Covid-19/

Cesare Cislaghi

Laureatosi nel 1970, è entrato come borsista nell’Istituto di Statistica Medica e Biometria di Milano (quando direttore era Giulio Alfredo Maccacaro), occupandosi principalmente di analisi di mortalità dei tumori, e ne ha fatto parte sino al congedo per pensione. Ha insegnato Economia Sanitaria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. È stato presidente dell’Associazione Italiana di Epidemiologia. Ha diretto l’Osservatorio di Economia Sanitaria dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana. È stato dirigente della sezione di monitoraggio dei LEA e della spesa sanitaria dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Attualmente cura un blog sui temi della sanità pubblica, ospitato nella home page della rivista Epidemiologia e Prevenzione.

Equivoci virali

Alberto Zangrillo, San Raffaele di Milano.

Mi è successo nella mia casa in campagna: entravano delle formiche da una trave del tetto nella stanza da bagno e per più giorni ho cercato di bloccarle con dell’insetticida. Giorno dopo giorno, si stavano diradando tanto da farmi credere di essere sparite e quindi che ormai fosse il caso di smettere con l’insetticida. Al ritorno dopo due weekend, ahimè, la brutta sorpresa: il bagno ne era totalmente invaso e ho dovuto fare un intervento ben più radicale nel sottotetto.

La Lombardia ha controllato l'epidemia meno del Veneto?

Se i nebbioni  erano la tradizione invernale della Valpadana, quest’anno il record è stato ben più negativo perché la Valpadana ha visto più che altrove l’esplosione dell’epidemia da coronavirus Covid-19. E in queste giornate di ripresa delle attività, anche di quelle relative alla polemica politica, c’è chi ha voluto sostenere che la Regione Veneto sia stata molto più accorta ed efficace nel contenere la diffusione del contagio e chi ha accusato, anche in Parlamento, la Lombardia di non averlo sufficientemente contrastato.

Un cruscotto per monitorare l'evoluzione dell'epidemia

Che i dati comunicati tutte le sere al vespero dalla Protezione civile siano solo una lontana approssmiazione dei dati reali di diffusione del contagio da Covid-19 nella popolazione è cosa risaputa e per il momento difficilmente modificabile. Ci sono rilevanti problemi di definizione di caso legati anche a un decreto governativo che prevedeva di considerare caso solo i malati con sintomi rilevanti cui veniva fatto un tampone che dava esito positivo. Questo esclude quindi sia gli asintomatici, sia i paucisintomatici, sia i deceduti senza effettuazione di tamponi.

Quanti italiani rinunciano davvero alle cure?

Ieri molti giornali e anche alcuni programmi televisivi hanno lanciato l’allarme: “12,2 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi”. Il dato, tratto dall'indagine CENSIS-RBM salute (una assicurazione sanitaria privata) peggiora la stima dell'anno scorso di 11 milioni. Una domanda sorge spontanea: si tratta di stime corrette?