fbpx Steven Chu sceglie l'auto del futuro: sarà ibrida | Scienza in rete

Steven Chu sceglie l'auto del futuro: sarà ibrida

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Steven Chu, premio Nobel per la fisica e nuovo Segretario di Stato all'Energia degli Stati Uniti d'America, dice no alle auto a idrogeno e punta tutte le sue carte sull'auto ibrida (a benzina ed elettrica) cosiddetta plug-in: perché può essere ricaricata a casa (o meglio, in garage), inserendo una semplice spina nella rete elettrica.

Le carte di Steven Chu non sono cosa da poco: sono i fondi federali per la ricerca che dovranno accompagnare un vero e proprio cambiamento del paradigma energetico negli Stati Uniti nei prossimi anni. La precedente Amministrazione a Washington, quella di George Bush, aveva investito 1,5 miliardi di dollari nella ricerca per accelerare l'introduzione delle auto a idrogeno. In aggiunta a molti miliardi di dollari investiti dalle case automobilistiche private.

Questo filone, almeno per quanto riguarda il Department of Energy (DOE) si esaurirà. Il motivo è che Steven Chu non crede nella hydrogen-car economy in un'economia (di cui il sistema dei trasporti è parte rilevante) fondata sull'idrogeno.

L'analisi di Chu, riproposta di recente da Science, è molto articolata. Gli Stati Uniti, sostiene, devono cambiare paradigma energetico. Sia per superare senza traumi economici e politici il picco del petrolio (il progressivo esaurimento del combustibile fossile) sia per adottare una radicale politica di contrasto dei cambiamenti climatici: il presidente Barack Obama si è impegnato in una politica di limitazione delle emissioni di gas serra che dovrebbe portare entro il 2050 all'abbattimento dell'80% delle emissioni di carbonio rispetto ai livelli del 1990.

Per realizzare tutto questo occorre puntare su nuove fonti di energia (si veda l'articolo Steven Chu, un Nobel prestato alla politica di Settimo Termini). Ma occorre riformare radicalmente il sistema dei trasporti privati su gomma. Insomma, abbandonare le vecchie auto a benzina. Per che cosa?

Molti studiosi - si veda il grafico qui sotto - pensano che il futuro sia dell'auto a idrogeno. E molte case automobilistiche hanno già realizzato prototipi promettenti. Anche se, prevedono, in una fase di transizione, l'affermazione di un'auto ibrida - elettrica e a benzina (si veda grafico qui sotto).

auto elettirca

(Fonte: Oak Ridge National laboratori)

Steven Chu non pensa che andrà così. L'auto ibrida non è una soluzione transitoria. Ma la soluzione strategica. Per due motivi, essenzialmente.

  1. È irrealistico pensare che nel giro di 10 o anche di 20 anni sia possibile allestire una rete di distribuzione dell'idrogeno abbastanza capillare. L'auto ibrida, invece, può contare su due reti capillari (quelle di distribuzione della benzina e la rete elettrica) già esistenti.
  2. Il secondo motivo è che il costo delle celle a combustibile - elemento chiave delle auto a idrogeno - sta scendendo, ma non in maniera sufficiente. Insomma, l'auto a idrogeno è e resterà troppo costosa.

Di qui la scelta strategica: puntiamo tutto sull'auto ibrida. Non è una scelta indolore. Molte case automobilistiche protestano, mettendo in conto gli investimenti già realizzati. E anche in sede politica le opzioni sono diverse. Da un punto di vista tecnico la principale obiezione riguarda le emissioni di carbonio: l'auto ibrida le riduce solo in piccola parte. In una parte che non è giudicata sufficiente per centrare l'obiettivo del cambio di paradigma energetico e l'abbattimento dell'80% delle emissioni entro il 2050.

Chu risponde che l'idrogeno è un vettore di energia, non una fonte. Insomma, occorre energia per produrre idrogeno. E che a tutt'oggi non c'è la certezza di poter produrre idrogeno per soddisfare la domanda di trasporto privato con fonti rinnovabili.

La discussione è aperta. E ci riguarda. Cosa farà l'Europa, come si schiererà il resto del mondo in questa partita? Si punterà sulle auto a idrogeno (assumendo una scelta strategica diversa da quella indicata da Chu e probabilmente adottata negli Usa) o sulle auto ibride?

Le domande sono aperte.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Eclissi: perché solo la Terra può vedere il Sole sparire

eclissi solare

Il 12 agosto un’eclissi parziale di Sole offrirà uno spettacolo eccezionale, soprattutto nel Nord Italia, dove il disco solare sarà oscurato per oltre il 90%. Dietro questo evento si nasconde una straordinaria coincidenza cosmica: Sole e Luna appaiono grandi allo stesso modo nel nostro cielo, una condizione unica nel Sistema solare. Patrizia Caraveo spiega come nascono le eclissi, perché sono così rare da un luogo preciso della Terra e perché continuano ad affascinare gli astronomi - oltre a milioni di appassionati.

In attesa dell’eclissi del 12 agosto che, poco prima del tramonto, oscurerà parzialmente il Sole con una preferenza per le regioni del nord Italia (che potranno godere di oltre il 90% di copertura del disco solare), forse è il caso di spolverare i ricordi di astronomia per apprezzare come l’eclisse ci renda unici nel sistema solare.