fbpx Una nuova molecola per combattere il cancro e parla italiano | Scienza in rete

Una nuova molecola per combattere il cancro e parla italiano

Primary tabs

Tempo di lettura: 2 mins

L’Istituto Regina Elena di Roma è riuscita a sintetizzare una piccola molecola che agisce sulla formazione dei telomeri e potrebbe rappresentare una nuova strategia antitumorale. La scoperta è stata descritta sul Journal of American Chemical Society: si tratta di un peptide che sarebbe in grado di bloccare i segnali cellulari che attivano una particolare proteina strutturale chiamata Trf2. Tale proteina, infatti, è presente nei telomeri e ha un ruolo importante nella formazione delle neoplasie.

I telomeri sono le regioni terminali dei cromosomi che preservano l'integrità del genoma. Generalmente questa protezione avviene grazie all’integrazione di due meccanismi: il primo riguarda l’attività dell’enzima telomerasi, enzima che permette l’allungamento dei telomeri, e il complesso Shelterin, un insieme di sei proteine che regolano l’attività telomerasica. Una di queste proteine si chiama Trf2 e da tempo viene studiata per il suo ruolo nella formazione dei tumori: nei mammiferi, infatti, una sua quantità elevata sembra essere correlata alla carcinogenesi, probabilmente a causa di processi di segnalazione aberranti con diversi partner molecolari. La proteina Trf2, in particolare, sarebbe in grado di reclutare numerose proteine verso il suo dominio Trfh, legato al telomero, inducendo la formazione del tumore.

Per questo motivo il team di ricercatori guidato da Anna Maria Biroccio, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, ha cercato di approfondire il meccanismo di Trf2, ipotizzando che possa essere un buon target per strategie farmacologiche innovative antitumorali. Grazie ai dati cristallografici disponibili, i ricercatori hanno potuto disegnare e sintetizzare un peptide in grado di legarsi con alta affinità al dominio Trfh, inibendo i segnali coinvolti nel processo di tumorigenesi. Per ottenere questo sono state messe alla prova numerose molecole, saggiate per funzionalità e altre proprietà, fino a ottenere, dopo un lungo processo di ottimizzazione tramite processi di ingegneria chimica, quella con le migliori caratteristiche.

Un tipo di studi di nuova generazione che può rappresentare il futuro della ricerca. Secondo la team leader Annamaria Biroccio “la bioinformatica e nello specifico gli studi predittivi permetteranno di ottimizzare quei processi che intercorrono tra la fase di disegno e quella di selezione dei farmaci a bersaglio molecolare e permetteranno, conseguentemente, di abbattere i tempi e, non ultimo, i costi legati alla sperimentazione”.

Di sicuro il lavoro su questo peptide non è giunto al termine, ma rappresenta un buon risultato che potrebbe portare a una nuova strategia antitumorale.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Pubblicare in medicina: un libro sui problemi (e le possibili soluzioni) dell'editoria scientifica

Un’industria ipertrofica cresciuta a spese dei meccanismi di produzione culturale della scienza. Un’industria dai profitti enormi e senza margini di rischio, capace di farsi credere indispensabile da chi la ingrassa credendo di non avere alternative. Il libro di Luca De Fiore, documentatissimo e spietato, procede per quattordici capitoli così, con un’analisi di rara lucidità sui meccanismi del, come recita lo stesso titolo, Sul pubblicare in medicina. Con il quindicesimo capitolo si rialza la testa e si intravede qualche possibile via d’uscita. Non facile, ma meritevole di essere considerata con attenzione soprattutto da chi, come ricercatore, passa la vita a “pubblicare in medicina”, o a cercare di.

A spanne il problema lo conosciamo tutti. Per fare carriera, un ricercatore ha bisogno di pubblicazioni. Le pubblicazioni, per definizione, devono essere pubblicate, e a pubblicarle sono le riviste scientifiche. Ma siccome, dicevamo, il ricercatore ha bisogno di pubblicare, i suoi articoli li regala alla rivista, anzi li manda speranzoso di vederli in pagina.