In ricordo di Arturo Falaschi

Tempo di lettura: 3 mins

Arturo Falaschi è mancato improvvisamente a 77 anni. Ricercatore di inesauribile curiosità intellettuale, straordinario maestro, uomo di ineccepibile moralità ha lavorato sino all’ultimo per promuovere lo sviluppo della Genetica e della Biologia Molecolare in Italia, malgrado un problema di salute che avrebbe dovuto limitare la sua attività da ben 20 anni.

Pioniere della genetica in Italia, dopo la laurea in Medicina a Milano nel 1957 lavorò negli Stati Uniti prima con H.G. Khorana nel Wisconsin, e successivamente con A. Kornberg a Stanford, entrambi premiati con il Nobel.

Lì Falaschi ebbe la possibilità di coltivare i suoi interessi sull’enzimologia del DNA che ha poi proseguito a Pavia, prima all’Università e poi, dal 1970 al 1987, come Direttore dell’Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica (IGBE) del CNR che ha fondato assieme a Luca Cavalli Sforza. Nel 1987, passò a dirigere l'International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB), di Trieste, Istituto sponsorizzato dall’UNIDO (United Nations Industrial Development Organization). In questa sede, il cui scopo era quello di promuovere l’attività di ricerca nei paesi in via di sviluppo, fu inizialmente responsabile della Sezione Italiana del Centro e successivamente Direttore dell’intero Istituto che comprendeva una sezione anche in India. Per anni ha fatto la spola tra Italia ed India, senza assolutamente risparmiarsi nella sua attività. Come il suo maestro Kornberg, ha coltivato l’idea che solo la ricerca di base condotta ai massimi livelli può offrire la capacità di comprendere ed affrontare le malattie e fare da volano per lo sviluppo. Come Adriano Buzzati Traverso è stato tra i più convinti sostenitori dell’internazionalizzazione della ricerca biologica.

Nonostante negli ultimi vent’anni non ne facesse più parte, Arturo Falaschi è sempre stato un uomo del CNR, convinto che questa fosse l’Istituzione più adatta per realizzare lo sviluppo della ricerca in Italia. Per questo è doveroso ricordarlo per il suo ruolo nel CNR, che è stato notevole. L’IGBE di Pavia (oggi IGM, Istituto di Genetica Molecolare, diretto da un suo allievo, Giuseppe Biamonti), è stato, insieme all’altro Istituto del CNR, l’IIGB di Napoli, la culla della genetica in Italia. Muovendo dai suoi interessi di enzimologia del DNA, Falaschi ha potuto raccogliere intorno a sé giovani ricercatori che lavoravano nel settore dell’ingegneria genetica e della genetica molecolare. Ha fatto parte per alcuni anni del Comitato Direttivo del CNR svolgendo un ruolo di promozione della moderna genetica. Negli ultimi anni svolgeva la sua attività a Pisa, presso la Scuola Normale e la sede del CNR di questa città continuando ad occuparsi di uno dei problemi fondamentali della biologia: comprendere come avviene la duplicazione del DNA, la molecola depositaria dell’informazione genica. Un progetto che ha portato avanti negli anni con l’IGM – CNR di Pavia. Arturo Falaschi può essere preso come esempio del momento d’oro del CNR, nel periodo in cui questa Istituzione svolgeva con pienezza il ruolo che le era stato affidato di motore principale della ricerca biologica italiana.

Arturo Falaschi è stato un uomo positivo, sempre disponibile alla discussione e sorridente, dotato di una forza inesauribile che gli ha permesso di superare le insormontabili difficoltà che ogni scienziato vive qui in Italia. Era solito ripetere: “L’unica posizione realistica è l’utopia”. La sua vita dimostra la correttezza di questa posizione. Solo credendo in ideali alti è possibile realizzare la bellezza della scienza senza soccombere ai giochi di palazzo. Un messaggio che dovremmo far nostro e passare alle generazioni future.

altri articoli

Nemmeno l'Europa prende la sufficienza in ambiente

L'Europa è il luogo dove ha preso avvio la Rivoluzione Industriale: una transizione epocale che ha catapultato l'intero pianeta verso una nuova epoca. In un battito di ciglia geologico l'umanità si è imposta come una forza globale capace di lasciare segni profondi e duraturi in tutti gli ecosistemi. Oggi la crisi climatica pone l'umanità di fronte alla necessità di una nuova transizione, ambientale, economica e sociale. Se in Europa questa transizione potrà davvero partire ed essere completata, potrà essere solo l'Europa stessa a deciderlo con le politiche che sceglierà di perseguire. Ma per ora, nonostante le ambizioni, la politica europea è troppo timida. Nell'immagine: cava di lignite a cielo aperto, Germania.

«Sebbene le politiche europee sull’ambiente e il clima abbiano contribuito a migliorare la situazione ambientale negli ultimi decenni, i progressi compiuti dall’Europa non sono sufficienti e le prospettive per l’ambiente nei prossimi dieci anni sono tutt’altro che rosee».