Maria Enrica Virgillito

Maria Erica Virgillito è ricercatrice presso l’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in cui ha conseguito il dottorato di ricerca in Economics nel 2016. Dal 2017 al 2019 è stata ricercatrice presso il Dipartimento di Politica Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha svolto vari periodi di ricerca all’estero in istituzioni di prestigio tra cui ISEG-Lisbon School of Economics and Management (PT), Harvard University (US), Instituto Nacional de Matematica Pura e Aplicada (INMPA) e University of Campinas (BR). È research fellow presso il Global Labour Organization. È membro di progetti di ricerca H2020 (GROWINPRO) finanziati dall’Unione Europea, JRC tenders e collabora con istituzioni internazionali come ILO e OECD. I suoi temi di ricerca riguardano la dinamica evolutiva di imprese e settori produttivi, l’analisi del cambiamento tecnologico e relativi impatti sul mercato del lavoro, la dinamica macroeconomica studiata attraverso lo sviluppo di modelli ad agenti eterogenei, la diseguaglianza. Ha pubblicato in svariate riviste scientifiche internazionali tra cui Industrial and Corporate Change, Journal of Economic Behaviour and Organization, Journal of Economic Dynamics and Control, Journal of Evolutionary Economics, Journal of Economic Interaction and Coordination, Journal of Economic Surveys, Socio-economic Review, Structural Change and Economic Dynamics, World Development, International Labour Review. Dal 2019 è Associate Editor per Structural Change and Economic Dynamics e per Review of Evolutionary Political Economy. Svolge attività di referaggio di articoli scientifici nel suo settore disciplinare

Tutti uguali davanti alla pandemia?

Siamo davvero tutti uguali di fronte all'epidemia di Covid-19? Gli effetti diretti e ancor più indiretti, in realtà, ci stanno mostrando differenze a seconda delle condizioni socio-economiche (ad esempio, la possibilità di lavorare da casa sembra un privilegio per chi lavora presso aziende ed enti dotati di telelavoro, e anche per quanto riguarda la didattica online ci sono grandi differenze di strutture e possibilità fra le scuole) e tra le imprese, che non perdono indistintamente. E la guerra contro il nemico invisibile, se persistente, non potrà essere lasciata al mercato.
Crediti immagine: Gerd Altmann/Pixabay. Licenza: Pixabay License

“State tutti a casa”, questa è l’esortazione che ogni giorno viene rivolta a ognuno di noi. La pandemia è un fenomeno collettivo che investe intere comunità. La dicotomia tra il singolo e la collettività non poteva emergere più nitidamente: ciascuno deve mostrare il senso della responsabilità e stare a casa per non arrecare danni agli altri. Se gli altri faranno lo stesso, cooperando e reciprocando si potrà ottenere l’obiettivo dello stop al contagio. Ciò è alla base del distanziamento più o meno forzato. E secondo questa prospettiva “siamo tutti uguali davanti al virus”.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

Covid-19: distanziamento sociale e diritti

L'Italia è stata colta impreparata dall'epidemia di Covid e ha reagito come poteva, facendo scattare i dispositivi di una quarantena di massa tramite decreti. Ora è importante che il distanziamento sociale avvenga il più possibile per una consapevole scelta dei cittadini. L'epidemiologo britannico Roy Anderson, per esempio, ha sottolineato che un'efficace prevenzione del contagio deve passare dalla responsabilizzazione dei comportamenti individuali più che da misure coercitive. Considerazioni simili sono state avanzate anche da giuristi americani, che sulla rivista JAMA hanno ricordato che “I poteri obbligatori in materia di salute pubblica devono essere valutati e giustificati secondo uno standard legale ed etico comune, tra cui (1) gli individui devono presentare un rischio significativo di diffusione di una malattia pericolosa e infettiva; (2) gli interventi devono essere suscettibili di migliorare i rischi; (3) sono necessari i mezzi meno restrittivi necessari per raggiungere gli obiettivi di salute pubblica; (4) l'uso della coercizione deve essere proporzionato al rischio; e (5) le valutazioni devono essere basate sulle migliori prove scientifiche disponibili. Nelle crisi emergenti quando la scienza è incerta, l'adozione del "principio di precauzione" è ragionevole per garantire la sicurezza pubblica. Tuttavia, le emergenze sanitarie non giustificano una coercizione indiscriminata, eccessiva, o senza un supporto probatorio”. Sarà molto istruttivo osservare come si comporteranno nelle prossime settimane gli altri paesi quando verranno investiti a loro volta dall'ondata di nuovi casi (come la risposta multifase britannica discussa in questi giorni). Riteniamo quindi utile stimolare un dibattito libero sui diritti e le garanzie in tempi pandemici. (Luca Carra, Roberto Satolli).
Immagine: 
Giorgio De Chirico, Piazza d'Italia.

Tra il 19 e il 21 di febbraio 2020 scoppia in Italia il caso “Covid-19”: il primo paziente italiano affetto da Covid-19, recatosi più volte all’ospedale di Codogno, induce alla ricerca del paziente zero, con presunti contatti con la Cina.