratteristiche peculiari.

Durante tre giorni sono stati trattati nella Conferenza dei delegati i molti temi di interesse, ed hanno parlato le delegazioni di tutti i paesi. In contemporanea meeting paralleli hanno visto approfondimenti su tematiche specifiche: ad esempio il biomonitoraggio umano, le valutazioni preventive di impatto, le problematiche degli alimenti, che sono affrontate dall’Agenzia europea EFSA basata a Parma. Ci sono state brevi presentazioni che hanno fornito dei flash sulle attività di Istituzioni come  il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Superiore di Sanità in materia di ambiente e salute, e dei Medici per l’ambiente riuniti nell’Associazione ISDE, che hanno illustrato le loro attività di sensibilizzazione.

La novità di quest’anno della Conferenza è stata, oltre alla Dichiarazione, l’approvazione per acclamazione di un Impegno all’azione, che contiene una serie di date per scandire gli impegni presi sulle quattro tematiche principali, tra il 2015 e il 2020. Interessante osservare i due temi su cui si sono concentrate le discussioni, e su cui si era arrivati a Parma ancora senza un accordo definito: si tratta di un tema molto nuovo e di un tema molto vecchio in materia di ambiente e salute. La prima ‘parentesi quadra’ che è stata discussa riguardava l’attenzione alle nanotecnologie: si è discusso quindi se mettere o meno tra le sfide principali ‘le preoccupazioni destate da problemi emergenti quali le sostanze chimiche dannose e le nanotecnologie/nanoparticelle persistenti, interferenti con il sistema endocrino e bioaccumulabili’. Alla fine le nanotecnologie sono state rimosse, e si scopre che i 53 paesi sono preoccupati tra l’altro per ‘i prodotti chimici e le nano particelle pericolosi persistenti, interferenti con il sistema endocrino e bioaccumulabili; e le questioni nuove ed emergenti’.

Il secondo tema caldo, che si è saputo ha suscitato aspre discussioni era l’amianto: pare incredibile da dire, ma nella sezione degli Impegni per l’azione c’era nel testo arrivato (tra parentesi) a Parma un capitolo dedicato ai cancerogeni, in cui  ‘in particolare, salvo che ciò non sia stato già fatto, vieteremo l’amianto nei materiali da costruzione e in altri prodotti entro il 2015/elimineremo le patologie correlate all’amianto’ e rimane nel testo licenziato a Parma che i 53 paesi della Regione Europea dell’OMS si impegnano ‘in particolare, salvo che ciò non sia stato già fatto, sviluppare entro il 2015 programmi nazionali per l’eliminazione delle patologie correlate all’amianto, in collaborazione con OMS e ILO’. L’opposizione della Federazione Russa è stata inamovibile: più di così non si poteva fare.

Promettente la presenza di giovani di molti paesi diversi, che hanno anche espresso la loro volontà di agire e la necessità del coinvolgimento costante. Il prossimo appuntamento è tra sei anni, si dilatano un po’ i tempi e si attendono offerte di ospitalità.

Ricca la mole di informazioni disponibili sul sito OMS e i documenti prodotti, tra le elaborazioni politiche quella che tratta delle diseguaglianze (nelle molte accezioni possibili) è tra le più interessanti.

SCHEDA | Quattro priorità del Piano di azione su ambiente e salute

Sono stati verificati a Parma i passi avanti fatti negli ultimi venti anni sulle quattro priorità dettate dal Piano di azione su ambiente e salute dei bambini per l’Europa, sulla base delle risposte di 40 paesi.
- Obiettivo prioritario I: prevenire e ridurre in modo significativo le mortalità e morbosità derivata dalle malattie gastrointestinali e altre, garantendo che vengano prese adeguate misure per migliorare l’accesso ad acqua sana a costi sostenibili e igiene adeguata per tutti i bambini.
La priorità numero uno per la salute dei bambini, che continuano ad essere al centro dell’attenzione come soggetti vulnerabili, è l’approvvigionamento di acqua potabile e sicura: da questo punto di vista sono stati fatti molti progressi, ma in ben 10 paesi dell’area dell’est (tra cui i Nuovi Stati Indipendenti) più del cinquanta per cento della popolazione rurale non ha accesso ad acqua pulita, mentre anche nei paesi più ricchi ci sono ancora epidemie che testimoniano sistemi di distribuzione dell’acqua arretrati e insufficienti. Mancano sistemi di sorveglianza armonizzati per le malattie trasmissibili dovute ad acqua potabile non pulita e ad acque di balneazione.
- Obiettivo prioritario II: prevenire e ridurre in modo significativo le conseguenze sulla salute di incidenti ed arrivare ad una riduzione della morbosità provocata dalla mancanza di attività fisica, promuovendo insediamenti sani, sicuri e che siano di supporto a tutti i bambini.
Gli incidenti involontari sono la principale causa di morte da 0 a 19 anni, assieme al traffico stradale costituiscono il maggior fattore di rischio, assieme agli incidenti domestici. Le differenze tra paesi sono molto forti in questo campo, come grandezza e gravità. Negli ultimi venti anni sono diminuiti molto gli incidenti da traffico stradale, ad eccezione dei paesi dell’area est, che hanno visto perfino degli aumenti negli ultimi dici anni, e anche gli altri incidenti sono prevenibili.
Ci sono forti differenze anche a proposito di obesità, e si va da un 3% a più del 30% nei ragazzi dagli 11 ai 15 anni di età. Nello stesso modo una gran parte (40–50% o più) dei bambini di 11 anni in tutti I paesi non fanno sufficiente attività fisica, e la proporzione è ancor più alta tra i 13 e i 15 anni di età.
Ci sono evidenze che ambienti costruiti in modo adeguato, con spazi verdi pubblici, aumentano le possibilità di attività fisica e riducono i rischi di incidenti. C’è necessità di spazi disegnati con la partecipazione dei cittadini perchè si possano esprimere le potenzialità òocali e vengano sfruttate le opportunità in modo adeguato.
- Obiettivo prioritario III: prevenire e ridurre le malattie respiratorie dovute all’inquinamento dell’aria esterna ed interna, contribuendo in questo modo a ridurre la frequenza degli attacchi di asma, al fine di assicurare che i bambini possano vivere in un ambiente con aria pulita.

L’incidenza di mortalità infantile dovuta a nalattie respiratory è diminuita nella maggior parte dei paesi, ma rappresenta ancora un problema di salute (12% di morti infantili nel complesso), in particolare nella parte est della Regione. Dal 5% al 25% dei bambini di età 13–14 anni soffrono di asma e allergie, e ciò significa che queste malattie stanno aumentando nel loro complesso. L’inquinamneot dell’aria, specialmente di PM10, aggrava i sintomi di asma e contribuisce all’aumento delle malattie. L’inquinamento urbano riduce anche l’aspettativa di vita anno dopo anno. Dopo una riduzione sostanziale negli anni ’90 ci sono stati pochissimi progressi negli ultimi dieci anni, e più del 92% della popolazione urbana vive in zone in cui i limiti dell’OMS per i PM10  sono sistematicamente superati.
In molti paesi più dell’80% dei bambini è regolarmente esposto a fumo passivo a casa, e più del 20% vive in case con umidità e muffe. Le nuove linee guida dell’OMS sugli ambienti interni dovranno aiutare ad identificare questo tipo di problemi.
- Obiettivo prioritario IV: ridurre il rischio di malattie e disabilità derivanti dall’esposizione a prodotti chimici pericolosi (quali i metalli pesanti), agenti fisici (ed es. rumore eccessivo), agenti biologici e ambienti di lavoro pericolosi durante la gravidanza, l’infanzia e l’adolescenza.
Le politiche per eliminare molti prodotti chimici tossici e persistenti hanno avuto successo nella Regione. Le emissioni di piombo sono calate del 90% tra 1990 e 2003, soprattuo grazie ai cambiamenti dei combustibili.
Rimangono problemi per popolazioni che vivono vicino agli impianti di rafinazione di petrolio. Mancano dati esaustivi di biomonitoraggio per conoscere l’esposizione nella Regione nel suo complesso. Le politiche ambientali relative ai metalli, infatti, non sono sufficienti rispetto al rischio esistente.
Per quanto riguarda il rumore, esso è percepito come uno dei principali fattori di stress: un quarto della popolazione nei paesi UE sono esposti a livelli di rumore che possono provocare effetti sulla salute. Le politiche di abbattimento si sono rafforzate, ma hanno avuto scarsi effetti nei paesi dell’area ad est della Regione.

Http://www.euro.who.int/parma2010

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Un'indagine commissionata da Fondazione Bracco a Eumetra per captare gli orientamenti degli opinion leader sui temi di Unione europea e ricerca scientifica ha mostrato che chi dovrebbe orientare l’opinione pubblica in realtà si allinea quasi perfettamente a essa: poco più della metà degli intervistati pensa che l'Italia non abbia beneficiato dall'ingresso in UE, e ben il 32% ritiene che l'Europa non sia essenziale per lo sviluppo scientifico del nostro Paese. Quest'idea può derivare dal fatto che l'Italia, negli ultimi anni, ha contribuito in media per il 9,47% del bilancio europeo della ricerca ma ne ha riportato a casa l’8,27%. Bisogna però tener conto della crescita in termini di competenze e di collaborazione transnazionale che queste risorse hanno generato e che vanno a riverberare su altri ambiti, principalmente innovazione ed economia