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Il mio farmacista e l'Area C

Il mio farmacista è un gran fumatore di sigari. Lo si vede spesso fuori dal negozio con il toscano in bocca, salutato da reverenti passanti/clienti. Il mio farmacista infatti ha una certa autorevolezza. Si spinge, a volte, a fare considerazioni sui farmaci e devo dire che spesso, per quel che ne capisco io, ci azzecca. I suoi commenti però si spingono a volte un po' troppo in là. Per esempio, il mio farmacista fumator-di-sigari sostiene che l'inquinamento cittadino non è causato dal traffico, ma dipende quasi tutto dalle caldaie. E che quindi i provvedimenti che limitano il traffico non servono a niente. Non credo che la maggioranza dei milanesi la pensi come lui (il referendum cittadino, col 52% dei votanti fra gli aventi diritto, si è risolto con un'ampia vittoria di chi è favorevole a limitare il via vai di automobili in città). Ma coloro che protestano fanno molto più rumore degli altri in questi giorni, e di conseguenza lo spazio che hanno sui giornali è cospicuo.

Per tutti questi motivi, sto pensando di dare al mio farmacista l'indirizzo del sito del Movimento 5 stelle di Milano, che ieri sera ha organizzato un incontro per informare i cittadini sui danni che lo smog provoca alla salute, sui modi per ridurlo e, ovviamente, sul recente provvedimento dell'Area C, che pone pesanti limitazioni al traffico privato nel centro di Milano. Nell'incontro (che dovrebbe essere presto online) il mio farmacista e coloro che la pensano come lui avrebbero trovato numerose risposte alle loro tesi sull'inquinamento cittadino.

Tesi numero 1: limitare il traffico non riduce il PM10.
Vero in parte. Tutto dipende dall'obiettivo che si vuole raggiungere quando si prendono provvedimenti sulla viabilità. Come ha spiegato Giovanni Invernizzi, medico e ricercatore, che si occupa di questi temi da molti anni, sotto la denominazione di PM10 rientra infatti una vasta categorie di particelle, la maggior parte delle quali ha dimensioni molto piccole, inferiori al micron o dell'ordine di poche decine di nanometri. Sono le cosiddette polveri ultrafini. Quando l'Arpa misura l'inquinamento usa filtri che vengono lasciati all'aperto per 24 ore e poi pesati. Le particelle di dimensioni maggiori, quindi, sono quelle che influenzano di più questa misura e il fatto che le limitazioni del traffico cittadino riducano soprattutto (e a volte soltanto) la concentrazione nell'aria delle polveri ultrafini non viene quasi rilevato. La diminuzione della concentrazione in questa categoria di polveri sottilissime è però considerevole. Questo ci porta alla tesi numero 2.

Tesi numero 2: ridurre il traffico non porta benefici alla salute dei cittadini.
Falso. Le polveri ultrafini, capaci di raggiungere gli alveoli ed entrare nel circolo sanguigno, hanno numerosi effetti sulla salute. Lo dimostra un numero sempre maggiore di ricerche e si stima che in Italia i morti per cause correlabili all'inquinamento siano qualche migliaio all'anno. Una revisione degli studi, pubblicata nel gennaio 2010 dall'Health Effect Institute statunitense, ha concluso che ci sono prove schiaccianti di una relazione fra inquinamento e riacutizzazione della malattia asmatica; evidenze forti di un legame fra polveri ultrafini e l'incremento dei casi di asma e delle malattie cardiovascolari; prove meno convincenti (ma il tema è da approfondire) di una relazione fra esposizione all'inquinamento e i tumori. Invernizzi tuttavia sottolinea che, poiché le particelle più fini portano spesso con sé, adese in superficie, molecole cancerogene, una relazione con il cancro sia è molto plausibile.

Tesi numero 3: le domeniche a piedi non servono. Ci vogliono misure strutturali
Il mio farmacista lo sosteneva prima che entrasse in vigore l'Area C. Ora però su questo punto tace. Comunque, la tesi è vera in parte. Gli studi mostrano che le misure strutturali determinano un calo costante della concentrazione nell'aria delle polveri ultrafini, ma che questo si ottiene anche con le domeniche a piedi. In quest'ultimo caso, tuttavia, la riduzione dura il tempo di una giornata: appena si torna in auto l'inquinamento risale. Le domeniche a piedi possono quindi servire a interrompere una serie negativa e possono essere utili a uscire dal circolo vizioso. Ma, certamente, occorrono misure strutturali (come, appunto l'Area C).

Tesi numero 4: in una grande città il traffico c'è. Per forza.
Falso. Come ha sottolineato Alfredo Drufuca, ingegnere esperto in pianificazione dei trasporti, tutto dipende da come si progetta la città e da come se ne pianifica lo sviluppo. Alla London Bridge Tower, progettata da Renzo Piano, lavorano 7.000 persone e non c'è neppure un parcheggio. Ci si va con i mezzi pubblici o, meglio ancora, in biciletta. Se l'obiettivo di un sindaco è rendere vivibile la città e di salvaguardare la salute dei suoi abitanti, la meta finale non può che essere la realizzazione di una città senza auto. Utopia? Mica tanto. Alcune grandi città europee ci stanno lavorando (certo, arrivare al risultato richiede anni). A Milano, invece, i grandi progetti urbanistici prevedono sempre migliaia di posti auto (eh. Senò la gente come ci va? Direbbe il mio farmacista).

(Margherita Fronte)

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