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Gianvito Vilé

Gianvito Vilé è ricercatore in Ingegneria Chimica presso il Politecnico di Milano. Fin dagli anni del dottorato, conseguito presso l’ETH di Zurigo, si è occupato di integrare aspetti di sostenibilità e chimica verde nei processi e negli impianti chimici. Dopo 9 anni di soggiorni all’estero in importanti istituzioni scientifiche e industriali (ETH di Zurigo, Delft University of Technology, Idorsia Pharmaceuticals), oggi Vilé svolge le sue ricerche in Italia, presso il Politecnico di Milano, grazie al finanziamento di un importante gruppo italiano (Bracco) che ha reso possibile il suo rientro.

È autore di 30 articoli, 13 come primo autore, 5 come autore corrispondente, e altrettanti 5 senza il suo supervisore di dottorato. I lavori sono stati pubblicati su riviste di alto impatto, tra cui Nature Nanotechnology (IF 33.4), Advanced Functional Materials (IF 15.6), Applied Catalysis B (IF 14.2), Angewandte Chemie (IF 12.3), ACS Catalysis (12.2), e Green Chemistry (IF 9.4). Complessivamente, 18 degli articoli (60%) sono su riviste con IF > 5. I lavori hanno ricevuto >2000 citazioni (con 7 articoli citati >100 volte), risultanti in un H-index di 22 e in una citazione media per articolo pari a 67. Le ricerche sono state anche riprodotte su 10 copertine scientifiche.

Per le sue ricerche, ha ricevuto diversi premi, tra cui la nomina come “Influential Researcher in Chemical Engineering” da parte della Società Americana di Chimica, il Premio Felder da parte della Fondazione Bracco & Fondazione Politecnico di Milano, il premio Dimistris N. Chorafas per l’ingegneria da parte dell’Istituto Weizmann delle Scienze, e la medaglia dell’ETH di Zurigo per tesi di dottorato in ingegneria.

Chimica in flusso: una possibile risposta del farmaceutico alla pandemia

Sono passati 18 anni da quando si è parlato per la prima volta di "chimica in flusso" e di microreattore. È giunto il momento di celebrarne il successo.

La pandemia ha dato una straordinaria accelerazione alla ricerca di nuovi farmaci e vaccini. Ma, una volta scoperti, si porrà il gigantesco problema di produrli rapidamente, ancora meglio se in stabilimenti localizzati un po' ovunque in modo da evitare accaparramenti di farmaci salva vita a beneficio solo di alcuni paesi. C'è un modo per imprimere questa accelerazione alla produzione di farmaci in impianti di piccola-media grandezza, che siano al contempo sicuri e sostenibili dal punto di vista ambientale? La risposta c'è e si chiama “chimica in flusso”.