Silvia Bandelloni

Nata a Firenze nel 1987, vive a Milano. Dal 2016 collabora con articoli propri alle pagine di Tutto Scienze de La Stampa. Tra il 2017 e il 2018 ha collaborato con Triwù, per il progetto Simisura. Dal 2018 lavora anche nell’ufficio stampa del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Si è laureata in Fisica all’Università di Firenze e si è specializzata in Scienza dei Materiali all’Università di Milano Bicocca, dove sta frequentando un Master in Comunicazione Scientifica.

Ricercatori, cercasi elisir di giovinezza

I ricercatori più anziani sono meno produttivi di quelli più giovani? E in base all'età, qual è la distribuzione ideale degli studiosi all'interno del sistema ricerca? Queste sono alcune delle domande che si sono posti gli autori della Relazione sulla ricerca e l'innovazione in Italia del CNR, presentata martedì 15 ottobre a Roma, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e del presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio. Di seguito si riporta la sintesi di uno dei capitoli della relazione, che affronta il tema inerente alla struttura demografica dei ricercatori italiani e al processo di ricambio generazionale.

In Italia si investe poco in ricerca, i ricercatori sono relativamente pochi (140mila tempo pieno equivalenti, anche la metà che in altri paesi di popolazione raffrontabile alla nostra), sono meno pagati e in media più vecchi. Che conseguenze ha la struttura demografica dei nostri ricercatori sulla qualità della ricerca, e quali sono le prospettive future?

Giovani e innovazione, ma niente ricerca per la commissaria

Mariya Gabriel, politica bulgara, è la nuova Commissaria "per l'Innovazione e la Gioventù". Il riferimento diretto alla ricerca è sparito. Un segnale inquietante della tendenza europea a privilegiare la ricerca applicata e industriale su quella di base, probabilmente confidando che a quella penseranno gli Stati nazionali. Riempiangeremo Carlos Moedas? (Credit: Christian Creutz).

Mariya Gabriel subentrerà a Carlos Moedas e a Tibor Navracsics, commissari uscenti rispettivamente per “Ricerca, scienza e innovazione” e “Istruzione, cultura, giovani e sport”. Il titolo della nuova Commissaria è per "Innovazione e giovani": ma che fine ha fatto la ricerca? E i riferimenti a cultura e istruzione? Ci si può chiedere se si tratti di una svista, ma sono in molti, tra università, umanisti e scienziati, a dubitarne e a essere fortemente critici su questa scelta politica. Ammesso che il solo accorpamento di due deleghe in una significhi necessariamente una diminuzione sostanziale dei costi, rimane la questione che riguarda l'effettiva limitazione di contenuti non certo di poco conto. Anche perché già da tempo si sente parlare dei grandi obiettivi raggiungibili solo attraverso una stretta collaborazione tra il settore industriale e quello della ricerca scientifica, che pian piano si è ridotto alla sola ricerca applicata. Il rischio è che l'Europa si stia concentrando su una visione semplificata del nesso ricerca-sviluppo, mentre ci si aspetterebbe invece un rilancio di cultura, scienza e istruzione, motori senza i quali l'innovazione rischia di girare a vuoto